Acoustic World: un viaggio intimo nella musica di Enzo Avitabile

Acoustic World: un viaggio intimo nella musica di Enzo Avitabile

Il sud non è soltanto una localizzazione geografica: è uno stato d’animo, ma anche una cultura che non smette mai di arricchirsi, fatta di incontri e contaminazioni, popoli e linguaggi amici, voglia di riscatto.

Un intreccio di suoni, linguaggi, incontri, storie di vita, che arriva al Teatro Cilea e vi resterà fino al 17 marzo. In “Acoustic World” si va dal napoletano alla ninna nanna africana, passando per il griko parlato nella Grecia salentina; dalla pentarpa napoletana a sei corde e cinque note al saxello, un incrocio tra sax e ciaramella, strumenti ibridi progettati da Avitabile, che si collocano esattamente a metà tra i suoni americani e quelli della tradizione partenopea. Un linguaggio nuovo, che guarda ai suoni del mondo senza dimenticare da dove è partito.

Si inizia con Don Salvatò, con cui Avitabile ha vinto la Targa Tenco, e Attraverso l’acqua, brano scritto con Francesco De Gregori e dedicato a tutte le persone che giungono nelle nostre terre attraverso le acque del mare – e Napoli, oggi, è una città speciale, perché li accoglie. L’atmosfera è estremamente intima, con il solo Gianluigi Di Fenza alla chitarra napoletana ad accompagnare Avitabile.

Enzo, raggiunto anche dal fratello Carlo alle percussioni, guarda alla sua produzione più recente, con A nomme e Dio, un invito all’ecumenismo di tutte le religioni, senza però dimenticare di tornare indietro fino alle sue passioni da adolescente: è così che omaggia James Brown con It’s A Man’s Man’s Man’s World, dedicata ai ragazzi della Cilea Academy, metà in inglese e metà in lingua napoletana, come accadde nei suoi primi incontri con Mr. Dynamite.

Prima di allargare il trio con l’aggiunta di Emidio Ausiello ai tamburi, è il momento di Devozioni Dialettali, in cui lo scat si alterna al rap, e si passa dal canto religioso a quello randagio contenuto nel brano di Rocco Hunt.

Da qui in poi, si alternano canzoni tratte dalla discografia di Avitabile nel periodo che va da “Napoletana” a “Lotto infinito”: si passa da “Tutt’ eguale song’ ‘e criature” a “Faccia Gialla” – perché il popolo non chiede il miracolo, lo esige, come ha raccontato in “Passione” di John Turturro –  da “Napoli Nord” e “Mane e Mane” a “Soul Express“, messaggi di pace e speranza come “Canta Palestina” e “‘A Maronna accumparett’ in Africa“.

Arriva poi il momento del battesimo del groove: a raggiungerlo sul palco è la nipotina MariaKhadija, metà napoletana e metà marocchina.

Prima del bis, è il momento di abbassare le luci: si torna con la mente ai tempi in cui, in una delle grotte della Sanità, adiacenti al Cimitero delle Fontanelle, nasceva un gruppo chiamato Batracomiomachia. E lì, in quel luogo e in quel periodo, che nacque Terra Mia, che Enzo Avitabile esegue in ricordo di Pino Daniele, e prosegue con “Carmela“, capolavoro di Sergio Bruni.

Tutti in piedi per il gran finale: con “Salvamm’ ‘o munno” e “Aizamm’ ‘na mano“, l’energia contagia gli spettatori, trascinandoli sul groove, passando così dall’atmosfera più intima a quella di una vera e propria festa.

La parola, il suono, il gesto, la danza: le quattro keywords della world music di Enzo Avitabile che si alternano perfettamente nella prima delle quattro date al Teatro Cilea.

Corrado Parlati

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