I miei vicini di banco

«Prof, cambiamo i posti?», una voce dall’ultima fila arriva chiara e squillante alle mie orecchie, mentre sono ancora sulla soglia dell’aula.

Per riuscire a iniziare finalmente la lezione, faccio una proposta: i ragazzi potranno esprimere una preferenza, io deciderò se esaudire o meno le richieste.

Al suono dell’ultima campanella della mattinata, nella borsa, insieme ai libri e alle verifiche da correggere, c’è anche una cartellina, che ospita una coloratissima serie di bigliettini.

Schieramenti e alleanze

C’è chi chiede di poter stare vicino all’amico o all’amica del cuore, chi vorrebbe allontanarsi dalla finestra perché fa troppo caldo, chi implora di non stare in prima fila. L’aspirante rappresentante (ragazzo o ragazza che sia, è un personaggio sempre presente in tutte le classi, di ogni ordine e grado), a cui non manca certo lo spirito d’iniziativa, mi propone addirittura una piantina della sua aula ideale: posizionata in ultima fila, circondata dalla sua “corte”, lascia il privilegio della prima fila ai cosiddetti “secchioni” (ebbene sì, old but gold, è una parola ancora in uso!).

Chiude la serie delle richieste un bigliettino, che mi è stato consegnato con una serietà esemplare, e un tono cospiratorio da spy story: «Prof, mi raccomando: questo è strettamente confidenziale». La freccia di Cupido è entrata in classe insieme alla nuova stagione: nel bigliettino tanto misterioso, un mio alunno chiede di essere il vicino di banco della compagna di cui si è innamorato (la ragazzina in questione, come spesso succede, non lo immagina minimamente). Potrò essere insensibile a tali cortesi richieste?

Professori o strateghi?

La decisione non può più essere rimandata e, con la prof di sostegno in qualità di aiutante di campo, mi accingo a un riordino delle truppe. La disposizione richiede una strategia degna di Eisenhower: bisogna tenere davanti i ragazzi che tendono a distarsi, altrimenti “li perdi per strada”, separare chi ha la chiacchiera facile, rompere alleanze consolidate per fare in modo che se ne costruiscano di nuove.

Dov’è finito il personaggio leader della classe? Al primo banco, vicino ad un compagno timido e taciturno. Lei ancora non lo sa, ma le prof hanno voluto solo aiutarla.

«E se, dopo aver cambiato i posti, ci odiamo di più?», mi domanda un’alunna all’intervallo.

Amore, odio, giochi di potere: inizia tutto lì, in quel piccolo grande universo che è un’aula scolastica. E ogni universo è un universo a sè, un mondo possibile diverso dagli altri, così ogni classe è una classe a sè  (clicca qui per un interessante articolo sui tutti i possibili “tipi” di classe): e voi in che tipo di classe vi trovavate a scuola?

Alice Cavinato

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