I Fiordalisi – Achtung banditen (Poesie per le Nuove Resistenze)

La raccolta autopubblicata Achtung banditen (Poesie per le Nuove Resistenze) di Alberto Rizzi rappresenta, a tutti gli effetti, un appello a guardare con occhio onesto la società che ci circonda e chiedere, a quello stesso occhio, di non chiudersi né socchiudersi di fronte a tante brutture e ingiustizie e violenze ma, al contrario, di aver la forza di spalancarsi e osservare, osservare davvero; perché è solo a partire da uno sguardo autentico l’unica possibilità di resistenza, intesa come opposizione naturale e necessaria a un allontanamento inumano dall’umanità delle cose del mondo. La poesia di Rizzi, nonostante l’impeto e l’urgenza del suo messaggio, procede con musicalità sofferta e piena, con inaspettata dolcezza, come se fosse prima di tutti l’autore a dare l’esempio di buon comportamento resistente e rivoluzionario. Senza mezzi termini, senza un linguaggio politicamente corretto ma dando a tutto il proprio nome, Rizzi unisce termini, non perde tempo, fa rimare un lessico antico per perforare la modernità statica; e la sua poesia insegna, colpisce, smuove. Per far cambiare, forse, davvero le cose.

 

Auchtung banditen (Poesie per le nuove resistenze)

 

Da molti anni prima

Radici di cespugli

che foste e più non siete

io v’estirpo

con dólcegèsto privo d’ogni odio

Così s’avrà da fare

quando saremo al sangue

sapendo che per quanto ci s’adopri

sempre resterà nascosta

una polla dalla quale un male si rileverà

un giorno

con volto fiero di statista

gentile di banchiere

ottuso di vicino

Colpi sparati a bruciapelo

quindi

ma con gli occhi aperti a lontananza

colà bènfìssi

e consci che per fortuna

(per fortuna!)

non siamo noi l’incarnata giustizia

ma che solo siamo giusti

e proprio perché tale sfalcio sembra inutile

perché incompleto

(per fortuna!)

proprio per questo è d’uopo che sia fatto

Ora è sudore che si versa

chini su pietre da scalzare

terra che forse qualcosa ci nasconde

domani sangue

ci si prepari dunque

all’esser generosi nel prendere e nel dare

Lo sai

come quest’oggi nel meriggio tardo

poi verranno bambini a porci le domande

ed è per loro che tutto si fa quel che si fa

che scopriamo del passato

le cicatrici ‘n terra

che sènzapietà falceremo feccia

che fra noi pretende d’èsser uomini

il futuro cercando di salvarci

 

L’altruismo del nuovo partigiano

Quando osservo tutto questo

(non son più le montagne il terreno

per lottare il regime

ma la rete)

comprendo che non v’è patria

e che mai v’è stata

nemmeno nei discorsi degli anziani

ma solo cose e persone

alberi e animali

fiumi a confine d’ogni cosa

per la quale pena valga di vivere

morire

Ed anche i subumani

di questa maggioranza ‘nfame

sui quali leva fa il più ‘nfame Parlamento

di quest’epoca presente nostra

miserrima per barlumi di speranza

anche per loro combatto questa guerra

di tasti e connessioni

che deragliare faccia volta a volta

lo scempio d’un ambiente

come il godere iniquo

di privilegi iniqui

ma sperando déntr’infóndo

(benigni sappian essere gli Dei

oltre la miope comprensione nostra)

che s’estinguano silenti

malgrado l’idiozia che li governa sana

scompaiano da soli

e senza il nostro aiuto

levandoci fatica

il rischio

l’angoscia cupa del perdono

lasciandoci vivere nell’aria e nella terra

di nuovo e finalmente rese nostre

 

Via delle vetrine vuote

Osserva l’oscurità di questi vetri

riflette te stesso in un altrove

in un tempo in movimento

e che oramai non passa più

mentre che cerchi riflessione su qualcosa

che oscura non resti come vetro

e che non ti porti via

come fossi una qualunque mercanzia

in màndistràtta a chi non sa

Vorresti rifletter su qualcosa

sui mòlt’àltri andati

non su questi vetri

che ormai rifletton meglio chi non passa più

di chi il respiro appoggia

ancora sulle vecchie spalle altrui

e meglio di chi per strada passa

distratto come una qualunque merce…

Così sai

che non puoi combattere il vuoto

quando il vuoto è qui e là

da entrambe le pareti di quel vetro

nella mente degli arresi

perciò che neppure servono anticorpi

ormai

e forse è tempo di migrare

l’andare altrove è Resistenza estrema

il Reiniziare

 

Alberto Rizzi nasce ad Arco di Trento nel 1956, ma vive da sempre in Provincia di Rovigo e in particolare, dal 2016, a Lendinara. Coinvolto in diverse esperienze artistiche dalla metà degli Anni ’70, è attivo in campo poetico (a livello professionale) dal 1991. Presente in numerose riviste, fanzine e antologie, anche all’estero (l’ultima delle quali, “Una distanza immane” è uscita appena due mesi fa per “La linea dell’Equatore” di Civitavecchia (RM)), ha quasi sempre autopubblicato a causa della situazione perlopiù clientelare e autoreferenziale dell’ambiente poetico italiano. Le raccolte ufficiali, cioè non uscite attraverso “vanity editors”, sono: “Opera prima – Non voglio morire a Rovigo”, 1994, Padova Ed. Calusca; “L’armadio cromatico”, 2000, S. Bellino (RO) Ed. L’archivio della Memoria; “Piccola trilogia nera”, 2000, Modigliana (FO) Ed. Criatu; “Poesie incitanti all’odio sociale”, 2008, Novi Ligure (AL) Ed. Puntoacapo. L’ultima, autopubblicata quest’anno attraverso Youcanprint è “Achtung Banditen – Poesie per le Nuove Resistenze”.

 

Alessandra Corbetta
(guarda anche l’uscita precedente)

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