“Stefani Germanotta you will never be famous”

Stefani Germanotta alla New York University ci è rimasta appena un anno. Non era evidentemente la sua strada, anche se non se ne è accorta subito, come succede a tanti. Veniva da anni non semplici: al liceo non se l’è passata bene, per usare un eufemismo. Bullismo, alcolismo, terapia. Quella di Stefani in realtà è una storia molto simile a quella di tanti altri ragazzi, per cui gli anni dell’adolescenza sono difficili, interminabili e oppressivi. Stefani, come tutti gli altri giovani di quell’età, aveva un sogno, un sogno a cui aggrapparsi per superare le difficoltà. Il suo era quello di diventare famosa grazie alla sua musica.

Come se le sofferenze del liceo non fossero state abbastanza, quell’unico anno di università è stato macchiato da altri episodi di bullismo. Anzi, di cyberbullismo, quando questo fenomeno era ancora agli albori e Facebook muoveva i suoi primi passi. Un gruppo dal nome “Stefani Germanotta you will never be famous”, (Stefani Germanotta non sarai mai famosa), creato dai suoi compagni di università, con tanto di “X” sulla sua faccia nell’immagine in evidenza. La musica, suo sogno e probabilmente una delle sue poche ancore di salvezza, sbattuto sulla piazza social, deriso e ridicolizzato.

Oggi Stefani Germanotta ha un nome d’arte ispirato a “Radio Ga Ga” dei Queen e un pochino famosa lo è diventata, alla fine. Prima grazie alla sua musica, raggiungendo un successo planetario, e poi, per non farsi mancare nulla, da attrice, vincendo addirittura un Oscar e svariati premi con il film “A star is born”. Forse lo sapeva, in fondo, di essere una star e forse è stato quello a darle la forza di rialzarsi dopo gli atti di bullismo subiti.

Quella di Lady Gaga è una bella parabola, una storia dal lieto fine che sembra un film. Fa quasi ridere, in realtà, pensandoci ora. Sì, ma le altre e gli altri? Perché è giusto e bello che si parli di una Stefani che ce l’ha fatta, della lezione che ha dato ai suoi bulli riuscendo a raggiungere il suo sogno. Allo stesso tempo, però, non ci si può dimenticare che ci sono tante, tantissime altre Stefani che non hanno avuto il lieto fine clamoroso come quello di Gaga.

Ci sono tante storie simili a quello della cantante premio Oscar: Mika, Tom Cruise, Justin Timberlake, Madonna, Rihanna, Barack Obama, sono solo alcuni dei tantissimi nomi famosi che sono stati vittime di bullismo. Dietro alle loro storie si nasconde un insegnamento che può dare la forza a tutte le innumerevoli Stefani nel mondo che in questo momento sono vittime di bullismo. E l’insegnamento non è un banale ‘ce la farete’, perché non sarebbe realistico. Non tutti diventeranno premi Oscar, disco d’oro o presidenti degli Stati Uniti, questo è ovvio. L’insegnamento deve essere quello di non mollare.

Se Lady Gaga si fosse rassegnata vedendo quel gruppo Facebook, sarebbero successe due cose: innanzitutto la storia della musica moderna sarebbe stata ben diversa, ma soprattutto i bulli l’avrebbero presa di mira per qualcos’altro. Il modo migliore per zittire un bullo è perseverare: si accorgerà che i suoi sforzi sono vani e lentamente mollerà la presa. Non è semplice, questo è chiaro, ma una storia come quella di Lady Gaga può essere d’ispirazione per tanti. Quindi non mollate, ragazzi e ragazze, non datela vinta a quel bullo, perché non è così che vi libererete di lui. Continuate a lottare e ad inseguire i vostri sogni. Perché può anche essere che non ce la facciate a diventare la nuova Lady Gaga, è vero, ma… se invece ce la faceste? Non restate col dubbio.

 

Alessandro Bazzanella

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