Diciamolo, le premesse potevano anche far pensare ad un insuccesso clamoroso: una serie tv di fantascienza ambientata negli anni ’80 e che a quella decade rende omaggio, i cui protagonisti sono bambini ma che si rivolge ad un pubblico estremamente ampio, dagli adolescenti agli adulti che quegli anni li hanno vissuti. Ambizioso, parecchio: forse troppo. Il rischio che il risultato fosse qualcosa di grottesco c’era. E infatti, i produttori delle maggiori emittenti statunitensi a cui la serie è stata proposta non se la sono sentita. Stranger Things avrebbe anche potuto non vedere mai la luce, se Netflix non si fosse preso questo rischio. Il risultato? 196 nominations e 52 premi, oltre ad aver dato vita ad un vero e proprio fenomeno mediatico.

TRE ANNI FA – Sono passati quasi tre anni da quel 15 luglio 2016 in cui è iniziato tutto, quando Netflix ha pubblicato la prima stagione di otto episodi, e in queste ore stiamo vivendo la trepidante attesa per la terza stagione che uscirà domani. Sì, perché uno dei grandi pregi di Stranger Things è che non stanca, nonostante le due stagioni già alle spalle: la voglia di Sottosopra è ancora parecchia, dovuta soprattutto alla qualità altissima di questa serie, che è riuscita nell’arduo compito di unire un pubblico molto vasto.

LE RAGIONI DEL SUCCESSO – Paradossalmente, a rendere eccellente questa serie sono proprio quelle caratteristiche di cui abbiamo scritto all’inizio. Sarà anche che le mode ciclicamente ritornano, ma questo omaggio agli anni ’80 ha fatto colpo soprattutto su chi quegli anni non li ha visti: non diamo tutti i meriti a Stranger Things, ok, ma non si può negare che la serie dei Duffer Brothers abbia avuto un ruolo importante nel far scoprire ai millennials la moda, il cinema, la musica e la letteratura degli eighties. Poi c’è quel genere horror-non-troppo-horror, che mette d’accordo chi ha voglia di saltare dalla sedia e di sognarsi il Demogorgone di notte e chi invece si mette le mani davanti agli occhi quando il mood si fa troppo pauroso. A tutto questo si aggiunge una trama misteriosa e avvincente, una regia e una fotografia davvero di alto livello, che rendono Stranger Things estremamente piacevole da vedere.

I BABY-FENOMENI DELLO SCHERMO – Una menzione speciale la meritano però i giovanissimi attori, che hanno dato quel tocco in più alla serie, rendendola eccezionale. I protagonisti della serie avevano tra gli undici e i tredici anni all’inizio delle riprese, ma nonostante l’età e la poca esperienza si sono rivelati dei veri fuoriclasse, capaci di interpretazioni magistrali. Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin e Charlie Heaton (e Sadie Sink poi) si sono rivelati di una maturità artistica sorprendente: una menzione speciale la meritano Heaton e Wolfhard, soprattutto per la seconda stagione: il primo nel ruolo di un Will impossessato dal mostro, da far accapponare la pelle, il secondo nei panni di un Mike innamoratissimo di Undici, che ci ricorda come l’amore per un giovanissimo adolescente possa essere una questione davvero serissima.

MILLIE, MILLIE, MILLIE! – Sì, scusate, ma Millie Bobby Brown ha bisogno di un paragrafo tutto per lei. Perché se parliamo di fenomeni, lei merita il giusto spazio. È la più giovane del gruppo, eppure per distacco la più talentuosa. La sua interpretazione della piccola Undici è impressionante: Millie è riuscita a dare vita nel modo migliore ad un personaggio estremamente complesso e misterioso, che si sviluppa nel corso degli episodi in modo significativo e con poche parole. La scena dell’ultimo episodio della seconda stagione in cui chiude il Sottosopra è davvero potentissima e impressionante. E nel frattempo, Millie è diventata una star di Hollywood e un’icona per tutte le ragazzine, a quindici anni appena. Quanto tempo prima dell’Oscar? Col ruolo giusto nel film giusto, il record di Marlee Martin (la più giovane miglior attrice protagonista, nel 1986 a 21 anni) potrebbe anche essere alla portata. Non stiamo esagerando, no: qui stiamo parlando di una ragazza con un talento fuori dal normale.

RIASSUNTINO? – Ok, ok, voi domani dovete ricominciare la serie e magari non avete avuto tempo per un rewatch, quindi vi serve un riassunto veloce. Solo che spiegarvi cos’è successo in 17 episodi è complicato, e pure parecchio lungo. Facciamo così, chiediamo l’aiuto da casa. Anzi, da Netflix: gli attori della serie in questo video riassumono tutta la trama in 15 minuti.

Chiaro, no?

Alessandro Bazzanella