Si può essere femministe e femminili?

Qualche settimana fa leggevo un articolo che commentava l’ultima sfilata di Armani a Milano tutta incentrata sulla donna forte, indipendente, emancipata. Sotto all’articolo le solite polemiche contro lo stilista che alludevano al fatto che re Giorgio facendo sfilare modelle lontane dalle taglie della donna media italiana non poteva parlare delle donne e credere di rappresentarle.
Poi è arrivato l’8 Marzo che ha portato con se un’ondata di femministe da tastiera dell’ultim’ora: le paladine dell’empowerment femminile, che schifo gli auguri, le mimose e anche un po’ i maschi.
In questo pride generale io mi sono chiesta chi sono realmente le femministe di oggi: davvero odiano i maschi, i fiori, non si depilano, si vestono male? La risposta è stata no, è solo un clichè.

Oggi le donne emancipate possono lottare per i propri diritti, essere libere di esprimere le proprie opinioni, farsi valere in tutti gli ambiti della propria vita personale e lavorativa e allo stesso tempo amare la moda senza che qualcuno le possa dare della vittima del patriarcato. Oltre all’abbigliamento in senso stretto la moda è arte ed è anche un mezzo che ha ognuna di noi per autodeterminarsi, poter esprimere la propria individualità e comunicare.
È la nuova era del femminismo e in un certo senso il risultato delle battaglie delle femministe del secolo scorso: battendosi per il diritto di voto, il divorzio e l’aborto (per dirne solo alcune) ci hanno fatto acquisire anche il diritto di poterci esprimere come vogliamo risultando credibili anche con un tacco 12, un vestito di Dior, truccate di tutto punto, ballando e cantando senza essere definite superficiali perché siamo interessate a cose tradizionalmente definite “roba da donne” come sinonimo di futilità e di poco spessore.

E se ancora non ne siete convinte, il mondo dello spettacolo è costellato da donne che si battono per i diritti delle altre donne come Emma Watson, Beyonce, Jennifer Lawrence, Miley Cirus, Kristen Stewart imponendo una nuova idea di femminismo distruggendo l’idea delle femministe sciatte e disinteressate alla moda.
Un altro fattore importante da considerare è che per molte donne il mondo della moda e del beauty le hanno permesso di emanciparsi: sono stati terreno fertile per esprimere la propria creatività, la propria visione del mondo e, perchè non ammetterlo, creare le proprie aziende. La prima tra loro Coco Chanel, che rielaborando la moda maschile dona alle donne abiti più comodi e funzionali per poter esprimere se stesse, lavorare, essere libere.

 

Coco ha solo spianato la strada, nel tempo la moda ha accolto ed interiorizzato slogan femministi come il famosissimo “The future is female” di Prabal Gurung oppure la manifestazione femminista organizzata da Karl Lagerfeld in passerella, Miuccia Prada la cui visione della moda è stata influenzata dal suo passato da attivista, le parole d’ordine sono rivoluzionare, sorprendere ed osare.
Sebbene oggi il cammino per raggiungere la vera parità dei sessi sia ancora lungo, oggi quello che conta è la sostanza, sentitevi libere di essere quello che volete, come volete e quando volete. La sciatteria come sinonimo di impegno sociale non funziona più. E meno male.

Anna Vollono

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