BrainEat, quando l’educazione fa rima con alimentazione

BrainEat, quando l’educazione fa rima con alimentazione

“Educato. Ciò che rende un uomo un vero uomo è l’educazione. È ciò che si impara che fa la differenza”. (Roberto Saviano)

Se nel mondo si ha a cuore il futuro, è necessario più che mai partire con il piede giusto. L’attuale generazione, ovvero quella munita di smartphone e tablet sempre a portata di mano, è chiamata ad un lavoro molto difficile, ovvero quello di educare al meglio la generazione che verrà. Un lavoro che, vista l’epoca corrente, non sembra essere per niente facile: i modelli pubblicizzati in tv e la deflagrazione dei social fa sì che i giovani nati nel nuovo millennio siano più fragili e senza ideali.

Entrando nello specifico, uno dei problemi più comuni per i genitori dei tempi moderni è il riuscire ad avere rispetto dai propri figli. Quante volte capita di sentirsi rispondere di no, anche solo per il gusto di dire quella parola così negativa? Succede però, che il genitore moderno preferisca darla vinta al bambino, legittimandolo così a crescere senza autorità e senza rispetto per il mondo. Un esempio che può essere banale è l’uso della verdura a tavola: quanti bambini la mangiano? Quanti la conoscono?

Tra un menu bambini e un piatto a base di wurstel e patatine, tanti si negano il piacere di assaggiare e scoprire veri e propri mondi diversi. Ma non solo: così facendo il rischio è di crescere con un’alimentazione non completa ed anche decisamente sbagliata.

A Torino è nata un’associazione di nome BrainEat, che tradotto letteralmente, significa “cervello che mangia”. Lo scopo di questa associazione è di promuovere uno stile di vita sano, riuscendo a coinvolgere non solo il bambino, ma anche la famiglia e la scuola. Uno dei progetti di BrainEat, ovvero “Verduropolis”, si propone come obiettivo l’ampliamento della conoscenza delle verdure nei bambini.

“Molti bambini non sanno com’è fatto un carciofo” – spiega Giusi Spadavecchia, anima e ideatrice di BrainEat – “Ci è capitato di sentire bambini che confondevano le patate con le uova. Alcuni non sanno quanti sono i pasti al giorno perché fanno tanti spuntini a varie ore del giorno. La cosa migliore del nostro progetto è constatare il cambiamento dei piccoli, vederli più consapevoli e felici di aver conosciuto un mondo che, altrimenti, sarebbe rimasto nascosto. Questa è la gioia più grande”.

Ma in cosa consiste il progetto?

“Facciamo un incontro alla settimana nella classe, per un totale di 12 incontri. In questa ora a nostra disposizione i nostri associati raccontano ai bimbi le favole del regno di Verduropolis, un regno in cui le verdure sono protagoniste assolute. Il bambino si avvicina alla verdura e la tocca con mano, imparando quindi a conoscerla meglio. Il nostro scopo non è quello di obbligarlo a mangiarle, ma semplicemente di assaggiare. Perché se non si assaggia, non si può sapere cosa si perde”.

BrainEat fino ad ora opera a Torino, ma attraverso le sue molteplici attività, tra le quali la pallavolo e il calcio a 5, sta ampliando la sua dimensione e sempre più scuole desiderano aderire ai loro progetti. Un futuro migliore passa anche dallo stomaco, e il lavoro di questa associazione rende felici bambini, genitori e insegnanti. In un mondo in cui il futuro sembra oscuro, una luce che risplende si sta facendo sempre più viva. Il sito dove trovare tutte le info è www.braineat.net.

Dario Lombardi

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