Le 5 migliori scene improvvisate della storia del cinema

Le 5 migliori scene improvvisate della storia del cinema

Non si può scriverla, ‘sta roba! Le sceneggiature dei film che più amiamo ci hanno fatto sognare, piangere, sperare, innamorare insieme agli attori che le hanno interpretate come se quelle righe le avessero pensate loro così, sul momento. Ebbene, qualche volta è andata proprio così: succede infatti che ogni tanto, lasciandosi trasportare dal momento drammatico, un attore o un’attrice particolarmente brillanti virino lontano dalla sceneggiatura originale e comincino ad improvvisare, e capita anche che, a volte, certi registi particolarmente perspicaci li lascino fare.

Il risultato sono state alcune delle più iconiche scene cinematografiche mondiali. Ne abbiamo selezionate alcune, per voi:

#1 – Singin’ in the rape, Arancia Meccanica (1991)

Da bravo perfezionista qual era, Stanley Kubrick ha rigirato decine di volte la l’epica scena in cui i drughi si lanciano nel pieno della loro ultraviolenza ai danni di una sprovveduta coppia, ultraviolenza che comprendeva percosse e violenza sessuale di gruppo. Nonostante ciò, la scena continuava a sembrare al regista un po’ vuota. Così, Kubrick chiese all’attore Malcolm McDowell di metterci un po’ di stravaganza in più. Per tutta risposta, il protagonista del film iniziò a cantare “Singing in the Rain”, inquietando tutti con quell’iniezione di felicità completamente fuori luogo messa accanto ad un episodio così violento.

#2 – Una camminata memorabile, Un uomo da Marciapiede (1969)

Nonostante ci siano ancora dubbi sul fatto che la scena sia stata realmente improvvisata, nondimeno Dustin Hoffman regala un momento di altissimo cinema che lui dichiarò non fosse assolutamente nel copione. Nella scena in questione, lui e John Voight stanno camminando per la strada discutendo dei pro e contro di una vita da gigolò, quando, mentre attraversano la strada, un taxi piomba sulla scena quasi investendo Hoffman. L’attore però, seguace convinto del method acting, non si scompone minimamente ma, anzi, resta nel personaggio, regalandoci quel “Hey! I’m walking down here!”, che ancora oggi molti ritengono uno dei simboli dell’intera pellicola.

#3 – Problemi di grandezza, Lo Squalo (1975)

Non è mica uno squalo qualunque, questo, e Martin Brody lo sa bene, così come lo sa bene Roy Scheider, l’attore che l’interpreta. È stato proprio lui a venir fuori con quella che è probabilmente la battuta più famosa dell’intero franchising, per pure improvvisazione. La prima volta che ci è dato dare un’occhiata all’enorme bestia marina, infatti, Scheider decide di tagliare la tensione con un’unica linea di testo, che si guadagnata il suo posto nell’olimpo delle citazioni iconiche del cinema: “Ci servirà una barca più grossa!”. La nostra risata è una risata nervosa.

#4 – Hopkins è Hiss-terico, Il Silenzio degli Innocenti (1991)

Anthony Hopkins ha ancora il potere di abitare i nostri incubi con la sua interpretazione del sadico serial killer cannibale Hannibal Lecter. La scena in cui ci viene presentato è probabilmente la più inquietante (e sì, compresa la scena della museruola!). la tensione montante e la malcelata ostilità sono emozioni palpabili. Ma il suono che segue la sua dettagliata descrizione di un pasto a base di fegato umano vince il premio: che sia un sibilo, un risucchio, poco importa. Hopkins lo inventò per spaventare la sua co-star Jodie Foster, come uno scherzo, ma Jonathan Demme lo trovò così raccapricciante che decise di inserirlo all’interno del film.

#5 – Un urlo straziante, Il Signore degli Anelli – Le Due Torri (2002)

Il cinema è un affare pericoloso! In questa drammatica scena, il ramingo Aragorn crede di aver appena appreso della morte dei suoi amici hobbit, di cui ha ritrovato alcuni indumenti insieme ad un mucchio di cadaveri di orchi. Viggo Mortensen, l’attore che interpreta Aragorn nell’adattamento della trilogia di Tolkien, esprime il suo dolore per la vicenda calciando con forza un elmo che si trovava sul set. Vien fuori però che il suo urlo di disperazione non era solo psicologico, bensì anche fisico: dopo qualche take di troppo a calciare solido metallo, infatti, l’attore si ruppe due dita del piede. Ouch.

Marzia Figliolia

Marzia Figliolia

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