Lupo Grande e Lupo Piccolo, ovvero una tenera meditazione sulla solitudine

Lupo Grande e Lupo Piccolo, ovvero una tenera meditazione sulla solitudine

Io, quand’ero proprio piccola piccola, per quel che mi ricordo, non mi sentivo mai sola. Ero convinta di essere tutto: i cartoni alla televisione, mia nonna che m’inseguiva per farmi le croci sui morsi di zanzara, mamma che mi cucinava le mie cosine preferite. Poi una mattina in macchina che piangevo disperata perché non volevo andare a scuola, mi sono resa conto che non potevo far fare a mamma quello che volevo io: mi sono accorta che eravamo due cose diverse. E forse per la prima volta mi sono sentita un poco sola, con i miei picci e le mie ragioni.

Passiamo buona parte della nostra vita a determinare dove finiamo noi e dove iniziano gli altri. E c’è una certa solitudine, legata a quest’esercizio, nella consapevolezza che non siamo altro che un barlume di consapevolezza in un involucro di pelle che di tanto intanto cozza contro un altro, in un pellegrinaggio infinito verso una terra promessa alla quale, finalmente, appartenere.

Poi, crescendo, ci sono le solitudini che ti scegli e che non sembrano solitudini ma luoghi sacri dell’anima, a cui difficilmente facciamo accedere qualcun altro. C’è una favola bellissima, a riguardo, che si chiama Lupo Grande e Lupo Piccolo, di cui mi piacerebbe parlare, oggi – ché io ogni tanto mi ritengo abbastanza cresciuta da poter leggere i libri per bambini. È uscito nel 2009 dalla penna della scrittrice francese Nadine Brun-Cosme e dalla matita dell’illustratore Olivier Tallec.

Con grandissima dolcezza, questa favola invita ad una meditazione sulla solitudine, sulla sottile relazione tra la necessità di conservare noi stessi e la necessità di amare qualcun altro, e sui viticci delicati che sostengono i sentimenti.

E dunque, c’era una volta questo Lupo Grande ma grande grande, nero, che si era scelto per la sua solitudine un albero sulla cima di una collina, che era solo suo. Un giorno Lupo Grande guarda all’orizzonte e vi scorge un puntino blu, e gli si rizza il pelo perché teme che sia un altro lupo grosso come lui che voglia rubargli la sua chiesa. Invece il puntino blu resta un puntino pure quando s’è avvicinato: è Lupo Piccolo, che senza dir niente si sistema sotto l’albero e resta così a guardare lupo grande. Lo guarda quando fa i suoi esercizi la mattina, quando mangia i frutti dell’albero, quando si sistema la coperta di foglie per dormire.

“È segno di grande insicurezza personale, l’ostilità verso ciò che non ci è familiare”, ha scritto una volta Anais Nin, ed è precisamente il contrasto netto tra l’enorme statura di Lupo Grande e la sua ancor più smisurata vulnerabilità che rende questa storia così dolce, e così profondamente reale e attuale.

Succede, dunque, che piano piano Lupo Grande si intenerisce: gli salta un bottone alla solitudine. Ma non c’è abituato, e continua a mantenere un certo riserbo, a fare di ogni contatto una concessione. E capita che un giorno, di ritorno da una passeggiata, Lupo Grande non veda più il puntino blu appollaiato sotto l’albero. Si dice ma va, sono troppo lontano, da vicino lo vedrò, e invece niente. Lupo Piccolo se n’è andato, gli ha lasciato la sua cattedrale che a Lupo Grande sembra improvvisamente troppo immensa per lui solo.

Lo spazio di uno, quando diventa di due, non può mai più essere lo spazio di uno solo.

“Quella sera, per la prima volta, Lupo Grande non mangiò.
Quella sera, per la prima volta, Lupo Grande non dormì.
Aspettava.
Per la prima volta, si disse che una cosetta così piccola, davvero così piccola, aveva preso posto nel suo cuore.
Un sacco di posto.”

Lupo Grande sente una nuova solitudine insinuarsi dentro di lui, e mentre passano i giorni una valanga di promesse gli si stacca dall’anima innevata: se Lupo Piccolo tornerà, raccoglierà frutta anche per lui, e dividerà la sua coperta e gli lascerà ricopiare tutti i suoi esercizi, anche quelli segreti che conosce solo lui!

E così, un giorno, un puntino blu riappare all’orizzonte.

“Dov’eri?”, chiede Lupo Grande. “Quaggiù”, dice Lupo Piccolo.
“Senza di te, mi sono sentito solo”, dice Lupo Grande.
“Sono stato solo anche io”, gli fa eco Lupo Piccolo.

E fu così deciso che Lupo Piccolo sarebbe rimasto.

Marzia Figliolia

Marzia Figliolia

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