Vico dell’Amor Perfetto – Le strade della Musica, secondo Andrea Marano

Vico dell’Amor Perfetto – Le strade della Musica, secondo Andrea Marano

Ci sono città intere, dentro di noi. Pure noi teniamo dentro le autostrade su cui andare a centotrenta all’ora alla guida di facili entusiasmi, e teniamo i palazzoni decadenti stipati di cartacce e di ricordi che dovremmo demolire, ma prima o poi. Abbiamo le strade e i vicoli ciechi, gli aeroporti e le stazioni dei treni. Andrea Marano, cantautore classe 1987, da L’albergo dei Poveri e fino al Vico dell’Amor Perfetto, traccia con le sue canzoni proprio una toponomastica del cuore, delicata e temporanea come le mappe di un esploratore. Ed è su queste mappe evanescenti che si muovono i sette protagonisti delle sette canzoni di Vico dell’Amor Perfetto, il nuovo disco in uscita per Radici Music Records il prossimo venerdì 5 aprile.

Per l’occasione, era giusto incontrarsi e fare due chiacchiere…

Chi è Andrea Marano, e qual è il suo nuovo progetto?

Uno che metteva le canzoni nel cassetto. Poi il cassetto si è riempito e quelle sono uscite.

Metafore a parte, Vico dell’amor perfetto è nato in modo del tutto spontaneo, anche se dopo una lunga sedimentazione sia dei brani nella loro forma più grezza, che delle successive produzioni. Ne è nato un album di 7 storie raccontate attraverso 7 canzoni. Vi sono temi sociali e altri più universali, ma il filo conduttore è che in ogni storia c’è un protagonista che è alla ricerca di qualcosa, di un oggetto, una persona o un’azione, grazie alla quale potrà sentirsi finalmente completo e in pace con il mondo. O almeno spera…

Il disco è stato pensato sin dall’inizio in acustico e le canzoni sono state costruite attorno ai testi. Con Gabriel D’Ario, che è coautore dei brani e ha curato la produzione artistica, abbiamo deciso di non utilizzare strumenti digitali e di affidarci solo a quelli “classici”. Uso le virgolette perché Gabriel ha suonato davvero tutto, in un brano anche le buste di plastica…

“Vico dell’Amor Perfetto”: un luogo fisico o un posto a cui accedere col pensiero?

Entrambi. La canzone che da il nome all’album si ispira ad una strada di Genova, Vico dell’amore perfetto, appunto (si dice si chiami così perché un tempo vi erano concentrati i bordelli della città). Questo titolo racchiude il concept del disco, cioè il tema della ricerca della completezza. L’album è nato da quella canzone, in cui mi chiedevo se si potesse veramente raggiungere un stato di soddisfazione talmente totale da dirsi definitivo, o se invece nella nostra natura non vi sia una continua spinta alla ricerca.

Cos’è cambiato dai tempi de L’Albergo dei Poveri, il tuo “debutto”, per così dire? E cosa, invece, è rimasto immutato, di quei tempi?

Prima volevo sperimentare, a volte anche improvvisando, ma mi divertivo moltissimo. Era il tempo dell’euforia. Con i ragazzi de L’Albergo abbiamo fatto delle cose davvero belle, penso ad esempio al Meeting del Mare. Ho potuto conoscere un mondo nuovo che mi affascinava tanto. Ora è trascorso qualche anno e il mio approccio alla musica è diverso, più calmo e forse un po’ più maturo. Ma mi diverto ancora molto, come prima. Nel disco ho scelto di inserire Cartolina a Port’Alba, una canzone che scrissi con Dario Di Pietro ai tempi dell’Albergo dei Poveri. E’ stato come chiudere un cerchio.

Quali artisti ti hanno ispirato, nella realizzazione di questo nuovo disco?

Brassens, De André, Capossela, Testa, Fabi, Mannarino. Per molti anni ho consumato i dischi del primo Bob Dylan. Mi hanno influenzato soprattutto per l’impronta sociale e quasi pedagogica dei loro testi. Io credo davvero che la musica debba recuperare il suo valore culturale. Ad esempio, la scelta del singolo è caduta su L’amore di Jana, un brano basato su una ricerca su De André e che racconta di una donna uccisa perché omosessuale. Il lavoro con Gabriel è stato molto stimolante da questo punto di vista, perché abbiamo gusti molto simili e lui ha una cultura musicale davvero vasta che mi ha permesso di scoprire nuovi artisti e di ascoltare quelli che conoscevo con un orecchio diverso.

Cosa pensi della scena musicale napoletana?

A Napoli c’è un bellissimo movimento musicale, non solo cantautorale. Ma, a prescindere dal genere, secondo me ci sono due grosse mancanze. La prima è che spesso i talenti vengono sprecati, per vari motivi, uno dei quali è che manca una struttura forte che li accompagni oltre i confini locali. La seconda è che in certi casi non vedo, tra gli stessi artisti, quello spirito di comunità che può portare ad una crescita generale di tutta la scena. A volte può esserci l’illusione che lo spazio debba essere conquistato e tenuto stretto, mentre la vera crescita arriva quando si fa l’opposto, quando si costruisce insieme.

Quali sono i prossimi appuntamenti in “Vico dell’Amor Perfetto”?

Per adesso venerdì 5 aprile usciranno il disco e il singolo. Con la Radici Music Records abbiamo optato per la distribuzione digitale, quindi Vico dell’amor perfetto potrà essere ascoltato su Spotify e sugli store. Il video, invece, che è stato realizzato da Alessia Iannone (è suo anche il disegno in copertina), sarà disponibile su YouTube. Per il resto, vedremo…

Marzia Figliolia

Marzia Figliolia

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