Una forbice che taglia l’Italia: prove Invalsi 2019

Una forbice che taglia l’Italia: prove Invalsi 2019

Le prove Invalsi non costituiscono un incubo per gli studenti, decisamente più preoccupati dagli esami di fine percorso (terza media e quinta superiore). Eppure queste prove Invalsi sono un vero e proprio incubo. Uno specchio che ci viene gettato in faccia, per riflettere la situazione di un’Italia che decade proprio laddove dovrebbe sorgere più forte: l’istruzione.

Le due facce dell’Italia

Il rapporto nazionale Invalsi 2019 è stato reso noto nella giornata di ieri, 10 luglio, alla Camera dei deputati. Si tratta di risultati analizzati annualmente ormai dal 2007-2008, che quest’anno hanno riguardato anche gli studenti uscenti dal ciclo di scuole secondarie di secondo grado, ovvero “le superiori”. L’affluenza in quest’ultima fascia d’età è stata altissima, nonostante le Invalsi non fossero un requisito necessario per accedere all’Esame di Stato: ci aggiriamo intorno a una partecipazione del 96,4%.

Ma i numeri che devono farci paura sono ben altri. Andiamo a vederli insieme per cercare di capire dove l’Italia sta maggiormente sbagliando (e, fidatevi, stiamo sbagliando proprio tutto).

Le competenze rilevate nelle materie di formazione di base -Italiano, Matematica e Inglese- segnano un divario evidente tra le solite due facce della medaglia italiana: il Nord e il Sud.

E questo problema, che va a toccare con risultati maggiorente preoccupanti le regioni di Campania, Calabria e Sicilia, inizia fin dalla seconda elementare, la prima classe in cui si viene chiamati alla partecipazione alle Invalsi. Qui, se già il risultato nazionale sembra preoccupante, con un 20% di studenti risultati insufficienti nella comprensione di un basilare testo in italiano, le cifre salgono al 24% per la Calabria. Sempre peggio se, invece che alle lettere, pensiamo alla matematica: su una base nazionale del 28% di gravemente insufficienti, passiamo a un eclatante 35% sia in Campania che in Calabria. Del sud salviamo giusto la Puglia, la Basilicata e l’Umbria, dove di fatto le percentuali scendono di molto al di sotto della media nazionale: ottimi risultati, insomma, ma in aree circoscritte.

State già sudando freddo? Ma come? Ancora non avete letto niente! 

Ebbene sì, in quinta elementare i risultati peggiorano vistosamente: il 25% degli studenti italiani ha forti difficoltà nella comprensione di un testo nella loro lingua madre. Ma in Calabria e Sicilia le cifre salgono di altri dieci punti. Di nuovo: peggio in matematica, dove gli studenti italiani gravemente insufficienti sono esattamente un quarto, il 25%, mentre in Calabria saliamo a un vertiginoso 40%.

Dalle medie alle superiori: un percorso in decrescita

La sforbiciata nazionale si fa evidente in terza media, dove i risultati da semplicemente preoccupanti diventano evidente segnale di un problema latente e per nulla in via di miglioramento. Su una scala da uno a cinque nella comprensione di un testo in italiano, la media degli studenti italiani è di uno/due. Sempre in Calabria però ad avere evidenti problemi nella comprensione di un testo in italiano è una percentuale del 50% degli studenti.

Per quanto riguarda matematica, il 38% dei nostri studenti non è in grado di risolvere i quesiti loro sottoposti, ovviamente calibrati sui loro programmi di studio e quindi perfettamente equilibrati rispetto al livello richiesto a una terza media. Ma la media è davvero altissima e inaccettabile in Campania (dove supera il 50%), in Sicilia (60% circa) e Calabria (60% netto).

Ma la vera e propria bomba scoppia tra la seconda e la quinta superiore e in particolare per quanto riguarda l’inglese e i risultati annessi: davvero imbarazzanti per il nostro sistema scolastico. Vediamo una veloce carrellata di dati.

In seconda superiore il 30% degli studenti italiani ha difficoltà proprio in italiano e il 38% in matematica (mentre gli studenti sardi che hanno difficoltà in quest’ultima sono -udite, udite – il 60%).

Sempre di matematica dobbiamo preoccuparci vedendo i risultati dei ragazzi di quinta: il 42% non ha le conoscenze di base che dovrebbero essere garantite da un completo percorso di studi superiori, ma in Calabria e Sicilia questi ritardi toccano il 60% degli studenti. Anche peggio in inglese: in Calabria il 70% degli studenti non riesce e leggere un testo in lingua inglese, in Calabria e Sicilia l’85% degli studenti non riesce nemmeno a comprenderlo, mentre per quanto riguarda la media nazionale il 50% ha difficoltà nel reading e il 65% non riesce a raggiungere il livello B1 (calibrato sui programmi di quinta).

C’è da mettersi le mani tra i capelli?

Sì, sì e ancora sì. Innanzitutto perchè livelli così bassi di istruzione denotano una decrescita dell’intero paese che non può contare su una compagine di giovani pronti ad affrontare le sfide lavorative del futuro. Spieghiamoci meglio: questi ragazzi non solo non sono in grado di ricorrere alla matematica per le esigenze di base della vita quotidiana, ma talvolta non sono neppure in grado di compilare adeguatamente un curriculum o di scrivere una mail. Lascio trarre a voi le conclusioni.

Certo è che il governo dovrà lavorare molto per migliorare questi dati e livellare questo iato oscuro che divide il Nord Italia dal Sud. E’ difficile dire che si stanno facendo passi avanti, quando sulla scuola si decide sempre e solo di risparmiare, mai di investire. Clicca qui per scoprire quanti soldi sono stati sottratti alla scuola e alla ricerca nell’autunno del 2018.

E invece è proprio di investire che avremmo bisogno, soprattutto perchè spesso le evidenti differenze nella formazione degli studenti non si evidenziano solo tra Nord e Sud, ma anche tra ragazzi appartenenti a fasce sociali diverse. Ci sembra doveroso ricordare qui l’articolo 3 della Costituzione, secondo il quale “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Lasciamo la parola allora al Ministro dell’istruzione Marco Bussetti, che ha dichiaratodi aver stanziato “misure importanti per far fronte al divario territoriale e continueremo in tal senso: abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”. Ma davvero questo è abbastanza?

Purtroppo solo il tempo saprà risponderci, nel frattempo noi non possiamo che appellarci alla vecchia e sana coscienza personale, soprattutto a quella dei docenti e delle famiglie. Ai primi, affinchè ricordino sempre l’importanza decisiva del loro impiego per la salute dello Stato, un impiego che richiede passione, prima di tutto, e dedizione continua. Alle famiglie invece affinchè non demordano nell’esortare i loro ragazzi a continuare sul cammino dell’istruzione, perchè solo questa saprà dare loro gli strumenti per essere gli uomini e le donne di domani.

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.” (Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace nel 2014)

 

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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