L’amore per l’arte e l’amore nell’arte: Le storie più belle.

Tra i più grandi artisti di tutti i tempi, ne ricordiamo alcuni che, essendo uomini prima che artisti, hanno amato. Hanno amato follemente tanto da far conoscere a tutti le proprie storie. Frida Kahlo, Amedeo Modigliani, Gustav Klimt sono solo alcuni degli artisti che hanno vissuto una storia d’amore intensa, passionale, a volte al limite. Questo amore sono riusciti a trasmetterlo a tutti noi attraverso le proprie opere d’arte. Ancora oggi possiamo viverne la personalità, i tormenti, i sentimenti. E forse è questa l’arte e il motivo per il quale certe cose restano immortali.
Vi propongo alcune delle storie e delle opere più belle, che sono andata a scovare e rileggere e che, da inguaribile romantica, non posso non raccontare.

                Amore e ossessione: Picasso e Dora Maar

 

“Come artista sarai meraviglioso, ma moralmente non vali niente. Non hai mai amato nella vita, non ne sei capace”

 

Dora per me è sempre stata una donna che piange, è importante perché le donne sono macchine per soffrire” – disse di lei il pittore spagnolo. Lei ricambiò con una frase altrettanto atroce: “Pablo è uno strumento di morte. Non è un uomo, è una malattia, non un amante, ma un padrone”.

Dora, Una straordinaria artista, una fotografa e modella di successo, socialmente e politicamente impegnata. Una donna che poteva essere molto di più di quello che fu se solo non si fosse smarrita nel labirinto cubo-surrealista di Picasso.
La loro relazione durò quasi 9 anni e come era già accaduto nelle precedenti storie, fu Picasso a lasciare la donna, che nel frattempo, nel 1943 aveva incontrato la giovanissima Françoise Gilot. Dalla maledizione di Picasso fu lei l’ultima a salvarsi, a lasciarlo. Dora era troppo fragile, troppo presa dal genio maudit. Picasso non voleva lasciare la moglie, Marie-Thérèse Walter, e poi arrivò la Gilot a fargli girare la testa. La Maar era provata da quei ménage, di elemosinare insieme altre donne le attenzioni del “grande artista”.
ora depressa si condannò all’auto-reclusione fino alla morte rinunciando a diventare pienamente la grande artista che era destinata ad essere. Vittima del suo stesso amore dichiarò: «Solo io so quello che lui è… è uno strumento di morte… non è un uomo, è una malattia».

 

Van Gogh e il suo amore per Sien

 

 

“È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po’ di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada”.

Così diceva Van Gogh, perché con l’amore non è mai stato troppo fortunato.
Eppure Un giorno incontrò per strada una donna sofferente in stato interessante. Con lei la sua bambina con cui condivideva la vita di strada, la via della prostituzione. Van Gogh che aveva sempre avuto a cuore le sorti delle persone meno fortunate decise di prenderla con sé. I due iniziarono a convivere e il pittore si prese cura anche del neonato. La donna pazientemente posava per il genio fiammingo come dimostrano le numerose testimonianze artistiche.
Van Gogh intendeva sposare Sien ma non guadagnava nulla. I parenti erano disposti anche interdirlo prima di dare il beneplacito a un matrimonio del genere. La donna riprese a bere e a vendere se stessa fino alla vera e propria rottura con Vincent nel 1883. Sien si sarebbe suicidata nel 1904 gettandosi nel fiume Schelda.

 

Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

 

 

A incantare il pittore erano i due occhi azzurrissimi e leggermente strabici dell’affascinante ragazza. Figlia della Parigi bene. Sicuramente la storia con l’artista scapestrato non era accettata a casa Hébuterne. Lei si ribellò alla famiglia e andò a convivere col fascinoso toscano, 14 anni più grande di lei, divenendo fin da subito la sua amante.
Timida ma forte e decisa, visse con lui un rapporto difficile fatto di passione, amore, e dall’impazienza di un pittore che non riusciva a vendere una sola tela e affogava i dolori nell’alcol. Jeanne sopportava tutto, compresi i tradimenti continui di Amedeo, sostenendolo con una cieca devozione. Perfino durante la sofferta gravidanza che portò alla nascita della loro figlia Jeanne. La loro fu una storia difficile :C’era la fame, gli affitti arretrati, l’ostinazione degli Hébuterne che li lasciarono vivere in un freddo appartamentino per punire la figlia della condotta peccaminosa. Ma fu amore.

 

Gustav Klimt e la sua Emile Flöge

 

 

Gustav e Emilie si conobbero grazie al fratello dell’artista Ernst che sposò Helene, la sorella di Emilie. Era il 1891 ed Ernst venne a mancare appena un anno dopo il matrimonio. Gustav divenne una sorta di protettore per Helene e la sorellina Emilie. La giovane musa dell’artista aveva quasi 18 anni ed era quindi molto più giovane del pittore viennese. Emilie divenne da semplice sarta una business woman di successo. Imprenditrice, designer visionaria, fu una stilista che seppe anticipare i tempi che furono, aprendo una salone di haute couture nel cuore della capitale austriaca. Perfino il movimento femminista approvò la linea dei suoi vestiti confortevoli ma artistici.
Secondo i rumors dell’epoca la coppia del “Bacio”dovrebbe rappresentare proprio Gustav Klimt ed Emilie Flöge. Resta comunque il fatto che né il pittore né la stilista si siano mai apertamente pronunciati sulla loro storia. Klimt ebbe molte relazioni (si narra di oltre 14 figli illegittimi), specialmente con modelle e committenti, ma Emile gli rimase accanto per tutta la vita.

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