“La Conseguenza”: trovare la forza per ricominciare a vivere

Dal 21 marzo al cinema “La Conseguenza”, diretto da James Kent e tratto dal libro “Aftermath” di Rhidian Brook, offre una storia classica dai risvolti confortevolmente prevedibili immersa in un setting quasi del tutto sconosciuto.

Il film è ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale ad Amburgo, dove si sono trasferiti i coniugi Lewis (Jason Clarke) e Rachel Morgan (Keira Knightley). Lewis è un alto comandante dell’esercito inglese e quindi, come rappresentante di una delle Nazioni vincitrici, gli viene assegnata una dimora piuttosto prestigiosa. La nuova casa dei Morgan, però, apparteneva all’architetto tedesco Stefan Lubert (Alexander Skarsgård) il quale, invece, appartenente alla fazione della guerra che è stata sconfitta, è ormai costretto a lavorare come operaio. Lewis decide, però, di mostrarsi caritatevole verso Lubert e sua figlia Freda: propone loro di occupare la soffitta di quella che, fino a poco tempo prima, era stata casa loro, mentre lui e sua moglie si sarebbero sistemati nelle camere di rappresentanza. Rachel, però, non comprende cosa spinga suo marito a mostrarsi così benevolo verso coloro che hanno rappresentato per lunghi e terribili anni i loro nemici e a causa dei quali hanno subito la più grave delle perdite. Eppure la convivenza con i Lubert riserverà a Rachel un’inimmaginabile – per lei più che per il pubblico – sorpresa.

L’innamoramento tra Rachel e Stefan è, infatti, tanto inaspettato per i protagonisti quanto prevedibile per lo spettatore: ci troviamo, però, davanti ad un cliché funzionale, perché sebbene la questione di due nemici che si scoprono innamorati sia il perno sul quale il film si appoggia, esso offre numerosi altri spunti.

Una delle questioni sulla quale il film getta luce è, infatti, la posizione dei vinti di una guerra. In questo caso, in particolare, si tratta della posizione dei tedeschi che dalla Seconda Guerra Mondiale escono non soltanto sconfitti, ma con una macchia indelebile sulla loro reputazione che colpisce non i singoli che sono stati effettivamente colpevoli, ma un’intera popolazione, comprendendo anche quella parte di civili che c’entrava ben poco con le crudeltà che stavano accadendo, allo stesso tempo, sotto il proprio naso e ben nascoste da una fuorviante propaganda. Detto ciò, è bene dire che “La Conseguenza” non vuole assolutamente e in alcun modo giustificare le atrocità avvenute durante il secondo conflitto mondiale, ma offre un punto d vista diverso che poche volte è stato adoperato in precedenza.

Un’altra questione che il film affronta è quello della rinascita o, piuttosto, della capacità degli esseri umani di ricominciare a vivere dopo che fatti tremendi li abbiano colpiti: Rachel in primis, ma anche tutti gli altri personaggi del film, riescono a ritrovare una speranza che credevano non potesse più esistere dopo aver assistito a quanto crudele il mondo potesse rivelarsi, ma che invece c’è ancora. I tre protagonisti sono un microcosmo che rappresenta come, una volta toccato il fondo, non si può far altro ce risalire e ognuno di loro lo fa in modo diverso: se Rachel e Stefan trovano questa speranza di ricominciare nell’amore che li travolge, Lewis la ritrova nella pietas, nella prodigalità che dimostra nei confronti di un nemico che, ormai, non è più giusto chiamare tale.

In questo senso il film è sicuramente aiutato molto dalle interpretazioni dei tre attori protagonisti che, in egual misura di merito, riescono a rendere “La Conseguenza” estremamente interessante nonostante la semplicità del suo intreccio, i quali sono aiutati a loro volta da scenografie, abiti e acconciature impeccabili.

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