No, non è vero. Probabilmente Band of Brothers è la migliore serie di guerra nella storia della TV, ma devo ancora finire di vederla (con colpevole ritardo), quindi per adesso vi beccate il clickbait facile e la recensione di Catch 22, che comunque penso possa occupare tranquillamente un posto in un ipotetico podio di genere.

Tratta dall’omonimo romanzo di Joseph Heller e ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, questa serie antologica narra le vicende del Capitano bombardiere John “YoYo” Yossarian, e dei suoi innumerevoli tentativi di tornare a casa e di evitare le missioni aeree destinate a cacciare i tedeschi dal territorio dell’Italia centrale. Yossarian e i suoi commilitoni, infatti, prestano servizio nella base aerea americana situata sull’isola di Pianosa, a largo della Toscana. YoYo si gioca subito la carta della pazzia, cercando di convincere sfacciatamente dottori e infermiere di essere pazzo. Ed è qui che entra in gioco il Catch 22, ovvero un comma (più letteralmente “tranello”) del regolamento militare in base al quale chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo, in quanto lo chiede perché vuole sopravvivere, e solo un pazzo chiederebbe di fare la missioni, quindi non sei pazzo se chiedi di non farle, ma non lo sei nemmeno se chiedi di farle… Eccetera eccetera. Un paradosso, un cortocircuito (che non esiste realmente) studiato ad hoc per impedire ai soldati di inventarsi motivi strampalati per tornare a casa. John cerca dunque di ovviare al problema inventandosi giorno dopo giorno nuovi escamotage per farsi congedare, ma ogni tentativo di evitare le missioni viene prontamente stroncato da avvenimenti di svariata natura, incluse la stupidità di alcuni compagni, le vendette dei suoi fanatici superiori, o semplicemente delle pure coincidenze in stile Cohen.

Il riferimento ai pluripremiati fratelli non è casuale, dato che la serie annovera tra i suoi produttori niente meno che George Clooney, portatore sano di quel tipo di commedia cinematografica surreale di cui i Cohen sono fieri esponenti. Far ridere, si sa, è sempre più difficile che far piangere, e quando di mezzo ci sta la guerra l’handicap di partenza è ancora più pesante. Clooney si è ritrovato tra le mani la possibilità di dare nuova vita ad una storia che in America viene considerata a tutti gli effetti il caposaldo della scrittura moderna, un best-seller rinomato e definito un punto di riferimento per i satiristi di tutto il mondo. La responsabilità era enorme, ma il compito è stato svolto in maniera eccellente.

Catch 22 è un mix perfetto di commedia e tragedia. Si ride come in Burn After Reading, ma si soffre come in Salvate il soldato Ryan. La guerra è la guerra, e quando stai ancora ridendo per una gag su un paio di testicoli che scoppiano, ti ritrovi a sentirti il cuore in frantumi a vedere come fosse naturale che dei giovani 17enni venissero quotidianamente trivellati dai bombardieri tedeschi come se niente fosse. La morte come compagna di vita. Fiumi di sangue che nessuno mai riuscirà a razionalizzare e a metabolizzare del tutto.

John Yossarian è il portavoce di un intero pensiero antimilitarista che abbiamo già visto più volte rappresentato in tv, che fossero le proteste hippie anti-Vietnam o le lacrime di quelle mamme che vivono nel terrore di ricevere una telefonata di troppo dal fronte in cui è stato mandato il figlio. Il punto di vista dei soldati però è stato sempre appannaggio del cinema e della letteratura, con titoli come Full Metal Jacket o Apocalypse Now a fare da esempi generazionali. In TV, la serialità ha sempre reso le cose più difficili, e se c’era un modo per recuperare terreno, probabilmente Catch22 è l’esperimento meglio riuscito in tal senso.

Tutto viene reso alla grande da una regia impeccabile (Clooney stesso è il regista dei due episodi probabilmente migliori), così come la messa in scena e la fotografia, entrambe di livello altissimo. Un plauso doveroso lo merita anche scenografia ed effetti visivi , dettagliati e meritevoli del budget da grande produzione. Completano l’opera un cast di nomi altisonanti che tengono fede al loro importante background cine-televisivo. Dal già citato George Clooney a Kyle Chandler, passando per Hugh Laurie e Giancarlo Giannini, per finire con la piacevolissima scoperta Christopher Albott, protagonista a dir poco perfetto, perfettamente calato nel ruolo come non si vede spesso, sempre in linea con ogni tipo di situazione che gli si presenta davanti, sia essa estremamente comica come drammaticamente tragica. Non si riesce a non immedesimarsi in lui, cosa rara e per niente affatto automatica.

La gestione del protagonista è un ulteriore merito di Catch 22. La serie si inserisce infatti nella nuova tendenza che sta interessando l’attuale era del Quality Drama, ovvero il progressivo abbandono della figura dell’antieroe cattivo, che finge sicurezza ma che è pieno di problemi esistenziali in cui immedesimarsi, in favore di un protagonista in balìa delle vicende, che si reinventa di volta in volta per cavalcarle come meglio può, umanizzato ma non per questo ridicolizzato, sempre all’altezza della storia. Il personaggio di John è un protagonista distante dai canoni dell’antieroe. La sua è una personalità forte quanto quella di Don Draper o Tony Soprano, ma declinata quasi al contrario. Non è un codardo, anzi. YoYo è coraggioso quanto il soldato più patriottico e repubblicano che esista, è umano, è consapevole, è uno che tiene fede agli impegni con diligenza, che sa stare agli ordini, ma che semplicemente vuole avere possibilità di scelta, esigenza in netta contrapposizione con il periodo storico in cui si è ritrovato a vivere, condannato persino a non poter essere pazzo.

Come detto all’inizio, Catch 22 si ritaglia un posto molto alto in un’ipotetica classifica di serie TV ambientate durante una qualche guerra, essendo il risultato di un’ottima alchimia tra generi che non sconfinano mai l’uno nell’altro e che si rispettano a vicenda, convivendo armoniosamente come raramente accade.