Captain Marvel: quando passato e presente si intrecciano

Captain Marvel”, in sala dal 6 marzo, è il nuovo capitolo della Marvel firmato dai registi Anna Boden e Ryan Flec che, per la prima volta, porta il suo pubblico in un’inedita atmosfera anni ’90.

Vers (Brie Larson) vive su Hala, pianeta dei Kree, dove viene addestrata da Yon-Rogg (Jude Law) a combattere e controllare i suoi poteri, oltre che le sue emozioni. Vers, però, viene catturata dagli Skrull, nemici dei Kree, che esplorano la sua mente e fanno affiorare ricordi in lei ricordi del suo passato sulla Terra. La missione porterà, quindi, Vers sul nostro pianeta, dove scoprirà la sua vera identità: Vers è stata (e ritornerà ad essere) Carol Danvers. Sulla Terra Carol incontrerà, poi, l’agente della S.H.I.E.L.D. Nick Fury (un Samuel L. Jackson ringiovanito grazie all’uso delle tecniche digitali) con il quale lavorerà per sconfiggere gli Skrull arrivati sulla Terra e al quale suggerirà il nome Avengers per la futura compagnia di supereroi.

Captain Marvel rappresenta un film atipico tra i tanti film del filone Marvel.

Per prima cosa, l’ambientazione anni ’90 aiuta molto a sottolineare questa distanza con i film precedenti: le musiche, i tempi dilatati e battaglie combattute con armi laser lo fano somigliare, a tratti, ad un altro tipo di saga più che a un vero e proprio cinecomic. Inoltre, pur trattandosi del film introduttivo di un personaggio, non viene narrata la sua vera e propria genesi: conosciamo Vers già completa dei suoi poteri e soltanto più tardi nel film scopriamo cose del suo passato che anche a lei erano ignote.

L’elemento che più contraddistingue “Captain Marvel” rispetto ai suoi predecessori, però, è il suo forte stampo politico che, però, non è quasi mai esplicito.

Nonostante l’ambientazione postdatata, Carol è un’eroina totalmente al passo con i tempi, portatrice di tutti i valori femministi che stanno provando ad affermarsi negli ultimi anni. Un esempio lampante di questa silenziosa lotta è sicuramente il fatto che Carol non cerchi lo scontro diretto a tutti i costi con la sua nemesi che sdegnosamente priva di un testa a testa perché, in fondo, non gli deve proprio nulla, oltre che la più palese solidarietà che si instaura tra i personaggi femminili del film.

Un’altra stoccata importante che il film lancia è la questione dei migranti che il film vuole proteggere chiedendo al pubblico di smettere di ascoltare chi ha paura della diversità e che, per questo, vorrebbe sbarrare tutte le porte e, piuttosto, cominciare a pensare con la propria testa.

La piacevole diversità di “Captain Marvel” si appresta ad aprire un nuovo capitolo dei film Marvel che porterà un ricambio di protagonisti e che, probabilmente, aprirà un ciclo più attuale e concreto rispetto ai filoni precedenti.

Immancabile anche in “Captain Marvel” un omaggio particolare a Stan Lee: oltre che il consueto cameo durante il film, a lui è interamente dedicata la sequenza iniziale del logo Marvel.

Ormai è inutile continuare a ripetere la raccomandazione di aspettare le scene post-credit perché i fan Marvel sicuramente sapranno che è assolutamente vietato uscire dalla sala prima che finiscano i titoli di coda, ma in questo caso, soprattutto se avrete amato l’adorabile gatto Goose, lasciate la sala soltanto dopo essere sicuri che sullo schermo non ci siano più immagini!

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