Rocketman: tratto da una storia di fantasia vera

Con “Rocketman” il regista Dexter Fletcher torna a dirigere un biopic musicale dopo lo strabiliante successo di “Bohemian Rhapsody”, esplorando questa volta la vita di Sir Elton John.

Il film inizia in medias res, con un Elton John (Taron Egerton) con addosso un sobrio abito da diavolo in piume, lustrini e paillettes che ad un incontro di alcolisti anonimi ammette – più a sé stesso che agli altri – di essere alcolizzato. Da qui, una serie di flashback porteranno Elton a ripercorrere le varie fasi della sua vita: dall’infanzia sofferta a causa di sue genitori anaffettivi alla strada per il successo, passando per un declino personale fatto di dipendenze da alcool, droghe e sesso.

Nonostante alcune affinità tra i film – che non sono per forza positive – si può dire che “Rocketman” non vuole essere una copia del suo predecessore, e i motivi sono vari.

Tra i principali c’è sicuramente il fatto che questa volta il film affronta la vita di un artista ancora in vita e che è anche il suo principale produttore. È inevitabile che “Rocketman” sfoci di qua e di là in scene estremamente autocelebrative, ma non si tratta per forza di un difetto. Anzi, l’ostentazione di costumi esagerati, di quel gusto estremamente camp che di sobrio ha ben poco è possibilmente una delle caratteristiche principali del personaggio Elton John che il film non fa che riprendere pari pari dalla storia dell’artista.

Un altro aspetto tipico di “Rocketman” è il suo assetto da musical. È Elton che ci sta raccontando della sua vita e quindi la sua presenza da narratore onnisciente ogni tanto si palesa, cantando la colonna sonora della sua storia o strizzando l’occhio allo specchio in una scena che ricorda molto la favolistica Mary Poppins. Questa atmosfera favolistica, che alcuni hanno definito onirica, viene rievocata spesso nel film e marca un’altra differenza.

Se c’è però un filo rosso che lega “Rocketman” a “Bohemian Rhapsody” è quel – sicuramente trascurabile – difetto di non scavare nel profondo delle cose, di raccontare quello che sicuramente un vero fan sa già. Anche in questo caso, infatti, le difficoltà che Elton incontra nella sua vita vengono superate con una semplicità e leggerezza che, conoscendo l’animo umano, sembrano davvero improbabili.

Alla fine, Elton riuscirà a riscattarsi, a sfuggire dai propri demoni: lo fa sulle note di “I’m Still Standing”, canzone galeotta per la scelta del protagonista.

Taron Egerton ha, infatti, doppiato Johnny il Gorilla nel film d’animazione “Sing”, il quale si esibisce proprio cantando “I’m Still Standing” di Elton John. Deve essersi trattata di un’epifania ai produttori che includono lo stesso Elton, il quale aveva precedentemente visto in Justin Timberlake il candidato ideale per vestire i suoi panni. A Egerton va anche il merito di cantare (oltre che interpretare, come nel caso del Freddie Mercury di Rami Malek) tutte le canzoni del film, in una sfida che sulla carta non sembrava affatto semplice, ma che il giovane attore riesce sicuramente a vincere.

Se guardando il film volete scoprire di più sulla vita di Elton John o semplicemente siete dei grandi fan, mettetevi alla prova con le 5 curiosità che – forse – non conoscete sull’artista!

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