ESCLUSIVA – Emanuela Papini: “Forza e speranza: due parole per definire la “Generazione Liga”

ESCLUSIVA – Emanuela Papini: “Forza e speranza: due parole per definire la “Generazione Liga”

Mai visto un musicista comunicare col pubblico come sa fare Luciano“, dichiarò Fabrizio De Andrè. E non è di certo un caso se, in tantissime occasioni, uno dei complimenti fatti a Ligabue è “Luciano, tu hai il più bel pubblico di tutti“.

È un rapporto fatto di emozioni, canzoni, testi, di chilometri fatti per andare a un suo concerto, certo, ma anche di speranza, di amore messo in circolo e d’amore nato sulle sue note. Di voglia di tenere botta, nonostante tutto.

E di questo, Generazione Liga ne è la rappresentazione migliore. Per celebrare i cinque anni dall’uscita del libro, noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato Emanuela Papini.

Emanuela Papini“Generazione Liga” rappresenta al meglio lo spirito dei fan di Luciano: migliaia di storie che diventano una sola storia, unita dal fil rouge delle sue canzoni, delle sue parole. È stato così fin dai tempi della fondazione del barMario, che ha aiutato persone distanti anche centinaia di chilometri a sentirsi più vicine. Come nasce questo libro?

Intanto grazie per il complimento! Mi riempie di orgoglio pensare che Generazione Liga rappresenti al meglio lo spirito dei fan di Luciano.

Generazione Liga nasce per due principali ragioni, il primo è il mio desiderio di ringraziare Luciano per quello che, con la sua musica, ha fatto per me, e per noi, da sempre e il secondo è perché volevo in qualche modo ufficializzare e rendere pubblico il rapporto speciale che c’è tra noi, il suo pubblico, e lui. Un rapporto bellissimo fatto di gratitudine reciproca e amore in circolo.

Tutto comincia con una lettera, che gli hai consegnato al Teatro Regio di Torino nel 2011. Che ricordi hai di quel momento? Vuoi raccontarci com’è andata?Emanuela Papini Generazione Liga

Sono passati ormai otto anni ma è un momento che non dimenticherò mai.

Avevo in mente questo progetto e, sapendo che sarebbe venuto in concerto al Teatro Regio dove io lavoro, avevo preparato una lettera per lui, in cui lo ringraziavo in particolare per un episodio speciale accaduto a Campovolo nel 2005 e in cui gli esponevo la mia idea di scrivere un libro sui fan e sul rapporto tra noi e lui.

Questa lettera è pubblicata in versione originale su Generazione Liga.

Luciano ha letto la lettera e mi ha fatta chiamare per dirmi che l’idea gli piaceva.

Non dimenticherò l’emozione che ho provato mentre mi diceva che, se ero proprio sicura, si poteva provare a realizzare quel progetto.

Quella notte sono anche svenuta in bagno, prima e unica volta della mia vita.

La “Generazione Liga” è una generazione trasversale, che unisce persone di ogni età. Qual è l’aspetto che ti ha colpito di più, durante questi anni?

Mi vengono in mente due parole per definire la “Generazione Liga”: forza e speranza.

Ho letto circa tremila lettere, quindi tremila storie, e posso dire che ciò che ho più spesso riscontrato è la forza nell’affrontare le difficoltà, un approccio di speranza e fiducia.

A “tenere su lo specchio” c’è sempre lui. Le sue canzoni come pretesto per trovare la forza, per affrontare, per resistere, per non sentirsi soli, ma anche “solo” per ballare, cantare, condividere emozioni.

“Si possono scrivere canzoni per essere simpatici oppure per cercare di diventare famosi: io le scrivo perché credo che la canzone sia un mezzo di comunicazione straordinario che mi permette di raccontare, nel modo a me più congeniale, storie di gente, di realtà che mi sono vicine”, dichiarò Luciano in una delle sue prime interviste a Mucchio Selvaggio. Se dovessi stilare una mini playlist con le cinque canzoni di Ligabue che sentì più vicine, quali sceglieresti e perché?

Questa è una domanda molto difficile, intanto perché cinque sono poche e poi perché non sempre sono le stesse, dipende dal momento. Comunque dài, ci provo ma tieni presente che, tranne le prime due, è una scelta che vale oggi e che magari domani non sarebbe la stessa.

Non sono in ordine, non è una classifica:

1) Urlando contro il cielo, che però sì è la prima. E’ quella che potrei chiamare la mia canzone. E ci tengo sempre a precisare che la mia versione preferita è quella live in “A che ora è la fine del mondo?” con l’intro al piano di Giò Marani.

2) Marlon Brandon è sempre lui. Cito: “lei gli disse questa sera voglio far l’amore, prima però portami a sognare”, la scelta della parola “sognare” in quella frase mi ha fatto pensare per la prima volta che avevo trovato un cantante particolare, che la sapeva e la sapeva cantare.

3) Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me). Perché “ho fatto in tempo a perdere tempo in cambio di un sogno, di un pezzo di idea. A conti fatti non ho perso niente era un buon cambio e la scelta era mia”. E perché in ogni nuovo futuro che eventualmente dovessi mai meritare, ci sarebbe sempre e comunque anche lui.

4) Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Mondovisione è l’album di Generazione Liga, nel senso che è uscito proprio mentre il libro stava prendendo forma. E questa canzone ne è un po’ l’”inno”.

5) L’ultima la scelgo dal mio album del cuore, che è Miss Mondo. La canzone è “Una vita da mediano”. Perché sono innamorata del calcio (e del mio Toro) e quindi è una metafora che sento vicina. E perché a volte succede davvero che dopo anni di fatica e botte vinci casomai i mondiali. E io, come ho scritto in Generazione Liga, “con questo libro ho vinto i mondiali, la Champions, il campionato e tutti i derby che il Toro non vincerà mai”.

Da questo elenco lascio fuori le canzoni di Start, che meritano un discorso a parte.

Segui Luciano fin dagli inizi della sua carriera. Ricordi il momento in cui ti sei avvicinata alla sua musica? C’è un aneddoto da fan che vuoi raccontarci?

Sì, come ti dicevo prima a proposito di “Marlon brando è sempre lui”, ci sono stati alcuni elementi che mi hanno fatto capire che a quel cantante dovevo prestare attenzione (o stare attenta…). La voce, prima di tutto, che già allora ruvida e profonda, sapeva arrivare dove voleva, facendo quello che doveva. I testi schietti e, allo stesso tempo, con un uso delle parole preciso e ricercato. E, nella musica, il nostro rock ‘n’ roll.

Ho sempre amato, in Luciano, il fatto che la musica potesse dare speranza e fiducia.

Ed è ancora così.

Mi piace che la musica sappia portarci in posti di noi che magari non sono belli e accoglienti e magari sono difficili da vedere e da sostenere ma altrettanto mi piace che la musica o un cantante da quei posti sappia poi riportarci fuori. O comunque mi faccia vedere l’uscita.

Questo è quello che mi ha tenuta legata a Luciano tutti questi anni.

La sua capacità di prendermi per mano e portarmi anche dove non ho voglia di andare. Ma con la certezza che poi quella mano mi riporterà sempre su. Sempre.

Ligabue Start recensione“Start” ha segnato il ritorno di Ligabue, dopo il concept album “Made in Italy”. Che impressione ti ha fatto il nuovo album, anche dal punto di vista del suono, vista la scelta di Ligabue di affidarsi per la prima volta a Federico Nardelli?

Diciamo che più che di impressione ti parlo di emozione. Quello che ho provato al primo ascolto è molto difficile da descrivere, sono arrivata alla fine del disco davvero molto provata. E’ come fare un pieno di emozioni, riempire il cuore sempre di più, sempre di più sempre di più. Questo disco mi ha travolta, come un torrente in montagna. La forza di quell’acqua che non puoi fermare, che se ci cadi dentro e cerchi di uscirne non ti salvi.

Ma con la sensazione, più forte che mai, di sentirmi portare via e, allo stesso tempo, di potermi aggrappare. Di sapere SEMPRE a chi tenermi salda: a chi mi travolge e mi salva.

Per quanto riguarda il suono ti posso dire che mi piace molto e che di sicuro Nardelli ha fatto un ottimo lavoro, ma non sono in grado di fare recensioni tecniche, non ne ho le competenze.

Quali sono le due tracce che ti hanno colpito di più e perché? E quella che non vedi l’ora di ascoltare dal vivo?

Fatta la premessa che queste dieci canzoni mi piacciono tutte direi allo stesso modo, ciascuna per un motivo specifico, le due che mi scavano dentro in maniera particolare sono “Vita morte e miracoli” e “Quello che mi fa la guerra” e, ti dico la verità, sono le due che temo di più dal vivo per l’effetto che so già produrranno in me. Le altre non vedo l’ora di poterle cantare e ballare!

A Emanuela Papini va un sentito ringraziamento da parte della redazione di MentiSommerse.it

Intervista a cura di Corrado Parlati

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Corrado Parlati

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