Karl Lagerfeld, tra talento e irriverenza

La settimana che sta volgendo al termine sarà difficile da dimenticare per gli appassionati di moda.
In questo periodo dell’anno (e a Settembre) la moda mondiale è in fermento, ci sono le Fashion Week in giro per il mondo e gli stilisti presentano le nuove collezioni per l’anno successivo. E proprio in questo contesto, a pochi giorni dall’inizio della Fashion Week milanese che è arrivata la notizia della morte di Karl Lagerfeld, soprannominato da molti come Kaiser Karl, stilista che ha contribuito al successo delle case di moda Chanel e Fendi.
Karl Lagerfeld è sempre stato un personaggio geniale quanto enigmatico, basti pensare a come durante la sua lunga carriera sia riuscito a creare un alone di mistero circa al suo anno di nascita e alla diatriba che oggi ne è scatenata “è nato nel ’33, ’35 o ’38?”.
Comunque Karl Otto Lagerfeld nasce ad Amburgo da una famiglia benestante. Nel 1953 si trasferisce con la madre a Parigi dove studia storia e dove la sua attitudine alla moda può finalmente esprimersi. Partecipa da autodidatta della moda al concorso International Wool Secretariat dove presenta un cappotto e vince il premio in ex aequo con Yves Saint Laurent che invece lavora già per Dior.
Inzia a lavorare per Balmain e Jean Patou ma lascia ben presto l’esperienza dell’ haute couture per dedicarsi al prêt-à-porter.
Nel 1965 inizia la sua collaborazione con Fendi, casa di moda famosa per le sue pellicce che lui reinventa partendo dal colore fino all’aggiunta ai capi di pezzi di chiffon o di plastica ed imprime alla maison un’attenzione alla sartorialità. Inoltre è proprio lui che disegna per le sorelle Fendi il conosciutissimo stemma della casa di moda dalla doppia F.
Nel 1982 Lagerfeld diviene direttore artistico anche di Chanel, di cui risolleva le sorti innovando e modernizzando la linea.
Negli anni ’80 lancia il suo brand, Karl Lagerfeld, il quale però non riscuote il successo atteso, fino ai giorni nostri in cui il brand è stato rilanciato con l’apertura di 95 negozi monomarca sparsi per il mondo.
Nel tempo ha diretto contemporaneamente Fendi, Chanel e Karl Lagerfeld ai quali ha impresso la sua impronta inconfondibile e ne ha mantenuto il titolo di direttore artistico fino allo scorso 19 Febbraio, data in cui ci ha lasciato. Infatti solo pochissimi giorni fa, durante la Fashion Week di Milano, è stata presentata la sua ultima collezione per Fendi composta da abiti lineari e con toni neutri dall’avorio al terracotta.
Interessato a tutte le forme d’arte: prediligeva la fotografia, realizzando personalmente le campagne pubblicitarie per Chanel e Fendi, ma anche la regia, la scenografia e l’architettura.
Curioso ed aperto a tutto non ha mai disdegnato la cultura pop, anzi l’ha portata in passerella. Ha collaborato con H&M, nel 2001, per un’edizione limitata andata sold out subito dopo il lancio in soli alcuni negozi selezionati. Non si è limitato a collaborare con le top model ma ha fotografato Kim Kardashian, fatto sfilare Kendal Jenner, lavorato con Madonna e Kylie Minogue.
Talmente al passo con i tempi che ha reso la sua Choupette una star di Instagram, una gatta bianca birmana di cui si dichiarava innamorato e alla quale solo a lui era concesso fare foto.
Ma, al di la della biografia personale, ricorderemo Karl Lagerfeld prima di tutto per il suo stile inconfondibile (occhiali da sole scuri, codino basso, vestiti stretti di Hedi Slimane, guanti da biker), il suo carattere eclettico, e pungente. Le sue dichiarazioni fuori dal coro sulla moda, la vita, la politica e i rapporti umani hanno fatto discutere in molti ma, personalmente, mi sono trovata d’accordo su alcune sue affermazioni e con una in particolare. Quale?

“Pensate rosa, ma non indossatelo.”

Ciao Karl, grazie di tutto.

Anna Vollono

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