La poesia epica continua a stupirmi, da entrambi i lati della cattedra: come il giovane Alessandro Magno teneva una copia dell’Iliade sotto il cuscino, così i nativi digitali riescono ad ascoltare rapiti i viaggi di Ulisse.

Propongono di realizzare presentazioni e cartelloni, accettano, addirittura, di prepararsi su testi mai letti in classe. «Prof, facciamo noi il brano del Ciclope!», mi dicono una mattina. Funzionerà l’esperimento, la flipped classroom che compare su ogni nuovo libro di testo come un coloratissimo annuncio pubblicitario? Avrò la risposta nei prossimi giorni, ma, intanto ho ottenuto un risultato: ho l’interesse di una platea esigentissima, la più difficile da conquistare.

Pillole di antichità

Ho appena spiegato il proemio dell’Odissea, stupendo la classe già con le prime quattro parole del poema. Le ho scritte sulla lavagna, in greco antico: nel decifrarle per i miei alunni, ho provato la meraviglia di un tempo, quando era tutto magico e sconosciuto.

Qualcuno ha riso del suono un po’ buffo di quelle parole antiche, qualcun altro ha fatto domande per tutto il resto dell’ora, altri ascoltavano: la speranza di una giovane prof è che, comunque, resti un ricordo, anche solo un’eco di quella poesia.

Parole, ritorni, emozioni: che sia in un’aula scolastica o in teatro, l’Odissea affascina ancora, dal primo all’ultimo esametro. Nell’incessante mescolarsi del greco alla lingua contemporanea, ai dialetti e ad altri idiomi sconosciuti dalla cadenza musicale, ho riscoperto ciò che credevo di sapere già.

Giovani studenti, eterna poesia

La poesia è davvero, come scriveva Orazio, un monumento più eterno del bronzo, e, con lo stesso verso, può raccontare lo sbarco di Ulisse in Sicilia così come l’arrivo di una nave di migranti a Pozzallo, può far capire che il dolore rabbioso della guerra, esploso durante la strage dei pretendenti, è rimasto anche nella memoria di chi ha combattuto durante la Grande Guerra.

Commossa dal ritorno di Ulisse, a Itaca e nella mia vita, sono uscita dal teatro con la consapevolezza che sarei tornata in classe con il programma di sala in una mano e la mia edizione dell’Odissea nell’altra.

Per scoprire lo spettacolo che ha visto la prof, clicca qui.

 

Alice Cavinato