Cronaca della fine, una provocazione di Antonio Franchini

Cronaca della fine, una provocazione di Antonio Franchini

CRONACA DELLA FINE

Nuotiamo in un mare di libri, siamo circondati da titoli cui spesso seguono pagine cariche di sentimento, che ci fanno sorridere, piangere, sbuffare, ma, vi siete mai chiesti perché proprio quei titoli? Dietro al testo che arriva al lettore c’è un mondo e nulla accade per caso. Quest’opera, in un modo un po’ irriverente, bizzarro, vuole illuminarci sul mondo editoriale. Vuole parlarci di come un libro, prima di arrivare tra le mani del lettore, sia stato sottoposto a diversi interventi, in occasione della sua ideazione e nel corso della sua scrittura.

“Nel 1968 fece la sua comparsa un manoscritto insolito. Un romanzo violento, brutale, che agiva sui lettori come “un vero e proprio pugno nello stomaco”. […] Il romanzo era di una provocatorietà senza precedenti, ma la potenza verbale e l’impatto anche decisamente irritante gli guadagnarono consensi all’interno della Casa Editrice. […] Il progetto fu difficile da sostenere e le opinioni dei lettori contrastanti e tormentate, ma alla fine il progetto venne approvato. Con questo romanzo si è dunque già fatta irruzione negli anni Settanta.”

Annalisa Ginni, Il mestiere di leggere

IL LIBRO COME OGGETTO DI CONSUMO

Il romanzo ( se di romanzo possiamo parlare) ci presenta la storia di un libro, dal suo concepimento alla sua nascita, da dattiloscritto a oggetto sociale. Non penso di sminuire l’importanza dell’opera definendola una merce di consumo, non ha forse un prezzo, un valore di scambio? L’attività editoriale, infatti, ha un dublice statuto, due finalità antagoniste quanto complementari: una finalità imprenditoriale e una culturale. Ogni editore, piccolo o grande, è una vera e propria impresa che, in quanto tale, mira, banalmente, al profitto. Si, cari lettori, il libro non è un oggetto sacro e potrei sembrare venale nel parlare in questa sede di un tema del genere ma ci terrei a sfatare miti: ogni libro ha il suo pubblico e ogni tipo di pubblico ha un libro.

FRANCHINI, EDITOR IPER CONSAPEVOLE

Antonio Franchini è un editor contemporaneo, il cosiddetto “Uomo degli strega” perchè è l’uomo che ha reso possibile il maggior numero di premi Strega in Italia. Il romanzo “Cronaca della fine” è indiscutibilmente coerente con la sua professione. Infatti, nel tessere l’antologia del romanzo di Virgili, Franchini, ci porta dietro le quinte della mediazione editoriale, raccontandoci i meccanismi che lo hanno portato alla pubblicazione. In un’intervista del 2010 ( http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8f12ca5f-08d3-4e93-8835-d1eb57d25c65.html) Franchini, in piena carriera Mondadori, dimostra di avere una grande autoconsapevolezza del proprio lavoro, si dimostra in grado di ragionare sulle sue abitudini. Franchini unisce il ruolo di scrittore, critico ed editor considerandoli assolutamente complementari. L’intervista accredita un’immagine autentica di Franchini per il quale la dimensione atletica e corporea è fondamentale. Il corpo sale alla ribalta all’interno di tutti i suoi capolavori perché la letteratura, per interessare, deve mordere la vita. Del resto se leggendo qualcosa o parlando di altri non si parlasse un po’ anche di sè non si troverebbero nè le parole adatte, nè il giusto trasporto emotivo per affrontare le varie questioni.

“Il paradosso della scrittura è scrivere pagine pesanti su atti leggeri. Il paradosso della vita è che è molto più facile quando la si vive e molto più atroce quando la si pensa”

MEDIAZIONE EDITORIALE TRA CALVINO E FRANCHINI

Sia Italo Calvino sia Antonio Franchini, forti della loro esperienza, tematizzano la mediazione editoriale. Il lettore umanista, cultore di un’attività disinteressata rifiuta il contatto col denaro mentre il letterato impegnato è accattivato dal disinteresse della propria letteratura rispetto ai prodotti economici perché rivendica la sua emancipazione. Rimangono veramente pochi i letterati italiani che superano questa frattura, ma, tra loro, ci sono Calvino e Franchini. La dimensione culturale astratta si incarna in oggetti concreti, i libri. Entrambi sono scrittori iper consapevoli e i loro capolavori sono accomunati da tratti della fisionomia autoriale e dalla mediazione editoriale che è vista dall’interno con estrema competenza.

“Oggi l’intellettuale è un agente del mercato, quindi io credo che oggi noi stessi, quando giudichiamo un libro, lo giudichiamo in un modo diverso perchè teniamo conto del fatto che esiste un mercato, che esiste un gusto che non è il tuo ma del quale devi tenere conto”

UN PACCHETTO DI RESPONSABILITÀ

Occorre una spiccata componente di sensibilità nel giudicare i “libri degli altri” perché il lavoro dell’editor comporta una grande responsabilità. Che cosa è letteratura e che cosa non lo è? si chiede Franchini in “Cronaca della fine”, chi lo decide? Non è un semplice sì o un semplice no quello che pronuncia un editor, è una sentenza, vera e propria, e Franchini ne è pienamente consapevole.

LA SENTENZA DEL GIUDIZIO

La valutazione, in qualsiasi ambito, è sempre problematica. Il voto, soprattutto nell’ambiente scolastico, sintetizza in modo assolutamente stabile un processo costitutivamente dinamico, un percorso. Proprio per questo suo essere facilmente influenzabile da svariati fattori, personalmente, ritengo che qualsiasi tipo di valutazione porti con sé alcuni fraintendimenti. Tra questi malintesi c’è spesso la tendenza ad identificarsi col giudizio stesso. Frequentemente, coloro i quali ricercano un voto, un giudizio, mostrano, attraverso il loro lavoro, il proprio essere, specialmente in un impiego tanto intimo quanto può essere quello di uno scrittore. La necessità di sapere se il proprio lavoro procede bene si tramuta sovente, inconsapevolmente, nella necessità di sapere se possiamo effettivamente confidare nelle nostre capacità, se siamo bravi. L’errore comunemente commesso è dunque quello di ritenere il giudizio una valutazione sulla Persona. E’ per questo che risulta molto spesso difficile tenere separate la sfera del proprio Sé da quella del proprio lavoro, che non è la Persona, ma, una protesi di essa, un suo prolungamento verso il mondo, una delle sue tante potenzialità.

“Qualunque scrittore è come se mettesse un po’ della sua vita nelle mani di chi pubblica la sua opera e la quantità della vita che depone aumenta con l’aumentare del suo malessere, del dolore, del suo male di vivere. Così Virgili si sarebbe poi aggrappato ad Alcide Paolini e agli altri mondadoriani per più di vent’anni, con le unghie e con i denti.”

Franchini è pienamente consapevole di quanto la posta in gioco sia alta e della responsabilità che ha verso gli autori in primis, ma poi anche verso il patrimonio letterario e i lettori. L’editor, infatti, giudica in base al gusto del pubblico per cui ogni testo ha inscritto in sè un certo pubblico a cui riferirsi.

STORIA DI UN ESORDIO

La storia editoriale di cui ci parla Franchini è quella di “La distruzione” (1970), testo scritto da Dante Virgili. Nonostante il ripetuto, clamoroso, insuccesso, il testo ha avuto tre edizioni da parte di tre autori diversi. Il romanzo è inquietante, anomalo, un caso unico, perchè, esplicitamente filonazista. Il dattiloscritto suscitò grande scandalo all’interno della casa editrice Mondadori che aprì un vero e proprio dibattito. Il protagonista del testo è un soggetto particolarmente sgradevole, almeno quanto lo stesso autore, Virgili. Autore e personaggio sono affetti da turbe erotico sessuali di carattere masochistico e feticistico, entrambi misogini. Il protagonista del romanzo sogna di distruggere finalmente il pianeta, è animato da una violenza inaudita, si può dire sia un nostalgico filo hitleriano.

IL DISCORSO E’ VERITÀ

L’irresistibile voglio di parlar franco si manifesta in ogni aspetto, persino nella corporeità di Virgili, il quale, non ha paura di incarnare il male che rappresenta. Proporsi di dire il vero significa, infatti, non solo conoscere, ma anche plasmare se stessi, testimoniare la propria personale coerenza tra le teorie sostenute e i comportamenti adottati. Il fatto di dire la verità, in questa sede, diventa un vero e proprio ruolo. Il problema che emerge, però, è cercare di capire come e perché certe cose ( comportamenti, fenomeni, processi) diventano davvero un problema. Non possiamo negare la realtà di fenomeni come il crimine o la delinquenza, ma, dobbiamo cercare di comprendere perché questi appaiono come risposte a un qualche aspetto concreto del mondo a cui si riferiscono. Una persona, la si può anche dichiarare cattiva, secondo i principi che si hanno, gli si può riconoscere questa o quella manchevolezza. Tuttavia, poichè è più facile trovare difetti che comprendere, si cade facilmente nell’errore di dimenticare il mondo interiore della persona. Non siamo avulsi da un certo contesto, siamo nel mondo, quindi nella sfera dell’arbitrio, del caso e dell’errore e l’affermativo, la vita, sussiste nonostante il difetto.

I LIBRI CHE CREANO DIBATTITI

Perchè l’opera non è stata subito accantonata? Perchè entra in un vortice di ripubblicazioni che la portano fino ai giorni nostri? La verità è che è un’opera accattivante e che stuzzica la curiosità. Mondadori era perfettamente conscio dell’insuccesso del libro, fatto che, contrariamente al credere comune, ci conferma la falsità dell’equazione “pubblicare per vendere”. In questo caso il libro è stato pubblicato per la sua originalità, indipendentemente dalla fama e dal successo e, dunque, merita una certa attenzione. L’obiettivo di Mondadori era quello di suscitare scandalo, di creare un vero e proprio caso letterario che avrebbe puntato i riflettori sulla stessa Casa Editrice. Il dibattito ci fu eccome, ne veniamo a conoscenza proprio in questa sede, ma rimase interno e non riuscì a diffondersi sufficientemente.

FRANCHINI FOTOGRAFO DEL POSTMODERNO

Franchini compone un romanzo squisitamente postmoderno. Il romanzo alterna fiction e non fiction, sollecita la consapevolezza del lettore, va contro l’immedesimazione empatica ed è anzi giocato sulla consapevolezza e il distacco. E’ un romanzo intessuto di citazioni e rimanda continuamente ad altri testi con riferimenti espliciti oppure occulti. Il romanzo inizia con un’epigrafe autorevole, in cui l’autore mette al centro la dimensione della corporeità. Franchini stipula poi un patto pseudo autobiografico con il lettore, parla di sé stesso, con una certa autoironia, e si raffigura come lettore di libri in palestra per avvicinarsi il più possibile al suo pubblico. Il libro continua con un’altra epigrafe anonima di un romanzo inedito, evidentemente pornografic,o per poi spostarsi sull’antefatto editoriale di “La distruzione” e avvalorarlo con una componente documentaria, antologica e metacritica.

IL CORPO DI VIRGILI E’ STATO SMEMBRATO

“Non c’è neppure un’immagine sbiadita che la documenti, questa mostruosità” ci dice Franchini, l’unico documento che sono riuscita a reperire è tratto dall’Istituto Luce. Cliccando sul link qua sotto potrete godervi un piccolo Dante Virgili che si cimenta con estrema maestria nell’arte degli scacchi:

https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000013908/2/bologna-eccezionale-giocatore-dama-dodicenne.html?startPage=220

Virgili si configura come l’anti-Franchini per eccellenza: l’uno estremamente attento alla dimensione fisica, l’altro sgradevole anche nel suo involucro. Franchini prende il corpo di Virgili, la sua opera più intima, la smembra, fa violenza su di essa come su un corpo. Emerge un parallelo irriverente tra la pornografia e la letteratura perché, come ci ricorda Franchini, in entrambe le dimensioni c’è un’illusione di realtà, ma, è tutto finto. La letteratura parla della realtà ma è finzione, artificio, mediazione, è suggestione ed esperienza efficace. In questo senso il lettore, leggendo Franchini è consapevole della finzione letteraria equiparata in modo provocatorio alla finzione pornografica.

LA FINZIONE CHE GENERA QUIETE

A volte “La finzione letteraria è molto più rassicurante della storia” ci diceva Umberto Eco. Nella finzione tutto è possibile ma necessario, mentre nella realtà domina l’assoluta casualità. La partecipazione narrativa è quella che permette un vero e proprio coinvolgimento estetico che ci fa piangere, soffrire e gioire col personaggio pur non avendolo mai davvero conosciuto. Anzi, a volte conosciamo in modo molto più esauriente personaggi letterari piuttosto che persone care potenzialmente mutevoli e mai davvero chiare. In fin dei conti la finzione letteraria è, per il lettore, spesso più rassicurante dei fatti storici. Per quanto una vicenda narrata possa essere drammatica è rassicurante in quanto controvertibile, gli eventi reali sono meravigliosamente accidentali.

“Per la percezione umana al massimo di realismo corrisponde quasi sempre il massimo di irrealtà e il minimo di verità”

Siamo sostanzialmente anime fluttuanti alla ricerca di approvazione, e di certezza, di una filosofia che metta ordine in questa realtà così caotica, così postmoderna.

Il testo è di facile lettura, la scrittura è tersa e semplice, accattivante ma indulgente verso il lettore che può, tuttavia, trovare difficoltà nell’interpretare la struttura dell’opera resa però piuttosto accessibile grazie all’abilità dello scrittore.

P.S Una piccola nota tecnica: Feltrinelli ha acquisito Marsiglio, di recente, e si impegnerà a ripubblicare delle opere da sempre edite dalla Casa Editrice veneta, tra cui “Cronaca della fine”. Attualmente il romanzo è disponibile in e-book!

Valentina Sprega

Valentina Sprega

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