L’Italia che Resiste si è riunita al Salone del Libro

L’Italia che Resiste si è riunita al Salone del Libro

Ho girato, curioso, tutto il Salone. Il contapassi ha superato i ventimila ogni giorno e la stanchezza non la sentivo. Comunque, bisogna avere passione e voglia di conoscere, e soprattutto il tempo. Perché c’è talmente di quella roba lì, al Salone del Libro, che poi ti perdi in quello che desideri e in quello che concretamente puoi fare. Alla fine, ti insegna quasi a decidere. Velocemente e su due piedi. Ma ne vale sempre la pena. Sempre.

Chiara Appendino, a fine Salone, è stata chiara: “Un tale successo è stato possibile perché i cancelli del Lingotto si sono aperti alla comunità del Salone. Questa è stata la vera forza”. E aggiungo un’altra cosa: ha creato dibattito, discussione. L’ha fatto mettendo al centro cultura e informazione, e non solo libri e autori. E’ stata una sorta di Resistenza non programmata: l’antifascismo era evidente, forte, tale che ti faceva sentire al sicuro e riparato. Di leghisti, insomma, nemmeno l’ombra. Non che ci fossero dubbi, eh.

Alla fine non ha boicottato nessuno. Né chi ha scritto, né chi ha visitato. Torino è stata per giorni la capitale culturale di questo Paese che obiettivamente ha bisogno più di tanti altri di alzare il proprio livello di pensiero e di partecipazione. Ecco, è arrivato un segnale in una città in cui i movimenti politici hanno ancora il sapore – aspro – dei tempi addietro. In cui la condivisione delle idee è forte. In cui i collettivi hanno un ruolo e sanno come colpire (legalmente parlando). Il Salone è stata l’anticamera dell’ultimo baluardo e centro politico d’Italia. Mentre il resto dello Stivale se ne fregava, lì qualcuno iniziava seriamente a preoccuparsi. E ha trovato risposte, anche quando forse non se l’aspettava. C’è un’Italia che legge, s’informa bene e soprattutto pensa. Grazie, SalTo.

Cristiano Corbo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *