“Dilili a Parigi”: un tuffo nella Belle Époque

Dilili a Parigi” sceglie una settimana decisamente difficile per l’uscita al cinema, dominata dal gigante che è “Avengers: Endgame”.

Quest’ultimo non ha di certo bisogno di essere commentato oltre, anche perché i fan più accaniti saranno già stati al cinema e avranno ben precise opinioni sul film.

Mentisommerse.it ha deciso, quindi, di occuparsi di “Dilili a Parigi” perché una perla del genere non passi inosservata.

Dilili è una piccola kanak della Nuova Caledonia colonizzata dai francesi che si imbarca di nascosto sulla nave che riporta a casa la sua insegnante. Così la bambina si ritrova nella fervente Parigi della Belle Époque dove incontrerà Orel, un garzone che le farà scoprire tutti gli angoli della città e con il quale Dilili è intenzionata a smascherare i “Maschi Maestri”, una banda di malviventi che rapisce bambine.

È questo l’intreccio di una storia che, però, è molto più ricca di quanto possa sembrare.

La caccia alla banda rimane, infatti, sullo sfondo per dare spazio agli straordinari incontri che Dilili e Orel faranno in città. Da Marcel Proust, uno dei più grandi maestri della letteratura francese, a Marie Curie, figura di spicco della Fisica, passando per Emma Calvé e Sarah Bernhardt, rispettivamente cantante e attrice dell’epoca, senza dimenticare colui che è il simbolo della Belle Époque: Henri de Toulouse-Lautrec, insieme a tutta la sua cerchia di amici artisti.

Sullo sfondo di questi incontri – dai quali Dilili imparerà sempre qualcosa di nuovo – c’è Parigi, quella che si può a mani bassi definire la vera protagonista, che in questo film d’animazione prende letteralmente vita grazie alla tecnica usata.

Il regista Michel Ocelot ha, infatti, utilizzato delle fotografie scattate da lui stesso e, dopo averle modificate, le ha usate come il setting perfetto della sua storia, restando sempre un pizzico più reale dei personaggi e delle loro avventure.

L’utilizzo di foto reali – e, quindi, per forza di cose attuali – è una sintesi perfetta del film.

Sebbene ambientato alla fine del 1800 e nonostante le personalità prese in considerazione appartengano a quell’epoca così fermentativa, i temi del film rimangono attualissimi. Non mancano, infatti, richiami a situazioni politiche e culturali odierne, ai problemi che affliggono la nostra epoca che, invece, nella Belle Époque erano qualcosa di sconosciuto.

Anche per questo il film, sebbene d’animazione, è probabilmente più indicato per un pubblico adulto perché sia apprezzato appieno, anche se grazie allo stratagemma della caccia alla banda dei Maschi Maestri – che pure ha un suo significato allegorico – può essere adatto anche ai più giovani.

Per chi è amante dell’arte e, in particolare, di un periodo particolarmente fiorente per la capitale francese, “Dilili a Parigi” è assolutamente una chicca da non perdere, perché di film del genere, ormai, ce ne sono ben pochi.

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