ESCLUSIVA – Connie Han: la stella nascente del jazz americano si racconta

ESCLUSIVA – Connie Han: la stella nascente del jazz americano si racconta

Connie Han è una delle stelle nascenti della nuova scena Jazz americana.

Connie Han intervistaNata a Los Angeles in una famiglia di musicisti e cresciuta nel mito di Chick Corea, Kenny Kirkland e Herbie Hancock, si avvicina al Jazz alla Los Angeles County High School.

È una jazzista “con spaventose abilità tecniche, una vastità di conoscenze storiche e tanta originalità per scrivere melodie che catturano facilmente l’udito”, scrive di lei il New York Times, mentre Jazziz l’ha inserita in questo articolo tra gli artisti da tenere d’occhio nel 2019.

Con questo album (Crime zone, ndr), Connie Han si è prenotata un posto tra le stelle del firmamento jazz di domani”, sono le parole che le ha dedicato All About Jazz.

Per presentare il suo ultimo lavoro e per conoscere meglio le sue principali influenze artistiche, noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato Connie Han.

Sei cresciuta tra musica folk cinese e musica classica. Cosa ha fatto avvicinare Connie Han al mondo del jazz? Quali sono i tuoi “piano heroes”?

Connie HanDa quand’ero piccola, sono sempre stata interessata ad un tipo d’arte che fosse spigolosa – arte che s’impegnasse ad osare creativamente.

Sono entrata in contatto col jazz per la prima volta quand’ero una matricola alla Los Angeles County High School for the arts, quando sentii la registrazione dell’epico trio di Kenny Kirkland, “Chance”, tratta dall’album omonimo (il loro unico album).

Quando sentii per la prima volta l’alchimia collettiva, la profondità e la “rudezza” della sua musica, quello fu il momento in cui decisi in fondo al mio cuore che sarei diventata una musicista jazz professionista.

I miei “piano heroes” sono Kenny Kirkland, McCoy Tyner, Mulgrew Miller, Hank Jones, e più recentemente Art Tatum.

Crime zone” è il tuo secondo album. Come hai scelto questo titolo e qual è la tua traccia preferita di questo album?

Il titolo “Crime Zone” illustra come ritengo che il jazz debba suonare: in modo univoco, individuale, pericoloso, provocatorio …. e soprattutto senza paura.

La mia traccia preferita dell’album è “Another Kind of Right”.

La terza canzone di “Crime Zone” s’intitola “By the Grace of God”. Qual è il tuo rapporto con Dio e la Fede? Qual è, per Connie Han, l’amore supremo?

Come nella maggior parte delle mie composizioni, il titolo è figurativo e non intende essere interpretato in un contesto religioso. L’amore supremo, per me, è il picco universale della spiritualità che un musicista jazz raggiunge al culmine dell’improvvisazione.

Sperimenta solo quella chiarezza e un’euforia extracorporea in cui non solo raggiungi il tuo potenziale, ma superi quello che pensavi fosse possibile, è il motivo per cui rimango fedele al mio mestiere.

Secondo te, il jazz può essere ancora un linguaggio rivoluzionario come lo è stato per Billie Holiday o Nina Simone?

Naturalmente, non devi scomporre gli elementi costitutivi del jazz per essere originali. Come ha affermato Mulgrew Miller, “il jazz è in parte progressivo e in parte arte popolare”.

Quali sono i cinque album che hanno avuto un particolare significato dal punto di vista umano e professionale per te?

Black Codes (From The Underground) – Wynton Marsalis
The Real McCoy – McCoy Tyner
The Sequel – Mulgrew Miller
Unity – Larry Young
Crazy People Music – Branford Marsalis Quartet

Questi cinque album hanno principalmente influenzato il mio sound e il mio stile.

Quali sono i suoni che stanno principalmente catturando la tua attenzione in tempi recenti?

Ultimamente sto scoprendo alcuni dischi di Marquis Hill!

Intervista a cura di Corrado Parlati

Corrado Parlati

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