ESCLUSIVA – Intervista a Firas Abdullah: Siria ieri e oggi

ESCLUSIVA – Intervista a Firas Abdullah: Siria ieri e oggi

Possiamo provare a comprendere e a spiegare molte cose, ma la nostra volontà di parlare si arresta – e deve arrestarsi – per lasciare spazio alla testimonianza altrui. Un testimone sa insegnarci molto più di centinaia di articoli di giornale. Per questo, oggi, qui su Menti Sommerse siamo contenti di farci da parte e di lasciare la parola a Firas Abdullah. Firas è un giovanissimo reporter, nato nel 1993, vissuto per sette anni della sua giovane vita nel pieno della guerra che ancora oggi martoria la Siria. Firas è un giornalista e per lungo tempo ha convissuto con l’idea che le sue parole fossero quanto di più prezioso avesse da donare al mondo, talmente preziose da potergli costare la vita. Firas ha vissuto sulla propria pelle il lunghissimo assedio che ha colpito la zona orientale di Ghouta. La parola araba ghuta (in arabo: الغوطة‎, al-ghūṭa , ossia “l’oasi”), designa le terre coltivate che circondano la città di Damasco e costituiscono un’oasi nel deserto siriano. Firas ci ha raccontato la sua esperienza e ha cercato di fare chiarezza sull’attuale situazione in Siria.

 

  1. La situazione in Siria oggi ci sembra essere molto complicata e la violenza sembra lontana dal cessare. Come descriveresti la situazione reale alle persone che vogliono provare a comprenderla?

In realtà, la situazione in Siria ora non è così complicata come le persone credono, è evidente che il popolo siriano viene ucciso da aerei di guerra di Bashar al-Assad e della Russia. E questo avviene ormai da 6 anni.

Chi ha gli aerei? Chi ha gli elicotteri? Chi ha le armi chimiche? Chi le bombe a grappolo? Chi gli enormi missili? Possiamo vedere come gli abitanti di Idlib ora vengono uccisi dalle armi che ho appena menzionato!

C’è un dittatore che sta uccidendo le persone per il semplice fatto che non vogliono che lui governi ancora, perchè desiderano la libertà, la giustizia, vogliono vivere in dignità e in pace. Bashar al-Assad non possiede queste persone e noi non siamo schiavi della famiglia Assad.

 

  1. La morte di Abdul Baset al Sarout (clicca qui per maggiori informazioni) ha costituito un episodio devastate per tutte le persone che ora stanno lottando contro il regime di Assad. Ti andrebbe di dirci qualche parola per ricordare questo giovane uomo, il cui nome rimarrà nella storia del popolo siriano?

Se volessi dare un nome a Sarout, direi che lui era l’anima e il cuore della rivoluzione siriana. Hanno ucciso il nostro eroe nel corpo, ma non sono riusciti a uccidere il pensiero che noi abbiamo di lui.

Ero solito dire che la rivoluzione è un’idea e che le idee non muoiono mai. Ma qui affermo: Sarout è un’idea e le idee non muoiono mai.

  1. Come descriveresti la vita in Siria oggi?

La vita in Siria in questo momento è un inferno sulla Terra. Per 7 anni fino a oggi, ogni giorno, è toccato alle persone di morire per mano di questo folle dittatore e del suo esercito, tramite quotidiani bombardamenti e fucilazioni di civili innocenti.

Ho visto con i miei occhi molti massacri del popolo Siriano, perpetrati anche dai jet russi, nel corso dei cinque anni dell’assedio di Ghouta orientale. Assad ci ha assediati fino allo sfinimento: eravamo intrappolati in una piccola area, dove dovevamo sopravvivere in 350.000, minacciati da quotidiani bombardamenti e attacchi ad armi chimiche e non sapevamo quando sarebbe giunto il nostro momento per morire e non sapevamo a opera di quale arma sarebbe avvenuto. E la situazione, ancora oggi, è simile in tutte le regioni che si trovano sotto il controllo dei rivoluzionari.

Per quanto riguarda le altre regioni, controllate da Assad, lì le persone sono obbligate a arruolarsi nell’esercito e a combattere in prima linea contro l’FSA (ESL= esercito siriano libero) nelle aree rurali del nord, nei pressi di Hama e a sud di Idlib. Non hanno scelta: o un proiettile nel petto o uno nella schiena.

La Siria sta vivendo il peggior massacro di questo secolo.

 

  1. Quali sono le principali bugie che la Russia e il regime siriano stanno diffondendo riguardo alla situazione odierna?

La menzogna più grande hanno iniziato a diffonderla già nel 2011, si tratta dei cosidetti “gruppi terroristici”. Entrambi, la Russia e Assad, stanno ancora oggi combattendo per provare questa bugia al mondo e renderlo ancora più cieco e ignorante riguardo a quanto sta davvero accadendo in Siria.

 

  1. Ti andrebbe di raccontarci qualcosa riguardo alla tua esperienza nel corso del lungo assedio di Ghouta?

5 anni di stretto assedio: per tutto questo tempo io ho vissuto a Douma, nella mia città, all’interno di Ghouta orientale. Siamo riusciti a sopravvivere perché amiamo la vita e la vita è più potente della morte. Se volessi descrivere anche solo una settimana dell’assedio, dovrei scrivere un intero libro per quei soli sette giorni. È stata una vita tra le rovine.

È stato il più lungo assedio che la Siria abbia mai visto, nell’ambito della rivoluzione siriana, ed è stato mantenuto da Assad e dal suo esercito e supportato dalla Russia tramite quotidiani attacchi e bombardamenti; non sono mancati gruppi settari dall’Iran e i combattenti terroristi de Hezbollah, che hanno scritto sulle mura intorno a Ghouta: “in ginocchio o digiuno”. Non ci siamo piegati, non ci siamo inginocchiati e per questo siamo rimasti sotto assedio finché non hanno accresciuto la loro violenza contro di noi con un grande campagna militare per costringerci a spostarci a Idlib.

I momenti più pericolosi erano quelli in cui venivano prese di mira le aree appena olpite dagli attacchi aerei, perché un ulteriore attacco ci coglieva mentre noi reporter scattavamo le foto e i Caschi Bianchi recuperavano i civili che erano rimasti intrappolati sotto alle rovine degli edifici colpiti.

L’ultima campagna militare sostenuta dalla Russia contro di noi è durata diversi mesi, da Gennaio a Marzo 2018, hanno attuato più di 6920 attacchi aerei, sia tramite i jet russi che tramite quelli siriani, più di 3400 barili esplosivi sono stati scagliati dagli elicotteri insieme a migliaia di mortai e bombe canoniche.

A centinaia sono morti e la maggior parte di Ghouta orientale è stata distrutta. Ho lasciato la città dopo aver dato un ultimo sguardo alla mia casa, completamente distrutta, e ho preso il mio zaino, con tutto quello che potevo portarmi dietro, poi me ne sono andato.

 

  1. Adesso vivi a Parigi e sei un esempio per quelle persone che fanno di tutto per aiutare il proprio paese. Ci vuoi spiegare in cosa consiste la tua attività?

A dire il vero, ora mi mantengo in contatto con tutti i miei amici che si trovano nel nord della Siria, nel tentativo di mantenere la presa sulle notizie che mi mandano e di diffonderle qui, per mostrare al mondo cosa sta realmente accadendo sul territorio di Idlib e nei dintorni.

Finora ho organizzato due mostre fotografiche, qui in Francia, per offrire alle persone la mia testimonianza dei crimini di guerra che Assad continua a commettere contro di noi e per mostrare a tutti ciò di cui sono stato testimone, quei crimini terribili nei confronti del popolo siriano che ancora non sono cessati.

La prima esposzione è stata nella città di Lisieux, in Normandia, nel marzo del 2019 ed è durata fino al 1 aprile. La seconda è stata a Lione, durante il mese di maggio: abbiamo organizzato una “tavola rotonda” e una conferenza con due ottimi giornalisti di Edith Bouvier e Cécile Hennion per spiegare la reale situazione siriana. Molte persone hanno partecipato all’esposizione.

Spero tuttavia di poter fare di più, per quanto mi è possibile. L’ho già detto in precedenza e lo ripeto anche qui: se un giorno me ne dovessi andare, voglio essere sicuro di aver fatto il possibile per rimanere.

 

NOTA BIOGRAFICA: CHI E’ FIRAS ABDULLAH?

Firas Abdullah è nato nel 1993 e fino al 2006 ha vissuto a Jeddah, in Arabia Saudita, trasferendosi poi in Siria, con la famiglia. Dopo gli studi di letteratura inglese all’Unviersità di Aleppo e di giornalismo alla Northeastern University, è diventato un giornalista freelance, reporter presso il Ghouta media center. I suoi reportage si ancorano al racconto, tramite foto e video, di ciò che accade in Siria. Dopo l’assedio di Ghouta orientale, durato dal 2013 al 2018, Firas Abdullah si è spostato a Parigi, da dove oggi lavora per diffondere notizie sull’attuale e reale situazione in Siria.

Per leggere di più sulla sua storia e per vedere il suo reportage sull’assedio di Ghouta orientale, clicca qui.

Di Siria e di tutto quello che sta succedendo lì, vi avevamo già raccontato qualcosa, con la nostra intervista a Davide Grasso, militante tra le fila di delle YPG: se non l’avete ancora letta, correte a farlo cliccando qui! Se invece cercate qualche lettura per approfondire la questione, non dimenticatevi di leggere la nostra recensione di Taccuino siriano, di Jonathan Littell.

 

 

Martina Toppi

Martina Toppi

Farnetico senza scusanti alla velocità della luce, ma fondamentalmente mi piace anche ascoltare le storie degli altri, per questo le cerco dietro ogni angolo. Dare voce alle storie potrebbe diventare un lavoro (perlomeno la direzione sembra essere quella), per il tempo libero invece cerco di mantenere alta la nomea di divoratrice di libri, spasmodica spettatrice di serie tv, occasionale scrittrice in erba di racconti e poesie. Nel frattempo studio Lettere antiche, tanto per dire che l'insalata non mi sembrava abbastanza mista."I have promises to keep and miles to go before I sleep" R. Frost

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