Venerdì mattina niente sciopero per i miei alunni di prima media. Troppo piccoli, forse, per sentire l’esigenza di scendere in piazza, ma non per riflettere su un problema che li riguarda da vicino, sul loro futuro. Un’ora di geografia e un video: il discorso tenuto da Greta Thunberg lo scorso dicembre, alla Conferenza Mondiale sul Clima.

 

 

Nessuno riesce a catturare l’attenzione come lei, e anche due classi di undicenni, resi ancor più agitati dal weekend imminente, restano in silenzio ad ascoltarla. Alla fine del video, coinvolti in un dibattito, parlano dei gas serra, studiati nell’ora di tecnologia, raccontano di fratelli più grandi, che oggi manifestano in piazza, e si lamentano perché si sentono impotenti.

Faccio notare, allora, una frase del discorso di Greta:

“Non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”.

La discussione riprende e arrivano proposte per iniziare a fare qualcosa di concreto. A questo punto, lancio la sfida, nella forma di un compito speciale: “Tu, cosa puoi fare nella tua vita quotidiana per la salvaguardia dell’ambiente?”.

Lunedì, arrivati in classe, sono ansiosi di mostrare i loro lavori, di far vedere che “ci hanno provato”. Tanti i disegni: un orso polare alla deriva, una bicicletta, un collage che raffigura una Terra divisa in due, con e senza inquinamento. Nel tempo del bombardamento delle immagini, però, sopravvive anche la parola, ed è chiara e onesta. Non hanno paura di scrivere i ragazzi: realizzano pagine di diario e lettere ai politici, persino un’ipotetica conversazione tra coetanei su Whatsapp. Parlano un loro linguaggio, ma attraverso la forma un po’ stentata si intuiscono grandi pensieri.

Il risultato? Venticinque visi entusiasti e una prof senza voce, ma con la certezza di aver scelto il mestiere più bello del mondo.

Grazie, Greta, per averci convinti tutti a fare un passo avanti o, almeno, a svegliarci dal nostro lungo sonno.

 

Alice Cavinato

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