ESCLUSIVA – Miles Mosley: la musica tra spiritualità e magia

Miles Mosley intervista

Miles Mosley è un contrabbassista, cantante, produttore, compositore e arrangiatore.

Dal jazz al rock, dal funk all’RnB, passando per “How to pimp a Butterfly”, che ha rappresentato il punto di svolta della carriera di Kendrick Lamar.

“Technical virtuoso”, come l’ha definito il critico Don Heckman, è una delle colonne portanti della West Coast Get Down e nel 2017 ha pubblicato “Uprising“, il suo primo album da solista (questa la recensione pubblicata su uDiscover Music).

Kamasi Washington – con cui ha registrato “The Epic” e “Heaven and Earth” e ha condiviso il palco in giro per il mondo -, Andra Day , Christina Aguilera, Jason Mraz, Chris Cornell, Lauryn Hill, Mos Def e Avenged Sevenfold sono solo alcuni dei musicisti con cui ha collaborato.

Conosciamolo meglio con questa intervista rilasciata in esclusiva ai microfoni di MentiSommerse.it

Come si è avvicinato Miles Mosley al mondo del jazz? Quando hai iniziato a suonare il contrabbasso e cantare?

Miles Mosley Uprising
Foto di Visual Thought 60

I miei genitori erano grandi fan del jazz. Mia madre mi ha chiamato così in onore di Miles Davis, e se lo avesse fatto mio padre mi sarebbe toccato il nome di Yusef Lateef. In entrambi i casi, avrei portato una leggenda del jazz con me per tutta la vita.

Era la musica che i miei genitori ascoltavano per rilassarsi e per sentirsi felici nei week-end. Oscar Peterson e Pharaoh Sanders hanno riempito le stanze di casa mia il sabato mattina.

Ho iniziato a suonare il contrabbasso quando ero alla scuola media (all’età di 13 anni) e ho iniziato a cantare un decennio dopo. Mi è sempre piaciuto scrivere canzoni e suonare il basso. Cantare allo stesso tempo sembrava il modo migliore per mettere insieme le mie due passioni.

Mi ci è voluto un po’di tempo per capire come dividere il mio cervello in due azioni diverse, ma è una sensazione che quasi solletica i sensi quando hai capito bene come farlo.

“Uprising” e “The Epic” hanno una forte componente spirituale. Qual è il tuo rapporto con Dio e la fede? Qual è, per te, l’amore supremo?

Sono una persona profondamente spirituale, così come lo sono i miei genitori. Il primo libro che mia madre mi diede da leggere era il “Tibetan Book of the Dead”.
Ho studiato la spiritualità e il suo impatto sulla condizione umana fin da quando ho memoria.

Mia madre è ebrea e mi portava alla Sinagoga quando ero a Los Angeles; mio padre è un Southern Baptist e mi ha portato in chiesa quando abbiamo fatto visita a mia nonna in estate.

I miei genitori mi incoraggiavano sempre a trovare la mia strada e a scegliere un percorso che mi permettesse di essere un onesto e compassionevole uomo di parola.

Credo che la musica provenga da un regno spirituale e magico, e mi piace la sensazione di sedermi all’ombra di tanta grandezza.

Quando sei nato a Los Angeles, in California, fissi l’Oceano Pacifico e tutta la sua “maestosità”; contestualizza quanto insignificanti possano diventare le nostre piccole preoccupazioni.

Inoltre, come studente di lingua, sono sempre stato affascinato dal modo in cui un’idea, messa insieme da una serie di parole sulla carta può incitare, lenire e accendere gli umani a fare cose incredibili, sia “buone” che “cattive”. Mi piace pensare alla lingua come a qualcosa che brandisce come una spada per l’onore o la distruzione.

Com’è nata la West Coast Get Down? C’è un momento speciale di questo progetto che vuoi raccontare ai nostri lettori?

West Coast Get Down è un gruppo di musicisti cresciuti tutti durante la stessa epoca a Los Angeles. Ci conosciamo da quando eravamo ragazzini e da allora facciamo musica insieme.

Probabilmente il momento più importante per noi tutti è stato il Natale del 2015, quando abbiamo bloccato uno studio e registrato tutti i nostri album contemporaneamente. Era un bivio, l’inizio di un nuovo viaggio che ci avrebbe portato al centro dell’attenzione mondiale.

Ricordi il tuo primo incontro con Kendrick Lamar? C’è qualcosa che ti ha particolarmente impressionato di lui?

Non ho lavorato in maniera diretta a “To pimp a butterfly” rispetto a quanto hanno fatto Terrace Martin, Thundercat e Kamasi Washington. Erano loro quelli della nostra squadra ad avere la responsabilità di portare alla luce questo bellissimo album.

Ho partecipato ad alcune delle ultime sessioni prima della pubblicazione dell’album; nel momento in cui Terrace e Kamasi stavano mettendo le corde e il contrabbasso sulle tracce per farle uscire.

Ho incontrato Kendrick un paio di volte mentre stavamo aprendo il suo show in alcune date negli stadi, ma non vedo l’ora di potermi sedere e ringraziarlo per il suo contributo al Pantheon delle Arti di Los Angeles.

Com’è stata la tua ultima esperienza in tour con Kamasi Washington?

Kamasi e io ci esibiamo insieme fin da quando eravamo ragazzini, così in tour ci troviamo davvero bene insieme. Ci divertiamo molto a preparare gli show per i fan. Ogni spettacolo è unico e vive in un momento specifico.

La West Coast Get Down suona come nessun altro gruppo che abbia mai sentito, i posti in cui andiamo, i viaggi che facciamo con la musica ti fanno sentire euforico.

Incontrare persone da tutto il mondo e sentire quanto apprezzano tutti i nostri album, è una sensazione davvero speciale. Sono molto grato per l’opportunità di condividere questa musica con tutti.

Quali sono i cinque album che hanno avuto un particolare significato dal punto di vista umano e professionale per te?

Non in ordine di importanza, ma alcuni dei miei album preferiti sono:

Miles Mosley
Foto di Aaron Woolf Haxton

“DON’T GIVE UP ON ME” – SOLOMON BURKE: Questo album è stata la prima ispirazione per la produzione del mio album “Uprising”.

“SECRET WORLD LIVE” – PETER GABRIEL: Questa è una delle mie live performances preferite, e sono ispirato dalla tensione che Peter Gabriel costruisce nei suoi inni.

“HEJIRA” – JONI MITCHELL: Joni Mitchell è il mio paroliere preferito e questo disco, credo, è stato fatto al culmine della sua sperimentazione e fiducia.

“WE GET REQUESTS” – OSCAR PETERSON: Tutto ciò che so riguardo al contrabbasso inizia con questo album. Ray Brown è un Dio.

“EXTENDED PLEA” – TOULOUSE: Questo è uno dei miei album preferiti pubblicati negli ultimi tempi da un artista che non tutti conoscono. Se ti piace MOSES SUMNEY, ti piacerà.

Stai lavorando a un nuovo album. Vuoi darci qualche anticipazione a riguardo?

Ho lavorato duramente con Tony Austin (WCGD / Drums / Producer) a questo nuovo album, e penso che sia il mio lavoro lirico più raffinato fino ad oggi; è la prima volta che ho davvero un messaggio.

La musica è grande e audace e talvolta sembra addirittura un inseguimento in auto! Sto ottenendo nuovi suoni che non ho mai raggiunto prima sul basso, e non penso di averli ascoltati da qualche altra parte. Per me è importante spingere sempre per qualcosa di nuovo e sfidare le mie capacità.

Con questo album sto sicuramente ritraendo il meglio che ho da offrire di me stesso, e sono stato così fortunato da non dover tagliare nessun angolo finora. Sono molto entusiasta di pubblicare questo nuovo album e di tornare in Italia il prima possibile!

A Barbara Sealy e Miles Mosley va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Fotografia in evidenza di Aaron Woolf Haxton

Intervista a cura di Corrado Parlati

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