Rock, jazz e dadaismo: storia e leggenda della “scena di Canterbury”

Rock, jazz e dadaismo: storia e leggenda della “scena di Canterbury”

Prendete l’autostrada da Londra in direzione sud-est, come se volesse arrivare a Dover. Dopo circa 61 miglia, imboccate l’uscita verso Canterbury/Harbledown, e proseguite seguendo le indicazioni per l’antica capitale del regno anglosassone del Kent. Fondata secoli prima di Cristo, nel 55 a.C. sotto i Romani divenne “forum commerciale”, passando da villaggio a cittadina. Canterbury oggi è famosa per l’antica Cattedrale, per la via Francigena e per i Racconti di Canterbury, scritti nel XIV secolo da Geoffrey Chaucer. Ma non solo.

Durante la metà degli anni ’50, alcuni studenti della scuola elementare Simon Langton scoprono di avere molte cose in comune. Passano pomeriggi interi ad ascoltare jazz e a strimpellare brani famosi a casa di uno di essi, Robert Wyatt. Di questo gruppo fanno parte tra gli altri i due fratelli Hugh e Brian Hopper, Kevin Ayers, Dave Sinclair e Mike Ratledge. Poi succede che nel 1960 un giovanissimo chitarrista jazz australiano fitti una stanza nella magione della famiglia Wyatt. Eccentrico, figlio dei fiori, aspirante poeta beat: aveva soggiornato a Monmartre, era arrivato in Inghilterra facendo autostop. Lui era Daevid Allen: arrivato con una chitarra, duecento dischi di jazz e tanta marijuana.

A quei ragazzi insegnò due cose: a suonare ed a drogarsi. Avevano formato il Daevid Allen Trio, che alternava free-jazz a lettura di poesie beat. Ma quando Wyatt fu ritrovato svenuto nella stanza di Daevid in seguito ad un’ingestione di barbiturici, Allen dovette trasferirsi a Londra. Il gruppetto di giovani inglesi avrebbe poi formato i Wilde Flowers, con evidente tributo a Oscar Wilde. Ma la reunion con Allen era solo rimandata. Dopo un lungo girovagare tra Londra, Parigi e la comunità hippie di Maiorca, nel ’66 Allen e Ayers si ritroveranno a Canterbury con Wyatt e Ratledge per formare il gruppo che avrebbe dato vita alla Scena di Canterbury, i Soft Machine. Il tributo, in questo caso, era per sir William S. Burroughs.

Tra i primi a mescolare il free-jazz, il rock e la psichedelia, furono pionieri di un prog elegante e dadaista, per certi versi anche folle. Dopo aver suonato in tour con Jimi Hendrix ed i Pink Floyd, raggiunsero il successo con Volume Two del ’69. Ma ciò che conta, fu la funzione embrionale che ebbero per tutto il movimento: divennero in breve una band di culto di fine anni ’60, ma al termine della tournée estiva francese del ’67, Allen non potè rientrare in Inghilterra. Durante il suo precedente soggiorno inglese era rimasto nel Paese con il visto scaduto: dovette dunque abbandonare il gruppo e tornare in Francia dove poco dopo avrebbe fondato i Gong, altro importante gruppo di derivazione Canterbury.

Negli anni successivi Robert Wyatt avrebbe abbandonato i Soft Machine. Nel 1971 fondò i Matching Mole, che contribuirono in modo sostanziale alla storia della scena di Canterbury (anche se con soli due album), poi si dedicò ad una fantastica carriera solista (dalla quale avrebbe partorito il disco capolavoro Rock Bottom).  Nel 1968, gli ex membri dei Wilde Flowers avrebbero fondato i Caravan, gruppo che avrebbe inaugurato il filone “melodico” della scena di Canterbury, influenzando band successive come i Camel e i Mirage. La lista a questo punto è lunga, ma l’imprimatur sarebbe rimasto uguale per tutti negli anni a venire.

Canterbury ha poco più di 50mila abitanti, fu sede della Chiesa di Roma e culla della cristianità britannica prima dello scisma anglicano. Nel 597 Sant’Agostino vi fondò la prima diocesi latina della Gran Bretagna, ed è il luogo dove venne eretta la prima cattedrale gotica d’Inghilterra. Ma non solo.

David Allen è morto nel 2015 all’età di 77 anni. Robert Wyatt ebbe un incidente che lo rese paraplegico nel 1973. Ma da quel momento non si è più fermato. Musica e attivismo politico, produzioni e collaborazioni. Nel 2015 ha suonato la cornetta in The Girl in the Yellow Dress dell’album Rattle That Lock di David Gilmour. La scena di Canterbury è viva e lotta, e non ha alcuna intenzione di morire.

 

Gennaro Acunzo

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