Bonding: il sadomaso per grandi e piccini (finalmente)

Avevo beccato il trailer di Bonding qualche giorno prima della sua uscita su Netflix, e da subito l’avevo bollata come la classica commediola teen che fa finta di affrontare i soliti problemi sessuali degli ormai mitologici Giovani di Oggi, mettendoci in mezzo argomenti delicati che non vengono mai trattati nel modo giusto, scadendo sempre in volgarità gratuite e allusioni che non portano a nulla tranne che al farsi un’idea sbagliatissima di ciò di cui si parla, contribuendo solo alla disinformazione. Sì, a me i trailer fanno uno strano effetto.

Bonding

E invece no. Mi sono ritrovato a pizzicare gli ultimi minuti del pilota mentre lo guardava la mia ragazza, e inaspettatamente qualcosa ha stuzzicato la mia attenzione in modo diverso. In TV o al cinema i temi legati al sesso, al sadomaso, alle perversioni, al mondo LGBT, sono solitamente trattati con le pinze. Il problema è che spesso queste pinze diventano cesoie enormi e arrugginite, difficili da manovrare da chi non ha le mani abbastanza abituate, mandando all’aria ogni buona intenzione di tutti quegli autori in crisi di fantasia che si ostinano a rimpastare le solite storie del gay/ciccione/represso di turno che veniva preso in giro al liceo per i suoi modi effeminati e che adesso fa vedere a tutti che ce l’ha fatta. Praticamente un crossover continuo tra Ugly Betty e Glee. Il risultato è una sequela di film e serie TV che non migliorano la reputazione, già non esattamente splendente, che certi temi vantano nei confronti della maggioranza di tutte quelle persone che non hanno i mezzi intellettivi per capire determinati aspetti di ciò che catalogano semplicemente come perversioni e deviazioni. Tanto per capirci, viene prodotto un Chiamami col tuo nome ogni 20 anni, quando va bene.

 

Il fatto di non capire quanto possa essere piacevole per un uomo farsi fare la pipì in faccia da qualcuno vestito da pinguino, non significa che questa debba essere bollata una perversione da malati mentali, ma piuttosto bisognerebbe farsi qualche domanda sui motivi psicologici che possano far nascere determinate pulsioni, e magari informarsi e capire.
Bonding ci prova, e ci riesce.

 

Bonding

In breve, la storia narra di due amici dai tempi del liceo, Tiffany e Pete, che si ritrovano a condividere una carriera lavorativa nel mondo del BDSM dopo che lui scopre che lei fa la Mistress per mantenersi gli studi all’università (in psicologia, guarda caso). Tiffany è una ragazza apprentemente sicura di sè, ma che nasconde crepe lasciatele da anni passati a cercare nel sesso liceale ciò che adesso, da ragazza più matura e vissuta, vorrebbe trovare in una relazione vera: semplice affetto. Quell’affetto che nessuno le ha mai dato e soprattutto che nessuno le ha mai chiesto. Un affetto che rappresenta la maggiore incognita della sua vita, un qualcosa di ignoto di cui aver paura come i bambini hanno paura del buio.
Pete si trova su una barca simile, vista la sua omosessualità non più repressa, ma di certo non sbandierata, e non per pudore ma per un timore reverenziale verso un mondo fatto di prime impressioni, sorrisi di circostanza, e di facciate apparentemente solide e che invece sono fragili come dei fogli di carta che si sgretolano sempre di più ad ogni spruzzo di sicurezza che riusciamo a schizzarci sopra. Vuole fare lo stand-up comedian, ma ovviamente il suo carattere da pulcino tutto macchie e paure non glielo permette. Tiffany gli offre l’opportunità di lavorare come suo assitente, ed è così che si ritrova in situazioni di cui ignorava totalmente l’esistenza, o che fino a quel momento aveva immaginato diversamente. Alcuni clienti di Tiff lo apprezzano a tal punto da richiedere i suoi servigi, una gamma di prestazioni che va dalle “comuni” golden shower alle più sofisticate sessioni di solletico regalate da mogli amorevoli a mariti insoddisfatti.

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Tiffany e Pete condividono le loro vite crescendo insieme senza nemmeno rendersene conto, dandosi forza l’uno con l’altra, scontrandosi con difficoltà, incomprensioni, limiti e ansie tipiche dei ragazzi che una volta finito il liceo non riescono a gestire al meglio l’impatto con il fantomatico Mondo Reale che tanto piace nominare ai professori col sedere saldamente inchiodato sul loro stipendio sicuro. Traggono beneficio dalle loro cadute, tornando più forti dopo essersi rialzati. Nel giro di soli 7 episodi assistiamo ad un’evoluzione semplice e lineare, senza fronzoli, ma senza nemmeno quella sensazione di fretta e scontatezza in cui cadono serie TV molto più blasonate, fatte di centinaia di episodi con storie che non fanno altro che ripetersi cadendo nella noia.

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Interessante, da questo punto di vista, è anche il formato della serie, che è composta appunto da sole 7 puntate dalla durata media di 15 minuti. Un formato a cui eravamo abituati ai tempi delle webserie su Youtube, ma che su Netflix ti lascia ancora quella strana sensazione di incompletezza. Quel “Tutto qua?” seguito dalla consapevolezza che in effetti non c’era molto altro da dire. La forza di Bonding sta in questo. Una storia cotta e mangiata, arricchita da momenti di commedia mai scadente, e visti i temi trattati, il rischio che lo fosse era altissimo. Temi che vengono maneggiati con sicurezza e naturalezza, non serve approfondire ciò che si vede, viene dato giustamente per scontato che quello che si racconta succede ogni giorno, e se qualcosa ti sfugge o hai il dubbio che forse si stia esagerando, c’è sempre Google per saperne di più (e ne saprete, oh se ne saprete…).

Non c’è da sottolineare nulla di speciale da un punto di vista tecnico, tutto nella norma e di buon livello. Compresi i due giovani attori protagonisti che si calano molto bene nei loro ruoli. La scrittura di Bonding è basilare, nell’accezione più positiva del termine. Probabilmente la serie finisce nel momento in cui nella vita reale si direbbe di essere “solo all’inizio”, ma il tipico senso di abbandono che si prova dopo aver finito qualcosa che ti piace viene subito sostituito dalla sensazione di aver visto finalmente qualcosa di nuovo e fresco, che sicuramente ti ha arricchito di qualcosa e non ti ha tolto niente, nemmeno il tempo, visto che tutte le puntate si bruciano in meno di due ore.

Bonding merita un voto alto, che tiene conto del buon livello di innovazione e della ventata d’aria fresca che questa serie porta con sè. Sarebbe opportuno che certe storie si potessero allargare, raccontando più punti di vista, anche più adulti (Guadagnino docet), mantenendo comunque questo tipo di leggerezza narrativa. Certamente non è facile, ma se è possibile creare premesse del genere, il futuro forse è più roseo di come sembra.

 

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