“X-Men: Dark Phoenix”: il finale perfetto di una saga

X-Men: Dark Phoenix” è il dodicesimo film dell’universo X-Men targato Marvel che fa esordire alla regia Simon Kinberg, uno dei suoi sceneggiatori e produttori storici.

Ambientato negli anni ’90, quindi una decina d’anni dopo “X-Men: Apocalisse”, Dark Phoenix affronta la storyline di Jean Grey (Sophie Turner). Gli X-Men sono ormai una squadra ben assemblata grazie all’operato del professor Xavier (James McAvoy) e della sua scuola per Giovani Dotati. Per questo motivo, i giovani mutanti sono impegnati in diverse missioni di pace in giro per il mondo quando il presidente degli Stati Uniti chiede il loro intervento per salvare una navicella in orbita nello spazio. Qui però, mentre il team formato da Ciclope (Tye Sheridan), Tempesta (Alexandra Shipp), Nightcrawler (Kodi Smit-McPhee) e Quicksilver (Evan Peters) riesce a portare il termine il salvataggio senza conseguenze, Jean viene investita da un’energia aliena che la rafforza.

Dopo l’incidente, Jean perde sempre di più il controllo di se stessa compiendo gesti impulsivi ed estranei alla sua personalità, iniziando a far preoccupare in particolare Xavier. L’incontro di Jean con un’aliena mutaforma D’Bari (Jessica Chastain) la destabilizzerà ancora di più, rendendo esplicita la sua duale personalità: quella di Jean e quella della Fenice Nera.

Sicuramente l’aspetto di “X-Men: Dark Phoenix” che più colpisce è quello della trasformazione di Jean da una dolce ed innocente ragazza ad una donna spietata che, potenzialmente, minaccia il mondo intero e la sua stessa esistenza. Il merito è di una Sophie Turner che offre una performance bellissima, ma che un po’ è anche abituata a caratterizzazioni simili: il ruolo di Sansa Stark ne “Il Trono di Spade” che l’ha resa famosa affronta, infatti, un cambiamento che ricorda – in parte – quello di Jean.

Per il resto, il film rimane abbondantemente didascalico, ribadendo concetti già presenti in film precedenti probabilmente con lo scopo di rendere più chiara la linea temporale. Resta comunque nei canoni, offrendo uno spettacolo sicuramente godibile per i fan, non allontanandosi dallo standard al quale li ha abituati nel corso degli anni.

“X-Men: Dark Phoenix” ha, però, un altro compito importantissimo: segnare la fine di una saga che va avanti da circa 20 anni.

Proprio con questo film, infatti, il filone di storie e personaggi dell’universo X-Men che abbiamo conosciuto si conclude, e lo fa come ha sempre fatto.
Si tratta, infatti, di un finale sicuramente meno spettacolare rispetto a quello che ha rappresentato “Avengers: Endgame”, ma che è in assoluta linea con una saga che è cominciata quando di supereroi al cinema non si parlava ancora molto, né si spendevano per loro belle parole. Quella degli “X-Men” è partita sicuramente come una saga più d’élite, ma si è riscattata acquistando sempre più fans dal 2000 ad oggi.

Questo finale risulta, quindi, essere più modesto rispetto agli standard del Marvel Cinematic Universe, ma non per questo meno valido.

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