“Il rigore che non c’era” e le sliding doors che hanno segnato la nostra storia

Le sliding doors sono, probabilmente, l’espressione più pura del destino di una persona: poteva andare in un modo, invece, per qualche motivo, è andata esattamente nel verso opposto.

Ed è così che è andata anche la carriera di chi, questo spettacolo, l’ha portato in pensato, scritto (con la collaborazione di Marco Caronna) e portato in scena.

Sì, perché prima di iniziare la sua straordinaria carriera da storyteller, rivoluzionando definitivamente questo mondo, Federico Buffa era pronto a trasferirsi in Oriente per iniziare un nuovo ciclo della sua vita.

Il rigore che non c’era“, al netto del titolo che offre subito spunti in campo calcistico, è uno spettacolo adatto anche a chi non conosce nemmeno le regole più basilari dello sport: è un intreccio di storie di vita, emozioni, di rigori segnati e sbagliati.

Sullo sfondo, come elemento scenico – ma non solo – la fanno da padrone una casa e la copertina di uno dei più grandi album della storia della musica: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’ottavo album dei The Beatles.

Sul palco, con l’Avvocato, ci sono anche Jvonne Giò, Marco Caronna, regista dello spettacolo, ed un pianista, Alessandro Nidi, a sottolineare con delicatezza ogni sfumatura della narrazione di Buffa.

Uno spettacolo fluido, piacevole, con ritmi sempre molto alti e, soprattutto, che non risente dei continui cambi di argomento, e che è arrivato a Napoli grazie all’impegno di GuapaNapoli di Armando Grassitelli.

“Il rigore che non c’era” è uno spettacolo che ha come obiettivo quello di far riflettere, di offrire spunti, far sì che lo spettatore, una volta tornato a casa, possa approfondire.

È proprio da un rigore – che, tra l’altro, non c’era – che si parte: quello che ha portato a “O milésimo“, che ha consegnato Pelé alla storia come il più grande marcatore di sempre, e si giunge allo sbarco dell’uomo sulla Luna. Nel mezzo Garrincha, El Loco Houseman, Cristiano Ronaldo, Elis Regina, Billie Holiday, LeBron James, la seconda guerra mondiale, il Generale Pizarro e il Sendero Luminoso. Calcio, musica, storia, cinema, e chi più ne ha più ne metta.

E se invece di aprire la porta rossa avessimo aperto quella nera? Chissà come sarebbe andata se all’uomo che ha giocato un ruolo fondamentale nella spedizione Apollo 11 non avessero risparmiato il processo di Norimberga (chi ci sarebbe andato? I sovietici? I cinesi? O soltano Stanley Kubrick con la sua straordinaria abilità cinematografica?), oppure se Picasso avesse finito il blu, ad esempio, o ancora se Donna Dolores avesse abortito per davvero. Magari, se le corse lungo le ripidissime salite di Funchal, dopo una serie non meglio specificata di pinte scure avessero sortito l’effetto desiderato, avremmo perso l’opportunità di ammirare quello che da dieci anni è il calciatore più forte al mondo. E, senza Cristiano Ronaldo, la storia del calcio sarebbe stata senza dubbio diversa.

E chissà come sarebbe andata se Federico Buffa avesse accettato la proposta di andare a lavorare a Nuova Delhi, se avesse trovato un posto adatto a lui a Singapore, se fosse andato come cronista alle Olimpiadi del 2012 o, ancora, se non si fosse mai trovato dinanzi a quella tenda rossa a improvvisare per un’ora uno storytelling sull’infanzia di Diego Armando Maradona. Probabilmente non avremmo avuto il più grande storyteller italiano di sempre, che ha conferito allo sport una concezione epica, romantica, tipica degli USA.

Corrado Parlati

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