Se una notte d’inverno fossimo noi i viaggiatori?

Se una notte d’inverno fossimo noi i viaggiatori?

Avvicinarsi alla vastità di un’opera come Se una notte d’inverno un viaggiatore tramite la lettura è un’esperienza che non lascia indifferenti.

Leggerla, filtrarla con la propria sensibilità di lettore e poi decidere di farne una recensione non solo lascia un piccolo segno sul cuore, ma espone anche alla possibilità di peccare di presunzione, di voler cogliere senza riuscire la complessità che un autore come Calvino intrinsecamente incarna.

Nel tentativo di rifuggire da queste eventualità avverto due esigenze.

La prima è quella di specificare la consapevolezza, che fin da subito mi cucio addosso, dell’impossibilità di esaurire o anche solo trattare in maniera più che soddisfacente il presente romanzo.

se una notte d'inverno un viaggiatore trama

In linea generale la capacità di restituire uno sguardo di ampio respiro che non dimentichi però di richiamare che la prospettiva personale del singolo non è mai scontata.

In questo caso, è ulteriormente più ostico ma se deciderete di cominciare il viaggio tra le pagine di Calvino sarete voi stessi a verificarlo.

Da ciò nasce la seconda esigenza che è quella di rilanciare a mia volta il giudizio per poter quindi allargare il ventaglio interpretativo tramite ciò che la lettura vi suggerirà.

A rendere questo un classico moderno è proprio la sua versatilità che mai diventa inconsistenza ma al contrario capacità di parlare al cuore di ognuno facendolo risuonare con note diverse.

 

Se una notte d’inverno un viaggiatore: l’analisi

In una prima analisi puramente narratologica quello che è possibile rilevare è che Calvino pone all’interno di una cornice testuale i due personaggi principali dell’opera: il Lettore e la Lettrice. Essi si muovono tra le loro vicende quotidiane mentre cercano di portare a conclusione la lettura di dieci diversi romanzi senza però riuscirci mai.

Gli inizi di queste narrazioni non solo costituiscono il corpo centrale dell’opera ma anche uno degli aspetti letterari più innovativi del panorama culturale italiano del secondo Novecento.

Cosa notiamo però allargando la visuale e osservando la posizione di questo romanzo all’interno della parabola esistenziale e intellettuale di Calvino?

‘’Sentii subito che nell’ordine dell’universo si era aperta una breccia, uno squarcio irreparabile’’

Indubbiamente l’influenza delle correnti strutturaliste che lo portano, sin dall’inizio degli anni ’70, a delineare precisissime coordinate per inserire il disordine che un secolo di guerre, rivolgimenti politici, economici e sociali ha lasciato.

Quello che emerge dall’impianto geometrico dell’opera non è un effetto asettico e macchinoso ma al contrario di grande apertura e sensibilità.

La letteratura si fa palcoscenico della vita nel momento in cui la narrazione e la riflessione su di essa si fondono dispiegando un intreccio in cui quotidiano e immaginazione comunicano più di quanto siamo solitamente portati a pensare. Quello di Calvino sembra un tentativo di dominare il reale operando il controllo della finzione e agendo con la sovrapposizione di livelli narrativi diversi.

 

In un romanzo che racconta di sé stesso i protagonisti siamo noi

‘’Stai per cominciare a leggere. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.’’

Nelle righe che aprono il primo capitolo possiamo già osservare la consapevolezza che Calvino ha nel riconoscere il proprio pubblico e a lui rivolgersi.

‘’Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo libro in particolare. Sei uno che per principio non s’aspetta niente da niente’’

Non si limita ad apostrofare il lettore e a identificarlo ma solleva immediatamente la questione del rapporto che intrattiene con la letteratura connotandolo dal punto di vista culturale e inserendolo in un ben nitido contesto sociale.

Descrive le azioni che il pubblico compie una volta iniziata la lettura e ancora prima quelle che svolge entrando in libreria. L’approccio diventa quello di uno studio nel quale filosofia, sociologia e critica letteraria si fondono.

Tenendo a mente che le possibilità della letteratura non si esauriscono in quelle di evasione verso mondi e tempi lontani, di sognare e imparare tramite le situazioni narrate, possiamo davvero affermare che il ruolo del lettore è, in misure diverse, sempre passivo? In che spazio si colloca la soggettività di colui che fruisce l’opera?

 

L’esperienza della letteratura: i correlativi della vita

In buona parte quello che ci porta a entrare in una libreria, acquistare un romanzo e iniziarlo deriva dal fatto che in modo più o meno velato siamo mossi dal desiderio di leggere di noi. Vogliamo ritrovarci, osservando i correlativi delle nostre vite tra le pagine. Vogliamo vedere gioie, liti, delusioni ed esperienze da una distanza che protegga dai rischi del reale però avvicinandoci e preparandoci ad esso.

‘’Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è di evitare il peggio. Questa è la conclusione a cui sei arrivato nella vita. E con i libri? In un settore ben circoscritto come quello dei libri dove può andarti male o andarti bene, ma il rischio della delusione non è grave’’

Noi lettori non verremo salvati da un uomo che arriva a cavallo come Mr Darcy in Orgoglio e pregiudizio. Vivremo piuttosto una versione attutita del processo di innamoramento che è universale e non limitato alla contingenza dell’Inghilterra dell’Ottocento.

Non torneremo a Itaca come Ulisse dopo infiniti perigli ma vivremo grandi e piccole odissee lunghe ore, o magari giorni e anni.

L’esperienza della letteratura si lega così a quella della vita. Esse comunicano tra loro e si allargano reciprocamente. L’orizzonte delle conoscenze si amplia, diventa più consapevole e vasto.

L’arte si presenta come una palestra nella quale poter trovare e interpretare noi stessi alla luce di Mrs Dalloway, del giovane Holden, Romeo e Giulietta, Anna Karenina e di tutti i personaggi che abbiamo incontrato.

 

 

Un atlante del contemporaneo

Compiendo un ulteriore passo avanti e avvicinandoci ai nostri giorni è altrettanto interessante domandarsi cosa effettivamente sia in grado di portare a noi, lettori e lettrici del 2019, Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Rispetto a questo le possibilità della letteratura, dell’esistenza, della frammentazione, della ricerca e dell’amore diventano ipotetiche e grandi categorie nelle quali incanalare e declinare le vostre letture e vite.

Nell’esistere inconcluso nelle dieci narrazioni centrali, nel continuo tentativo del Lettore e della Lettrice di scoprirne il finale, ci siamo tutti noi.

La lettera maiuscola su un nome comune di persona è un forte segnale di provocazione e forse di invito a provare a immedesimarci in loro, per poi tornare a noi con maggiore consapevolezza.

La critica calviniana al ”tutto e subito”

Considerando la maniera in cui Calvino continua a lasciare inappagate le aspettative che nutriamo nei confronti delle storie dei capitoli centrali l’opera risuona come una critica alla brama del tutto e subito, dell’arrivare in cima alla vetta e ‘’sapere come va a finire’’.

Nell’epoca delle spunte blu, dell’ultimo accesso, del fast-fashion e fast-food, la pazienza e la bellezza dell’attesa non solo sono poco gradite, ma al contrario vengono rifuggite.

Il risultato è che leggere un capitolo descrittivo è ‘’noioso e quindi lo salto ‘’, è che ‘’ scusa se non mi fermo a parlare perché vado di fretta’’. Di fretta indubbiamente, ma di fretta verso cosa ?

‘’Lei crede che ogni storia debba avere un principio e una fine? Il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce: la continuità della vita, l’inevitabilità della morte.’’

 

Nelle capitali della frenesia la pazienza è rivoluzionaria

Quello che tante volte sembra muoverci è la necessità, spesso poco sana, dell’avere il controllo su quello che ci si presenta sotto agli occhi. Il prezzo da pagare è quello di essere in un luogo senza però viverlo davvero, di incontrare qualcuno pensando già all’azione successiva, di non essere vivi nel presente e quindi non esserlo pienamente nella vita.

Se la perfetta struttura compositiva dell’opera sia più vicino al rappresentare la precarietà di un ordine che poggia su fondamenti instabili oppure a mostrare la disgregazione di tante piccole azioni a fondo cieco è una domanda rispetto alla quale ognuno risponde da sé.

Ma se oltre al tentativo di reggere il peso della frustrazione che questi inconcludenti inizi incarnano fossimo chiamati a vedere nelle pagine, così come nell’esistenza di ogni giorno, un disegno più grande? Se oltre che rincorrere simulacri di desideri spostassimo l’attenzione sulla consapevolezza del momento che siamo chiamati a vivere? Se parte della meraviglia fosse proprio nella lentezza, nella pazienza di costruire e porre un passo dietro all’altro?

 

Il Lettore e la Lettrice: pazienza, cura e libertà

‘’Ora siete marito e moglie, Lettore e Lettrice. Un grande letto matrimoniale accoglie le vostre letture parallele.’’

Quello che Calvino sembra suggerire nel finale del romanzo non è una conclusione pessimista ma al contrario luminosa e serena.

L’ansia, la frammentazione e l’inconsistenza si risolvono nell’amore tra il Lettore e la Lettrice.
Non necessariamente essi sono incarnati nelle figure di marito o moglie, amato o amata. La prospettiva è più vasta e profonda e si affaccia e concretizza nei volti a cui vogliamo autenticamente bene.

Ad un’amica, un papà, una sorella e a tutti coloro nei quali possiamo ritrovarci.

In questo senso diventa possibile percepire in maniera costante un centro che è immune alla forza disgregatrice del tempo e delle frenetiche pratiche. Alla capacità di ruotare intorno a questo perno non consegue una stabilità rigida e chiusa in se stessa. Ad essa è piuttosto connessa l’idea di una tale profondità e consapevolezza all’interno del rapporto che non solo diventa possibile abitare il presente in maniera autentica ma anche quella di essere liberi, mantenersi flessibili senza tradirsi.

 

Educarsi alla flessibilità

In chimica il valore della durezza indica le caratteristiche di deformabilità plastica di un materiale. Tanto più i legami sono rigidi, tanto più l’oggetto considerato sarà facilmente scalfibile. Tanto più gli indici di malleabilità e duttilità saranno alti, tanto più la resistenza alle sollecitazioni esterne e alla trazione sarà elevata.

Quello che Calvino sembra proporre è proprio questo: muoversi, educandosi progressivamente alla flessibilità, avanzare e qualche volta anche provare le vertigini danzando con una leggerezza che ‘’mai diventa superficialità, ma capacità di planare sulle cose dall’alto’’.

‘’null’altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch’a le percosse non seconda’’

Il giunco che Dante descrive nel primo canto del Purgatorio diventa l’emblema di questa condizione che permette di resistere all’impeto delle onde e dei venti che sbriciolano le parole, i racconti di Calvino e il nostro agire.

La dolcezza e la fluidità dei movimenti sono prerogative che solamente la consapevolezza e la cura portano. Sono l’esatto opposto di ciò che è brusco, frammentato e così prossimo al quotidiano esistere rispetto a cui l’autore ci mette in guardia.

Il nucleo irriducibile dell’unità è plurale

‘’Questa caccia t’appassiona perché la fai insieme a lei, perché potete viverla insieme e commentarla mentre la state vivendo’’

Così come i materiali della chimica non presentano le loro peculiari proprietà alla luce della disposizione di atomi isolati ma tramite legami e interazioni allo stesso modo il Lettore e la Lettrice trovano la bellezza della ricerca proprio perché questa avviene su un doppio binario.

La condivisione e la possibilità di vedersi muovere tramite gli occhi dell’altro rappresentano la possibilità di mantenere autentica e viva l’inchiesta.

I personaggi dell’Orlando Furioso di Ariosto vagano erranti senza un punto fisso che permetta loro di mantenersi flessibili davanti agli eventi avversi. Cambiano i loro obiettivi, i loro oggetti dei desideri non vengono mai raggiunti, o addirittura non si rivelano soddisfacenti. Le loro sono storie di aspettative tradite e nel peggiore dei casi pazzia, proprio come Orlando.

Si svela così il rischio dell’autoreferenzialità che si tramuta nella condizione di solitudine e individualismo dell’uomo moderno.

Altre letture sul ‘900

Il ‘900 è stato il secolo che ha accolto la crisi delle conoscenze e delle certezze nelle loro più svariate sfaccettature. Anche la letteratura e gli scrittori ne hanno risentito e si sono così spinti verso nuovi lidi, fino ad allora inesplorati, spingendo le possibilità della scrittura fino a superare limiti che prima si pensavano invalicabili.

Su Muse d’Inchiostro ci siamo confrontati con queste sfide a suon di romanzi come “Creature di sabbia” di Tahar Ben Jelloun e l’eterna vergine scrittura di Kenzaburo Oe, senza dimenticare “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino.

Sara Rainoldi

Sara Rainoldi

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