I Fiordalisi – Intervista a Alessia Bronico

Torna lo spazio dedicato a “Le interviste” de I Fiordalisi, che oggi accolgono la voce e la poesia di Alessia Bronico.

 

Ho conosciuto Alessia l’anno scorso, a una premiazione poetica, e sono rimasta subito affascinata dalla sua vitalità autentica e dalla voglia, cosa rara, di prendere una posizione, di dire chiaramente cosa è e cosa non è. In Un dio giallo, sua ultima raccolta poetica, pubblicata nel 2018 per Lieto Colle, ho ritrovato con estremo piacere queste sue caratteristiche di ardore e incisività. Ma ne parleremo più avanti.

Adesso voglio chiederti, cara Alessia, di introdurci nel percorso umano e professionale che ti ha avvicinata al grande e impetuoso mondo della Poesia.

Non so essere precisa. Ricordo bene che al liceo scrivevo poesie, mi riferiscono sia un vizio che ho dalle elementari ma io posso, per questo, affidarmi solo ai racconti altrui. Al liceo ho sviluppato una grande passione per la letteratura, non solo italiana. I primi poeti, i primi versi amati. Allo stesso tempo uno smodato amore per la musica, per la voce. E poi, il corpo. Tra i tanti insegnanti incrociati sul mio cammino molti hanno lasciato un sigillo a fuoco ma una donna in particolare è stata per me davvero importante. La donna a cui è dedicato il libro, Luisa Tessitore, mi ha iniziato al mondo del teatro e all’ascolto del mio corpo. Una rivoluzione che ha investito la mia vita. Non credo di poter escludere nulla di tutto questo dall’impetuoso mondo della Poesia.

Sei, tra le altre cose, una cantante e un’insegnante di musica. Ti faccio, a tale proposito, due domande.

La prima: come si è evoluto, sulla base della tua esperienza, l’approccio dei ragazzi all’arte in genere, di cui sia la Musica che la Poesia rappresentano due baluardi inespugnabili?

Non so se siano due baluardi inespugnabili per i ragazzi, per alcuni certamente. È necessario rendere visibile l’invisibile, educarli e rieducarli all’emozione. Viviamo in un mondo che svaluta l’arte, che la ritiene superflua; dobbiamo ancora combattere contro tale pregiudizio e tuttavia concedere ai ragazzi la bellezza dell’immaginazione, la sacralità della scoperta.

La seconda: in una società che tende sempre più all’ibridazione, conditio sine qua non per un’omologazione più agevole e, quindi, una maggior propensione a essere eterodiretti e consumistici, come vedi il rapporto tra canzone e testo poetico anche e soprattutto in termini di fruibilità?

Non riesco a darti una risposta, tutta questa omologazione e ibridazione mi danno ai nervi.

Parliamo della tua ultima pubblicazione partendo proprio dal titolo, Un dio giallo. Un colore, per giunta luminoso, lucente, che diventa l’aggettivazione per la divinità, o qualcosa che potremmo considerare come tale. Cos’è giallo e chi è il dio ricoperto da questa tonalità cromatica?

Giallo è il sole, la luce. Il dio è Apollo.

 

Un dio giallo, Lieto Colle 2018

 

Tutte le poesie della prima sezione della raccolta, “Matrimonium”, hanno come titolo RAL e un numero, con evidente richiamo alla scala di colori utilizzata nell’ambito delle vernici e dei rivestimenti. E anche le poesie delle sezioni successive rimandano, fin dalla titolazione, alle gradazioni di colore. Da dove arriva questa (riuscitissima) idea e qual è il vantaggio di parlare del mondo e delle sue dinamiche attraverso la metafora, che in alcuni tratti diventa quasi personificazione, delle sfumature cromatiche?

L’idea è stata frutto di un’illuminazione, una felice intuizione. Ho trasportato in poesia un mondo che mi è vicino e per il quale ho provato curiosità. Una sorta di meta letteratura per dire dei rapporti umani, e permettere che gli altri potessero identificarsi nei miei versi. La metafora delle sfumature cromatiche, attraverso un linguaggio industriale, mi è servito per dare l’idea esatta del colore, non nominare in maniera generica ma riconoscere e far conoscere esattamente la cromia. Precisione.

Sono poesie, quelle di Un dio giallo, particolarmente curate anche dal punto di vista fonico-ritmico: evocano un’incombenza, un trottare futuristico in cui le molteplici figure retoriche di suono rimarcano un’idea di forza violenta e incontenibile per raggiungere qualcosa. Da cosa scappano e dove, invece, portano questi tuoi versi?

Scappano dall’ossessione e vanno verso il silenzio.

Ho scelto, tra le tante bellissime, questo gruppo di poesie che sono, a mio avviso, indicative dello spirito della raccolta basata su scarnificazione dell’inutile, eliminazione dello pseudo-lirismo, incisività e padronanza del verso. Ti andrebbe di parlarcene e di farcele scoprire ancora più da vicino?

Pantone Multicolor *

 

I

Sono sdrucciola,

coibentata, quadra.

Ghiera d’orologio per cura

del tempo d’immersione

nella botola in cui

ti nascondo alle nuvole

cariche di piogge acide.

Canto e non hai

paura del buio.

L’imprevisto mi tiene

lontana, scenderò con

bombola d’ossigeno,

torcia, pane caldo,

coperte per il sesso,

cioccolato, il mio preferito

PANTONE 4635 C.

 

II

Legami le caviglie

non essere buono,

segnami

imploro termine.

Feriscimi,

la mia pelle

tra i tuoi denti

diventi allitterazione,

orgasmica nenia

scivola tra le gambe.

Colma le mie aperture,

addormentiamoci bocca

nella bocca, ché le parole

sono inutili per i tuoi occhi.

Svegliami con durezza,

tra le mie natiche tenere

il dolore è non essere insieme.

 

Spingi

ancora insultami

osando {a volte} gentilezze

lusingami soffiando sui capelli

ostìnati torcendomi il collo.

 

Scovami senza reticenze,

l’amore duro nella bocca,

poi cuci le preghiere sulle

mie calze a righe,

quaderno mobile

dei nostri incontri.

Sporcami le anche,

cerchiami gli occhi.

 

III

Caramelle colorate

sparse sul pavimento:

scoppiano dall’urto dei corpi,

ricompense alle immaginazioni

trattenute in attesa.

PANTONE Multicolor

Un dito sulla punta del mio naso:

freddo, è il pianto.

M’abbracci: è tutta qui

            la dimensione dell’umanità.

Hai centrato l’intento: scarnificazione dell’inutile, eliminazione dello pseudo-lirismo. PANTONE Multicolor è una poesia che racconta un desiderio, che scava dentro una mancanza. Quando manca qualcosa l’uomo si orienta verso la luce. La luce ci mostra per quello che siamo.

Scegli tu, adesso, una poesia dalla raccolta e dicci perché proprio quella.

Amami shèmesh

 

Amami non siamo due ma amami

non insieme ma amami

Separiamoci ma amami

Non siamo rapporto

Consuetudine neppure tavola imbandita

Ma amami

Tra utero ovaie e grida

Amami violenza amami

Distratto amami disperato

Amami quando non si deve

Perché non si deve

Eppure amami per vivere

Obbedire all’esistenza

Che ci vuole bestie

Denti carne addio amami

Addio e amami

Gira la chiave nella porta

Amami e appendimi

tra l’entrata e l’uscita

Odiami per le parole più dense

che ti restano nelle mani

quando scrivi quando piangi

Amami e addio

a questo amore dirottato all’inesistenza Amami.

Ama ché siamo bugia

per questo amami veramente.

Corri per amarmi,

Amami shèmesh amami.

 

Questa per la musicalità, per il ritmo, per il tormento.

 

Oltre alla poesia, quali sono gli altri grandi amori di Alessia?

Ho già risposto qualche riga più in su, non mi ripeto ma aggiungo la solitudine, che però posso frequentare assai raramente.

Ti chiedo di salutarci con una frase, tua o di altri, che equivale alla tua firma: parole, insomma, che potrebbero leggersi Alessia Bronico.

Mi permetto di lasciare una poesia scritta per un 25 Aprile doloroso e di lutto cittadino. Credo sia tra le poesie che più mi sveli. E ti ringrazio per questo spazio, Alessandra.

Credo e vivo la Parola come Azione e in questo m’intendo libera. La poesia è resistenza perché difende la libertà    d’espressione, è uno stato di veggenza, a questa epifania i poeti sono sottomessi. Potremmo quindi, erroneamente, credere che non siano liberi, ma la loro libertà risiede interamente nella Parola accolta e poi restituita.

 

RESISTENZA

La libertà – mi dissero – è nella disubbidienza:

cominciai ad amare, non feci altro che amare:

intendevo solo amare: divenne un atto di resistenza:

amare poiché siamo tutti dedicati alla morte.

 

La libertà – dissero- è nei presentimenti:

nessun oceano se non conosci il mare:

non crederti foglia se non sei figlio del ramo,

i fiumi risalgono ai ghiacciai, l’inverno precede

 

la brina, la luna bianca regge il buio:

–           e sbraitarono – menti!

Trasgredisci, ama, impara, sovverti

la schiavitù amara: non segnare confini

 

ai cieli celesti, non siamo che l’inverso

di niente, corpi esposti alla morte – dissero –

terra, acqua, impasto, inesauribile vanagloria.

Che grande trasgressione volersi bene:

 

non sopravvivremo al tempo né il tempo

sarà clemente con gli uomini superbi:

creduloni pianificatori di futuro invisibile:

catalogatori di nuvole: elusiva ricchezza dei cieli.

 

La libertà – mi dissero – è disubbidienza:

amai, non feci altro che amare: solo amare:

unico atto di resistenza: amare poiché siamo

tutti, irrimediabilmente, dedicati alla morte.

 

Alessia Bronico (Atri, 1981). Vive tra la Lombardia e l’Abruzzo luogo delle sue origini. Ha pubblicato in poesia L’abito della Felicità (LietoColle, 2016), Un dio Giallo (LietoColle, 2018), è inserita in Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea n. 5 (Raffaelli Editore, 2017). Ph. Donatella D’angelo

 

Alessandra Corbetta
(guarda anche l’uscita precedente)

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