Carlo Levi – Le parole sono pietre

Carlo Levi – Le parole sono pietre

“La Sicilia, come tutto il Mezzogiorno, ma in modi propri e particolari, si muove; e le azioni, le parole, i sentimenti, le lotte, le attese, le morti di cui ho parlato qui, e tutte le altre infinite che avvengono ogni giorno nelle città delle coste e nei villaggi dell’interno, sono momenti del suo sviluppo” 

 

Le parole sono pietre, sicuramente un titolo molto efficace, che trasporta con sè quella durezza di cui necessita per parlare di umanità. Si tratta di un racconto di viaggio e, proprio per questa sua natura, spinge il lettore a guardarsi intorno con estrema curiosità, per cogliere, quanto più gli è possibile, la realtà che lo circonda. Con estremo amore e poesia, Carlo Levi restituisce scene della realtà siciliana di metà Novecento e, con animo attento, lascia trasparire la sua sete di verità e la sua attenzione verso tutto ciò che è fragile.

UN VIAGGIO NELLA STORIA

“Il problema è, là, quello della Riforma, della terra, del possesso reale della terra, e del possesso politico: là, come in tutto il Mezzogiorno”

Levi accompagna per mano il lettore in una Sicilia abbattuta ed amareggiata a causa delle condizioni di miseria in cui era inesorabilmente caduta durante il governo Giolitti. Sono gli anni del sogno americano, della ricerca di una vita migliore, al di fuori della penisola. Con estrema maestría, e con un pizzico di spregiudicatezza, Levi, fa capire che non esiste nessun “miglior mondo possibile”, nessun Eldorado, ma che esiste la giustizia e che bisogna reclamarla.

“La giustizia vera, la giustizia come realtà della propria azione, come decisione presa una volta per tutte e da cui non si torna indietro: non la giustizia dei giudici, la giustizia ufficiale”

Levi si serve, più volte, di diversi espedienti per dimostrarci come, dietro una bella favola come quella americana, si nasconda una ben altra realtà, molto più scabrosa. Per indagare più a fondo questo tema, l’autore, porta il lettore a dialogare direttamente con l’antico mondo siciliano delle zolfatare. In “I vecchi e i giovani”, Pirandello, parla delle ribellioni e degli scioperi degli zolfatari e, servendosi di questo stesso back ground, Levi, analizza le loro coscienze e loda il loro coraggio di esistere.

“È il piacere che essi hanno di sentirsi vivere, e la sicurezza di vincere, è l’ineffabile, inconsapevole senso di essere entrati, come attori, in una vicenda vera, nel mobile fiume della storia” 

Ed è proprio in questa nuova consapevolezza, in questo nuovo potere della vita, che la sofferenza della Sicilia tutta trova un riscatto. È nelle dure parole di Francesca Serio, madre di un sindacalista ucciso dalla mafia, che Levi porta alla luce il senso di giustizia autentico e verace. È in questa figura di donna, profondamente addolorata e ferita, che si condensa tutta la forza per reagire e, questa, come una molla carica, diventa forza che esplode ed implode.

 

LA MERAVIGLIA DELLE COSE FRAGILI

Le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre. Parla con la durezza e la precisione di un processo verbale, con una profonda assoluta sicurezza, come di chi ha raggiunto d’improvviso un punto fermo su cui può poggiare, una certezza: questa certezza che le asciuga il pianto e la fa spietata è la Giustizia”

È questo anche un esempio di quanto un grande dolore possa davvero dare la forza di reagire, se trasportato su un piano di razionalità. La presa di coscienza, l’amore per noi stessi e per la realtà che ci circonda possono trasformare la negatività in una forza propulsiva che genera amore.

“Qui, in questa terra antica, è tutto l’opposto. La morte è morte, e perchè è morte conserva in sè pienamente l’immagine della vita”

I personaggi del teatro di vita di Levi convivono con la morte: è nel vulcano che li sovrasta con prepotenza e nel mare che li avvolge con grazia. Tuttavia, nessuno se ne cura, perchè è l’unico destino sia per coloro che rimarranno vivi sia per coloro che sono morti. Il vortice infernale dell’abitudine ha reso l’uomo schiavo, l’ha fatto cadere nel terribile errore di credere nell’esistenza delle banalità. Fare caso, ogni giorno, alle piccole cose quotidiane, credo fermamente potrebbe restituirci, passo dopo passo, la nostra primordiale attitudine alla capacità di meravigliarci e sentirci immersi in una magia ormai dimenticata. Scavare a fondo tutto quello che riteniamo banale per capire quanto, di importante e prezioso, quella cosa detenga in sé, senza dare mai nulla per scontato. E’ dalla meraviglia che è nata la filosofia, perchè, chi prova un senso di destabilizzazione o di dubbio, riconosce di non sapere e sarà spinto alla conoscenza più profonda.

ALLE PAROLE UNA NOTA DI MERITO

Levi è pienamente consapevole dell’arma che ha in mano, della potenza delle parole e le calibra, le usa con parsimonia ed estrema maestria. Si avvicina a Verga, alle parole semplici ma ricercate che colgono la realtà per riportarla alla sua purezza, al suo significato più autentico, col tentativo di avvicinarsi al territorio così legato all’arte che ne è nata. Le parole sono pietre che, se lanciate con troppa forza, possono far male. Le parole sono pietre mai scagliate ma tenute in serbo, accumulate una sull’altra, per costruire muri, talvolta non più valicabili.

Le parole sono pietre e azioni, come diceva Wittgenstein. Per cercare di capire, per quanto impossibile, quanto gli uomini costruiscono a livello sociale si deve partire dal loro linguaggio, dalle parole e dai gesti che essi scelgono come strumenti per esprimersi. Ed è proprio in questa prospettiva che le parole creano mondi in cui, troppo spesso, scegliamo di rinchiuderci come fossero torri d’avorio. Siamo circondati da così tante parole che spesso non gli diamo nemmeno il peso che meritano, le buttiamo lì, le scagliamo senza troppo curarci di coloro i quali andremo a colpire.

Utilizziamo sempre il pretesto per cui, una parola, una volta detta, “muore”, e ce ne serviamo a nostro vantaggio, per cambiare le fila di un discorso, per sottrarcene. Ma non consideriamo la gravità che le parole-pietre hanno e la profondità dell’orma che lasciano, sia in senso positivo sia in senso negativo, portando con sè un’idea.

Tuttavia, oggi, le parole rischiano di essere leggere perché, sempre più di rado, sopportano il peso di un pensiero o di una riflessione profonda. Ecco che, spesso, le parole, sono un mezzo per dimostrare la propria forza e non un veicolo per portare alla luce quello che è il frutto di un momento di meditazione. È l’unione delle ideologie che esalta Levi, la forza degli obiettivi comuni che si esplicano ed esprimono in tante piccole unità che, in un solo spirito, si uniscono.

“E certo, queste leggende e storie sono tutte vere, in luoghi come questo, dove il tempo si stringe con la durezza di un cristallo”

Dunque, lasciatevi trasportare dalle parole di questa incantevole lettura, ma, con consapevolezza.

 

Valentina Sprega

Valentina Sprega

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *