“Aladdin”: bentornati ad Agrabah

Aladdin” è il nuovo cartone animato Disney adattato in live-action, nelle sale dallo scorso 22 maggio.

Ad Agrabah, il giovane Aladdin (Mena Massoud) vive come può, rubando quel che può insieme alla fedele scimmietta Abu. È proprio durante uno dei suoi furtarelli che incontra la principessa Jasmine (Naomi Scott) e se ne innamora a prima vista. Ma Jasmine è al mercato sotto mentite spoglie: finge di essere la sua ancella Dalia perché le è proibito di uscire da palazzo. Intanto, il visir Jafar (Marwan Kenzari) è stanco di sottostare agli ordini del suo sultano e incarica Aladdin di rubare per lui la lampada magica per liberare il Genio (Will Smith) e impossessarsi del trono. Una volta scoperto il contenuto della lampada, però, Aladdin penserà bene di tenerla per sé e usarla per scopi personali, come fingersi un principe per conquistare la ragazza conosciuta al mercato, della quale ha scoperto la vera identità.

La regia di “Aladdin” è curata da Guy Ritchie e, per un film dinamico come questo, la scelta è stata quanto mai giusta. Ritchie riesce a ricreare l’azione già presente nel cartone in modo perfetto, non rinunciando all’effetto adrenalinico che scene come l’inseguimento al mercato o del trionfale ingresso di Aladdin (o meglio, del principe Ali) nella città.

Un altro punto a favore del film è che il cartone – questa volta – è seguito di pari passo dal film: c’è ben poco di nuovo o di inventato in questa versione di Aladdin. Questo è sicuramente un pregio, perché la magia del cartone con le sue notti orientali e tappeti volanti sarebbe stata difficile da replicare se la sceneggiatura avesse alterato troppi elementi.

È da apprezzare anche il fatto che il cast non abbia subito un white-wash eccessivo, ossia il brutto vizio che ha Hollywood di affidare ad attori occidentali ruoli di una cultura diversa. È vero che Mena Massoud è canadese di origini egiziane mentre Naomi Scott è un’attrice inglese di origini indiane, ma si tratta pur sempre un primo passo verso una più giusta assegnazione dei ruoli.

La vera star del film rimane – ovviamente – Will Smith, ma realizzare la sua versione del Genio non è stata di certo una passeggiata. Nel cartone animato, infatti, non solo la voce del Genio era stata affidata a Robin Williams, ma anche le sue movenze e gli atteggiamenti erano stati creati seguendo le performance dell’attore scomparso nel 2014. Si tratta, quindi, di una pesante eredità che però Will Smith ha raccolto con rispetto e il risultato ottenuto è magnifico e, di sicuro, renderebbe orgoglioso il Genio originale.

Un’ultima curiosità: la voce del Genio del cartone animato era quella di Gigi Proietti che ritroviamo in questa versione realistica del film, ma nella voce del sultano, il padre della principessa Jasmine.

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