I Fiordalisi – Il Conoscente

I Fiordalisi – Il Conoscente

I Fiordalisi ospitano con piacere la nota di lettura che Mauro Ferrari ha scritto su Il Conoscente (Marcos y Marcos 2019), ultima pubblicazione di Umberto Fiori.


Non ci sono dubbi che, sin dagli esordi (Case, 1996), quella di Umberto Fiori sia non soltanto una voce forte e autorevole, ma una delle più originali, forse la più originale in senso assoluto dell’intero panorama nazionale. Fiori ha infatti rivoluzionato il decoro letterario di una poesia malata di petrarchismo, soprattutto a livello tonale, con un timbro indebitato al parlato (quindi lontano dal ritmo del verso regolare) che tuttavia non sta in piedi in virtù di pura retorica, quella che in realtà uccide la poesia, bensì esprime, come filo conduttore dei versi, una tensione espressiva di tipo drammatico (non di rado monologante) che è il vero motore della sua poesia.

Poeta che tra i primi ha parlato – in questa forma rivoluzionaria che nasce già matura e nuovissima a dispetto di tanti sterili sperimentalismi – del rapporto tra l’Io e gli Altri (tre passi oltre Baudelaire, e ci sta, ma anche un passo oltre i pochi che hanno posto il vero tema della modernità al centro della propria poesia), Fiori nel 2009 ha pubblicato un libro eccezionale come impianto epistemologico (Voi, Mondadori), che attua una vera  e propria rivoluzione copernicana nel concepire l’oggetto della poesia; ora, con Il Conoscente, ritenta la misura poematica, già osata con La bella vista (Marcos y Marcos 2002), vero prodromo alla nuova raccolta.

 

Il Conoscente (Marcos y Marcos 2019)

Il Conoscente è anche l’evoluzione dell’accorato combattimento con Voi, la folla ignava ma tuttavia portatrice di dubbi fondanti, che accusa anche stupidamente ma spinge a una critica di fondo sulla propria individualità; è però qualcosa di più, lo spiacevole affondare dentro le proprie contraddizioni, mettendo le mani dentro di sé per portare a galla il proprio passato, le speranze e le utopie deluse, i propri limiti umani e ideologici: quello che in Voi era spesso implicito diventa qui confronto impietoso con una figura che è, almeno a due livelli, una sorta di alter ego e di Virgilio in un percorso di grottesca elevazione verso le abiezioni del mondo – quelle che a suo parere e secondo la doxa costituiscono il vero tessuto del mondo; e ben presto indica a “Fiori”, oggettivato nel suo cognome, come dramatis persona, il suo peccato: «quello che veramente ti avvelena / l’anima, sai cos’è? È la pietà. // No, nemmeno pietà: / è il disprezzo. Disprezzo disperato» (p. 58).

Questa figura ambigua, fantasma emerso dagli anni Ottanta della Milano da bere (figlio del Riflusso, cioè della fine delle ideologie, e del pensiero debolissimo di quegli anni), spinge “Fiori” a confrontarsi con il passato di militanza che poneva la dimensione politica al di sopra dell’imperfezione umana (dell’Io, di Voi, di… Tutti, parafrasando uno dei libri più belli di del poeta milanese, 1998): un desiderio di utopia che il Conoscente vede come “rancore”, sentimento di superiorità ed invidia verso gli altri (verso Voi); che non sono né belli né saggi né puri, ma che sono il mondo reale. Il Conoscente (in maiuscolo, si noti, per dargli status di protagonista, anzi di deuteragonista in una tragedia che spesso si capovolge in farsa, come nel finale) in sostanza mostra a Fiori il lato nascosto del mondo, quello in piena luce che tutti devono vedere e approvare: ma il Viaggio non porta ad alcuna iniziazione, a nessuna visione salvifica, anche se stimola infinite riflessioni.

Questa lunga ordalia (un’autocritica politica e umana, ma subita senza vittimismi e senza cedimenti, anche se con la consapevolezza della sconfitta storica, e soprattutto contrattaccando sul piano etico) ci offre squarci di sottile riflessione filosofica (ad esempio il testo 47), psicologica (39), storica (23, 51) e infine poetica (42). Il Conoscente è un grande libro che ci parla di NOI, alla faccia di chi pensa che la poesia sia un giochino per intellettuali svagati, e dei tanti che credono che la poesia sia solo costruire versi impeccabili. È un libro che costoro devono assolutamente leggere. Più volte.

 

(guarda anche l’uscita precedente)

Alessandra Corbetta

Alessandra Corbetta è nata a Erba il 4 dicembre 1988. È dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media e, in Social Media Communication, ha conseguito anche un master; è stata responsabile web e Social Media Director de La Casa della Poesia di Como, per la quale ha creato anche il sito www.lacasadellapoesiadicomo.com e con la quale ha collaborato come Content Writer e nell’organizzazione di reading ed eventi poetici, tra cui il Festival Europa in Versi. Ha scritto per la rivista culturale Alfabeta2. Per Flower-ed ha pubblicato la monografia poetica “L’amore non ha via” e per Silele Edizioni il romanzo “Oltre Enrico (Cronistoria di un Amore sul finale)”. Scrive di poesia e cultura per il blog Tanti Pensieri e di New Media e società per il giornale online Gli Stati Generali e per il Progressoline. Per il blog Menti Sommerse dirige la rubrica poetica “I Fiordalisi”. Ha vinto e ricevuto segnalazioni di merito a diversi concorsi poetici, tra cui il premio della critica a “Ossi di seppia”. Per Lieto Colle è uscita nel 2017 la raccolta di poesie “Essere gli altri”.Tutta la sua attività scientifica e poetica è disponibile sul sito web http://www.alessandracorbetta.net

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