Viaggiare da soli è costruttivo, ma non è bello

Sono andato due giorni a Liverpool e sono stato tante cose. Sereno, principalmente. Poi curioso, attento, incazzato, ubriaco, innamorato. Sono stato emozionato attraversando Abbey Road, smaliziato alla quarta birra e davanti a quella ragazza dagli occhi blu come il mare. Sono stato padrone, del mio tempo e dei miei affanni. Sono stato affamato e ho mangiato, riluttante e ho rifiutato. Sono stato coraggioso, sconfiggendo un po’ di paure che mi avanzavano dalle delusioni di una vita. Soprattutto: sono stato in pace con me stesso, in un periodo in cui la frenesia mi stava preoccupando.

Sono andato due giorni a Liverpool e l’ho fatto da solo. Sentivo che sarebbe stata l’esperienza che mi mancava, il mio riscatto di tempo andato a male a inseguire un sogno che ogni giorno si fa più sbiadito, meno concreto. Son periodi pure questi. E son giornate, storte e contorte. Anyway: mail da Ryanair, di quelle che archivi distrattamente, poi il click e il ‘vaffanculo’ a me stesso per i mille problemi che mi stavo creando. Lavoravo 15 ore al giorno, la vita mi sembrava gestita dagli orari settimanali di Capo-Strafottente e da Capo-Saggio, dalle scadenze di agenzie, dai vuoti di vita sociale e da persone che non riuscivo a dimenticare perché non avevo tempo di conoscerne altre. In mente, poi, avevo ancora Capo-Cane che mi aveva fatto fissare su questa roba del tenere duro, del non mollare, del non prendersi neanche una pausa. Aveva ragione, e l’avrei pure ringraziato se non l’avesse fatto solo e soltanto per aumentare il peso delle sue tasche.

Insomma, vado. Vado e spero di arrancare ancora con l’inglese scolastico e di una vita a guardare Friends su Netflix. Vado e cerco un’avventura tranquilla: birra, qualche Merit, magari l’amore della mia vita. Trovo tutto. E lei è Sarah, lavora in un chioschetto di gelati sul molo del porto di Liverpool e mi ha sorriso sincera mentre io tentavo di spiegarle che non c’è roba più bella di una donna a cui s’illuminano le lentiggini quando ride di gusto. Spero di esserci riuscito. Dalla sua reazione, credo di sì, di avercela davvero fatta.

Sono stato un sacco di altre cose, in quei due giorni. Sereno, principalmente. Poi assonnato, euforico, elettrizzato, attivo, di nuovo ubriaco, e sempre più innamorato. Clamorosamente imbranato. Ho capito che resto una bella risorsa, nel bene e nel male, su cui contare. E che viaggiare da soli è costruttivo, ma non è bello.

Senza condivisione perde di senso pure il tramonto. Ed era struggente, alle 18.26 sul molo di Liverpool. M’ha ricordato quei viaggi che c’eravamo promessi e in qualche modo già raccontati. Che le Merit, in fondo, fanno veramente schifo. E che forse, per te, dovrei provare davvero ad essere felice.

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