Rory Gallagher, il proletario irlandese che rifiutò i Rolling Stones

Mick Taylor era un bravo ragazzo, timido e discreto. Fumava e beveva poco, ma amava visceralmente il blues e lo suonava meravigliosamente bene. Lo sapeva John Mayall, se ne resero conto i Rolling Stones sin dal 1969. Ma la timidezza e la sobrietà non erano le caratteristiche migliori per suonare al fianco di Keith Richards: nel 1974 il matrimonio terminò, e il posto fu preso da un giovane ma già sufficientemente alcolizzato Ronnie Wood.

In realtà la prima scelta degli Stones era caduta su un giovane irlandese, con la camicia a quadri e i capelli lunghi. Uno che suonava sempre la stessa vecchia Fender Stratocaster Sunburst del 1961 (numero seriale 64351) acquistata usata per 100 sterline al Crowley’s Music Center di Cork. Schivo, riservato, umile ma testardo, per nulla incline ai compromessi commerciali e con un’inspiegabile avversione per i 45 giri, i passaggi radiofonici e le sale di registrazione. Tutto quello che voleva, come avrebbe sempre detto, era “suonare sul palco fino alla fine”. Si chiamava Liam Gallagher, ma scelse di farsi chiamare Rory perché “non esiste nessun San Rory e mi piace l’idea di non avere un nome di un Santo. Comunque, penso che mia madre avrebbe preferito Rory a Liam”.

Rory Gallagher era un proletario irlandese che suonava la chitarra. Lontano dalle lusinghe del music business, era riuscito nell’impresa che nessun politico riuscì neppure a sfiorare. Pacificare, con la propria musica, gli irlandesi, unendo sotto un solo credo musicale cattolici e protestanti, lealisti e indipendentisti. Folgorato sulla via del blues elettrico a nove anni, dopo aver ascoltato un pezzo di Muddy Waters sulla Armed Forced Network, la radio dei soldati tedeschi.

Per diventare una star devi cominciare a programmare tutto. Come ti presenti, che musica suoni, chi devi avere intorno, devi anche dare retta a troppa gente che studia per te la tua carriera. Io ho voluto solo pensare alla mia musica e mi sono tenuto alla larga dal big business, così ho perso il treno. Ma non mi dispiace, in fondo faccio le cose che voglio e sono contento. E poi ho anch’io la mia popolarità: nel tour americano che ho appena concluso i ragazzi hanno cantato tutte le mie canzoni… è una bella soddisfazione”.

Questo era Rory Gallagher, l’uomo che nel 1975 rifiutò di entrare a far parte dei Rolling Stones per continuare a suonare la propria musica. “Accadde prima dell’unione con Ronnie Wood e stavano facendo audizioni a molti artisti. Ho suonato un po’ con loro e credo che piacessi a Mick Jagger e mi volesse, ma Keith Richards stava piuttosto male a quel tempo e non ero certo che rimanessero insieme. C’erano molte incertezze, poi avevo prenotato concerti in Giappone, così rifiutai e fu l’ultima volta che li sentii. Così doveva andare, credo”.

Quando Rory morì, il 14 giugno del 1995, tutte le televisioni irlandesi interruppero i loro programmi per trasmettere il suo funerale in diretta nazionale. Non si sposò, non ebbe mai dei figli, non è entrato nell’immaginario collettivo dei più grandi chitarristi blues della storia.

Nel 1969, dopo l’incredibile esibizione a Woodstock, chiesero a Jimi Hendrix cosa si provasse ad essere il miglior chitarrista del mondo: “Cosa ne posso sapere? Fareste meglio a chiederlo a Rory Gallagher”.

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