Arte, sesso e omicidi: «Maestra» di L. Hilton

Arte, sesso e omicidi: «Maestra» di L. Hilton

[…] lessi centinaia di romanzi, setacciandoli alla ricerca di ogni singola informazione sul mondo upper class: gli usi, le abitudini, e soprattutto il registro linguistico, volevo appropriarmi di tutto il lessico che distingue la gente che conta dagli esclusi.

Maestra è l’opera che dà inizio alla trilogia thriller della scrittrice inglese Lisa Hilton, seguono Domina e Ultima. Esce in Italia (Tea) nell’anno 2017 e subito scale le classifiche e s’impone in un mercato editoriale globale saturo del genere. 

La forza è la penna fresca della Hilton e la sua furbizia nell’aver scovato una protagonista inedita seppur immersa in infiniti cliché, ma soprattutto complice del successo è il tessuto narrativo  che si districa fra arte, sesso e omicidi.  

Judith è giovane, bella e intelligente, lavora presso una casa d’aste di Londra, il suo lavoro l’appassiona ma sarebbe ancora più felice se gli altri le riconoscessero il suo talento e la sua naturale predisposizione per gli affari. 

La sfera privata e pubblica di Judith è maschilista ed elitaria, e lei ne viene sempre esclusa.  

L’incontro fortuito con una vecchia amica le dà la forza di non accontentarsi, da quel giorno sfrutta le sue doti (anche la bellezza, il sesso e il suo spietato senso d’essere una omicida) e inclinazioni per farsi posto nella società, consapevole di voler appartenere a quel mondo che è fintamente idilliaco, costruito da uomini col solo valore del potere.

Per avere accesso alle cose giuste occorre stare in mezzo a chi le possiede.

La protagonista di quest’opera è fredda e spietata, talvolta così poco incline al cambiamento da apparire non umana e priva di emozioni. 

Di sicuro è la sua insensibilità verso l’abitudinario meccanismo della società a farla muovere, ma è un movimento privo di evoluzione, o involuzione, l’autrice non riesce a donare ai lettori la chiave per empatizzare con la sua eroina. Non si tratta delle azioni poco morali compiute dalla donna: uccidere tre uomini senza alcun movente se non l’arrivismo, ma come queste azioni siano prive di sentimento (positivo o negativo) nel momento in cui vengono descritte. 

Ci tengo a sottolineare che in letteratura con il verbo empatizzare non s’intende la successiva emulazione del gesto, ma la sola immaginazione di trovarsi in quella stessa situazione nell’istante in cui le parole, che creano il quadro narrativo, sono lette.  

Un romanzo best-seller non è sinonimo di qualità, a tale proposito il caso editoriale più che alla presunzione di definirsi rivoluzionario è dato dalla descrizione dettagliata (con furbizia e non letteratura) dei rapporti intimi. 

Ciò che si crede nel buon costume non dover essere detto a voce alta o scritto in forma pubblica diviene per chi ne scrive e più per chi ne legge un interessante segno di ribellione, illudendo tutti che il tabù del sesso e la sua descrizione sia sdoganato.  

La Hilton scrive un thriller erotico  che nella lettura perde i connotati del genere a cui aspira, e questo non è un male, bensì è sintomo di una apertura e di un rifiuto ai confini.  

La quasi totale struttura inverosimile più che un difetto è una constatazione, e ciò è l’ennesimo tassello che rende difficile applicare l’innato sentimento di empatia (fondamentale se si questiona di letteratura). 

Il problema di per sé non è l’inverosimiglianza, ma il fatto che il romanzo si propone come portatore di verità. 

La Hilton scrive per stupire e a tratti lo fa. 

Non ci si annoia, anche se talora la trama s’aggroviglia su se stessa, la volontà di sapere qual è la prossima mossa della protagonista è più forte della sensazione di essere stati aggirati dal marketing aggressivo. 

Francesca Sala

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