Giacomo e l’Infinito, duecento anni dopo

Giacomo e l’Infinito, duecento anni dopo

Duecento anni e non sentirli. Sempre attuale ed eternamente giovane, perché è ai giovani che “L’Infinito” di Giacomo Leopardi parla ancora. Oggi alle 11.30 gli studenti di tutta Italia hanno voluto ricambiare il favore, recitando in contemporanea quei versi scritti duecento anni fa e non corretti quasi più (le modifiche che l’autore ha apportato sul manoscritto sono minime e di poca sostanza). Seguendo sui social “#200infinito” troverete i video dei ragazzi che, a partire dalla piazzetta del Sabato del Villaggio a Recanati (2.000 soltanto lì, dove si affaccia Palazzo Leopardi), hanno voluto partecipare all’iniziativa promossa dalla contessa Olimpia Leopardi, discendente diretta del poeta, e dal Ministero dell’Istruzione (clicca qui per maggiori informazioni sull’iniziativa).

Oltre la siepe

Al di là dell’anniversario, sembra ancora di vederlo questo giovane favoloso (e la magia del cinema in questo aiuta, cliccate qui per vedere il momento della composizione) che ha ancora molto da dire sull’immaginazione. Può certamente sembrare una semplificazione, lascio, infatti, agli accademici letture e analisi più complesse, ma ciò che da sempre trovo in questo idillio è la capacità di vedere oltre, con gli occhi della mente e, soprattutto del cuore.

Foto scattata dalla prof a Recanati, nell’agosto 2015

E il cuore di Giacomo è quello di un sognatore che, con le sue parole poetiche, crea illusioni, chimere, ideali e speranze che aiutano a vivere. Perché, anche se da anni è ricordato soprattutto come poeta pessimista per eccellenza, i ragazzi comprendono che c’è qualcosa in più di quello che riportano le antologie. Tutto dipende da come lo si spiega.

Il compito dei professori

Quando ho incontrato Leopardi per la prima volta, sui banchi di scuola, è stato amore a prima vista. Il merito, però, non va all’insegnante che avevo all’epoca, esausto e svilito da ragazzi di terza media poco interessati. Non ci è riuscito, ma i versi dell’Infinito hanno colpito al cuore della mia immaginazione.

Foto scattata dalla prof a Recanati, nell’agosto 2015

Al liceo ho incontrato ancora il poeta di Recanati ed è stata tutta un’altra storia: una bravissima professoressa mi ha fatto conoscere di nuovo quel giovane favoloso, raffinatissimo studioso della cultura classica, che ha amato disperatamente la vita, ma da lei non è stato ricambiato.

Ed è stata proprio quella vita a determinare le due anime che coesistono nelle sue pagine, quella materialista, piena di pensieri negativi, e quella sognante, fatta di un’immaginazione mai abbandonata.

Così vorrei spiegare Leopardi nei prossimi anni, mostrando ai ragazzi che è come loro, in perenne tensione tra il buio della negazione e la luce della speranza. Perché presentarlo solo come un pessimista, come un uomo infelice, è fermarsi alla realtà della siepe.

Foto scattata dalla prof a Recanati, nell’agosto 2015

E, se manca ancora qualcosa alla vostra immaginazione, o se sui banchi di scuola non avete avuto qualcuno che vi ha fatto arrivare i suoi versi dritti al cuore, ascoltate le parole del collega che a Leopardi ha dedicato un intero libro (clicca qui per ascoltare le parole di Alessandro D’Avenia).

 

 

 

 

Alice Cavinato

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