Brucia ma resiste: Notre-Dame, vero simbolo dell’arte

Il fuoco alla cattedrale di Notre-Dame è stato spento, ma il dolore brucia ancora. È forse banale dirlo, certo, ma la verità è che soltanto in momenti drammatici come quelli vissuti lunedì sera ci accorgiamo di quanto tutti noi, in un modo o nell’altro, ci sentiamo legati a luoghi iconici come la cattedrale parigina.

Notre-Dame è uno di quei pochi monumenti al mondo capaci di unire milioni di persone: a soffrire mentre le fiamme squarciavano il cielo di Parigi non erano solo i fedeli cristiani o gli appassionati di storia dell’arte. No, Notre-Dame è un simbolo, un punto di incontro per molta più gente: per i parigini ovviamente, per i francesi, ma più in generale per tutti gli europei, probabilmente per i cittadini di tutto il mondo.

L’incendio di lunedì ci ha ricordato in modo violento e doloroso che l’arte, in tutte le sue forme, è la traccia più evidente del nostro passaggio su questo pianeta, racconta la nostra storia meglio di ogni libro. Notre-Dame, poi, con la sua imponenza architettonica e la sua storia quasi millenaria, è forse uno dei simboli più potenti in questo senso.

Verso le 21 di lunedì, l’ipotesi che la cattedrale potesse crollare e scomparire del tutto ha iniziato a farsi sempre più concreta. Se già il collasso della guglia, la famosa Flèche, aveva lasciato tutti scioccati e senza parole, la sola idea di vedere le due iconiche torri ridotte ad un ammasso di pietre era un pensiero drammatico. Vedere oggi le torri ancora al loro posto, imponenti e fiere, pur segnate dalla sofferenza di 12 ore di fiamme, fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, nonostante i gravi danni al resto della struttura.

Avremmo perso un simbolo. Tutti, non solo francesi e parigini. Avremmo perso un enorme pezzo di storia. Non solo di storia francese o europea, non solo di storia dell’arte o dell’architettura: un pezzo di storia dell’uomo. Di tutto ciò che raccontano le pagine della storia, solo l’arte lascia qualcosa da poter concretamente toccare, vedere o ascoltare; delle battaglie e delle guerre resta solo polvere. L’arte ci ha lasciato Notre-Dame de Paris. L’arte ci ha lasciato la Gioconda di Leonardo, il David di Michelangelo, l’Odissea di Omero, Fino all’ultimo respiro di Godard o Bohemian Rhapsody dei Queen.

Lunedì è stato come se bruciasse un braccio del David, o una strofa di Freddie Mercury. Senza l’arte ci mancherebbero dei punti di riferimento fondamentali che i nostri antenati hanno lasciato affinché fossero una testimonianza indelebile del nostro passaggio sulla terra, lasciandoci il delicato e difficile compito di difenderli, di preservarli, di dare loro il giusto risalto.

I vigili del fuoco parigini lunedì ci sono riusciti, limitando danni che avrebbero potuto essere molto più estesi. Ora toccherà ad altri far sì che la struttura resti stabile e ad altri ancora provare a ridare lo splendore che si merita a questo monumento. Perché in fondo, anche nella tragedia, Notre-Dame rappresenta perfettamente l’arte: è sopravvissuta a secoli interi, numerosissime guerre, e ora anche ad un incendio devastante. Ma c’è ancora. E prima o poi, ce lo ricorderanno anche i rintocchi delle sue campane.

Alessandro Bazzanella

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