L’uomo è sbarcato sulla Luna il 20 luglio 1969. Questa mattina, 20 luglio del 2019, mio nonno mi ha guardata, sfogliando il giornale, e con estremo orgoglio mi ha detto: io c’ero, l’ho visto in diretta. Eh sì, perché da quel 20 luglio il mondo non è più stato lo stesso.

Sono passati esattamente cinquant’anni da quell’evento cui ancora pensiamo ogniqualvolta si parla di progresso scientifico e tecnologico. Abbiamo compiuto l’impresa, abbiamo conquistato il suolo lunare, abbiamo viaggiato, come l’Astolfo di Ariosto, tra le stelle per giungere su quel satellite che ci guarda da lontano. Eppure, ancora oggi a cinquant’anni di distanza, per alcune persone risulta difficile credere che ciò sia realmente avvenuto.

Proviamo a capire da dove hanno origine queste idee, perché si sono diffuse, quali sono i principali dubbi e quali le migliori e a volte semplicissime risposte a essi.

WE NEVER WENT TO THE MOON (NON SIAMO MAI ANDATI SULLA LUNA)

Questo il titolo del libro che per primo, nel 1976, diede inizio alla diffusione della teoria complottista. Secondo Bill Kaysing, l’autore del libro Non siamo mai andati sulla Luna (We never went to the moon), nel corso della Guerra Fredda gli Stati Uniti si sarebbero trovati in una situazione stagnante per quanto riguarda il progresso tecnologico. Un vero problema, se si considera che la guerra fredda contro l’URSS in quel momento prendeva piede su ogni piano della vita della nazione, anche la conquista dello spazio. Era indispensabile sopravanzare la potenza russa, ma non si avevano i mezzi per farlo. Ecco quindi l’idea: allestire un set cinematografico e scattare delle fotografie che testimoniassero un falso allunaggio. Il set sarebbe stato curato niente popodimeno che da Stanley Kubrick, il celeberrimo regista di, tra gli altri, “2001: Odissea nello spazio”. Insomma, un vero esperto di fittizie avventure a spasso per l’universo.

Perchè crederci? Bill Kaysing non è uno qualsiasi: lavorò fino al 1963 per una società che costruiva razzi per la Nasa. Sapeva il fatto suo riguardo a questioni legate all’allunaggio.

Perchè NON crederci? Proprio l’URSS, che avrebbe avuto il maggiore interesse a sostenere e diffondere questa teoria complottista per distruggere l’opinione mondiale sugli Stati Uniti, non sostenne mai che l’allunaggio non fosse di fatto mai avvenuto.

LE PIU’ FAMOSE TESI COMPLOTTISTE

Per capire le fondamenta di questa tesi bisogna armarsi di computer o smartphone e analizzare attentamente foto e video degli storici momenti che segnarono la conquista della luna. Siete pronti? Partiamo allora.

1. La bandiera

In uno dei più celebri video vediamo la bandiera sventolare, fatto impossibile dal momento che sulla Luna non c’è atmosfera. C’è un altro mistero legato a questa bandiera: come mai sembra non avere un’ombra?

Ma la bandiera a stelle e strisce non sta sventolando, sta invece vibrando a causa del tocco degli astronauti che reggono l’asta. Inoltre, un occhio attento può accorgersi del fatto che la bandiera è tenuta distesa da un’ulteriore asticella orizzontale: altrimenti, in assenza di atmosfera, non potrebbe neppure stare dispiegata.

Per quanto riguarda l’ombra, invece, ci dispiace dirvelo ma probabilmente dipende dalla luminosità dei vostri schermi o dalla definizione della foto che state osservando. Vi basterà recuperare un’immagine ad alta definizione, insomma non la prima che trovate su google, per accorgervi che l’ombra della bandiera è ben presente.

2. Le orme degli astronauti

Come fanno queste orme a essere così nitide, quasi come se la superficie calpestata fosse bagnata? E poi, se osserviamo le foto della tuta spaziale di Armstrong, ci accorgiamo che i suoi stivali avevano una suola liscia.

Anche questa volta è tutto molto semplice, ma partiamo dal secondo dubbio enunciato. In realtà, sopra agli stivali dalla ormai celebre suola liscia, Armstrong al momento dello sbarco indossava delle soprascarpe; proprio quelle che avrebbero impresso l’impronta destinata a fare la storia.

Per quanto riguarda la nitidezza delle impronte, la spiegazione questa volta è scientifica. La polvere che copre la superficie lunare è caricata elettrostaticamente, quindi i suoi granelli tendono ad avere una maggiore aderenza tra di loro. A questo si aggiunge il fatto che non vi sono presenti agenti atmosferici che possano levigarne le asperità, pertanto queste piccolissime pietre si incastrano e, una volta sollevate dalle suole delle soprascarpe di Armstrong, per la gravità ridotta, tendono meno a ricadere una sull’altra.

3. Il casco

I dubbi sulle foto che ritraggono il casco nascono da immagini ottenute nel corso di un’altra missione, la Apollo 12, quindi non si tratterebbe nemmeno dell’allunaggio. In ogni caso, questa volta parliamo di riflessi: la visiera del casco di un astronauta riflette una fila di riflettori e un faretto.

Ingrandiamo le immagini o cerchiamo immagini con una definizione più alta. Cosa scopriamo? Che i riflettori sono riflessi del Sole prodotti dai graffi della visiera e che il faretto, a sua volta, è un graffio, visibile per altro anche in altre foto della stessa visiera, scattate però in luoghi diversi.

4. Stanley Kubrick

Perchè il regista accettò di essere complice di questo inganno di dimensioni mondiali? Semplice: era stato minacciato con la possibile rivelazione dell’appartenenza del fratello Raul al partito comunista. Un bell’inghippo negli Stati Uniti degli anni ‘70, colpiti dalla Red Scare, la paura rossa, di essere attaccati dalle potenze comuniste dell’URSS o della Repubblica popolare cinese.

Non tanto semplice la questione però, se si considera che Kubrick non aveva proprio nessun fratello, al massimo una sorella più piccola. La minaccia sembrerebbe allora nient’altro che un buco nell’acqua.

5. Il cratere

Com’è possibile che sotto il modulo lunare dell’Apollo 11 non ci sia un cratere di atterraggio?

Il motore di quel modulo, progettato per atterrare su una superficie con una gravità sei volte inferiore rispetto a quella della Terra, non era abbastanza potente da lasciare un cratere di atterraggio.

6. Le stelle

La teoria sostiene che l’assenza del firmamento negli scatti dell’allunaggio è spiegabile con il fatto che il cielo stellato sarebbe stato troppo difficile da riprodurre. Shame on Kubrick.

La scienza invece ci spiega che la luce delle stelle è troppo debole rispetto alla luce del sole che illumina il suolo lunare, proprio come quando sulla Terra è mezzogiorno: a voi è mai capitato di vedere stelle nel cielo?

FANTA-SCIENZA

Insomma, bando alle fake news, sulla Luna ci siamo stati eccome. Fare della scienza un dogma è una forma di assolutismo tra le tante che hanno segnato l’umanità, ma appellarsi alla scienza per giudicare della verità o falsità di una notizia di carattere scientifico, ci è sembrato quanto meno ragionevole. D’altra parte, tra tutte le fake news che ormai gravitano nel mare magnum del cyber spazio, quella sul falso allunaggio è una delle più vecchie. Sta alla ragione e alla voglia di verificare dei singoli la constatazione della sua infondatezza.

A sostenere queste ragioni recentemente è stato Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver messo piede sulla superficie lunare, che a un’intervista per Wired ha sostenuto:

“I russi, a quei tempi, avrebbero fatto qualunque cosa pur di smascherare un finto allunaggio… Basta guardare Google Moon e le foto scattate dagli orbiter lunari: ancora si vedono i siti di allunaggio delle missioni Apollo. E, addirittura il percorso che Neil seguì fino al limitare del cratere, prima di rientrare nella navicella. Prove più valide di queste, non ne esistono”.

Noi vi lasciamo a riflettere su queste prove, forti della certezza che sulla Luna siamo stati e che da lì abbiamo drasticamente cambiato la storia dell’umanità. E’ stato un punto di partenza, da quel momento sono stati fatti enormi passi in avanti e ancora se ne faranno per conoscere lo spazio infinito che circonda il nostro piccolo puntino blu.

Distinguere la scienza dalla fantasia è importante per non cadere in questi tranelli. Ma non per questo la fantasia va dimenticata, anzi, va celebrata come anticipazione di un evento così eclatante, come fiducia riposta nelle capacità del genere umano. Tanti sono stati i poeti, i romanzieri, i cantautori e i pittori che sono stati sulla Luna prima di Neil Armstrong, senza mai uscire dalle loro quattro mura. Per loro la Luna era un sogno raggiungibile solo sulle ali della fantasia e sarebbero senz’altro fieri di sapere che, per noi, quel sogno è diventato realtà.

Su una cosa però possiamo riflettere: nell’Orlando Furioso, il paladino Astolfo viaggia fino alla Luna per ritrovare tutto ciò che sulla Terra è andato perduto, in particolare il senno di Orlando. Per Ariosto, autore dell’opera, la Luna era una seconda possibilità, un luogo di riscatto, dove vive tutto ciò che quaggiù non c’è più. Crediamoci anche noi, crediamo che la scienza possa guidarci verso nuovi orizzonti, nuove stelle e nuove possibilità: in fondo, cosa abbiamo da perdere?

Molta fama è là su, che, come tarlo,
il tempo al lungo andar qua giù divora:
là su infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.

Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai. (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, XXXIV, 74-75)