La prospettiva della gioia

La prospettiva della gioia

Per avvicinarsi a Goliarda Sapienza e al suo romanzo L’arte della gioia è indubbiamente necessario correre il rischio dell’incertezza, di sporgersi per guardare come punti fermi e convenzioni vacillino sotto l’occhio e il cuore vigile di Modesta, donna dall’intelligenza machiavellica e coraggiosa protagonista di questo libro. L’opera si delinea in molteplici sfaccettature spaziando da temi passionali, politici, di formazione, sentimentali e indubbiamente scomodi come solo possono esserlo quelli di pagine che sono state chiuse in un cassetto per più di vent’anni perché rifiutate da tutti gli editori.

LE DECLINAZIONI DELLA GIOIA

Nata all’inizio del secolo scorso in una Sicilia patriarcale e conservatrice, Modesta si proietta in maniera irrevocabile e forte sul nostro tempo. Si destreggia, non senza difficoltà, all’interno di una società statica e incurante di quanto sole possa entrare tra le persiane polverose dei propri dogmi e convinzioni.

«- A me hanno insegnato che nell’anima di un uomo non c’è posto per dubitare.

– Questo vi insegnano per chiudervi, carusi, in una corazza di doveri e false certezze. Come a noi donne, Mattia: altri doveri, altre corazze di seta, ma è lo stesso.

– Devi avere ragione perché come una malinconia nuova mi prese e mi tiene da quando ‘sta parola dubbio ho incontrato.

– È per timore di questa malinconia che l’uomo s’ammanta di certezze e detta credi. Ma ancora troppo bambino è l’uomo per sapere.»

Attraverso la sua infanzia, adolescenza, maturazione e infine vecchiaia le consapevolezze acquisite sfociano nell’accettazione del continuo flusso che è l’irrefrenabile divenire della vita. La gioia viene declinata come un sentimento mutevole ma non transitorio che si sviluppa in concomitanza con quello della curiosità, libertà ed emancipazione. La possibilità dell’autodeterminazione è dettata dalla conoscenza e dal riconoscimento profondo del centro attorno al quale ruotare. Solo così diventa possibile esporsi al dubbio e mettere in discussione, proprio come Modesta, quanto generalmente viene dato per scontato, precostituito o imposto.

«Ma bisognava essere liberi, approfittare di ogni attimo, sperimentare ogni passo di quella passeggiata che chiamiamo vita. Liberi di osservare, di studiare, di guardare dalla finestra, di spiare fra quel bosco di palazzi ogni luce che dal mare si insinua fra le imposte…»

La protagonista si contrappone all’esistere passivo delle donne attorno a lei non accettando il ruolo di angelo del focolare o di moglie che vive in subordinazione del proprio marito. Queste non sono però motivazioni sufficienti per negarle la possibilità di intessere relazioni solide e autentiche. Lei ama, ama senza riserve. Ci svela come la capacità di avvicinarsi il prossimo sia dettata dal rispetto e dall’amore verso sé stessi. Non  mostra un trucco più marcato o vestiti succinti ma quella che la muove è la continua ricerca della verità.

LA VERITA’ COME AMORE PER SE’ STESSI

Bruciare vita, sollevare a mani nude pesanti pietre ed essere affamati di quella conoscenza che non è mai tiepida casa in cui riposare ma vivace porto da cui ripartire. Modesta vuole studiare in decenni in cui le ragazze imparano a rammendare le camicie per i loro mariti. Legge in maniera instancabile tutto quello che le si presenta davanti. Filosofia, letteratura italiana e straniera e ogni parola che sotto i suoi occhi acquista un nuovo valore.

«Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel “mio” contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima»

 

 

 

 

 

Copio e incollo le sue parole su questi nostri ultimi anni e mi chiedo: quanto costa oggi mettersi in discussione? Siamo capaci di smentirci senza tradirci? Di sporcarci le mani per scavare oltre la superficie? Ma soprattutto siamo in grado di perseguire conoscenza mentre sosteniamo il peso della leggerezza? Quella leggerezza che, come scriveva Italo Calvino, non diventa mai superficialità ma capacità di ”planare dall’alto senza avere macigni sul cuore”. Modesta lo insegna spiegandoci quante verità e prospettive si possono nascondere nel linguaggio e quanto esso sia fondamentale per avere accesso consapevole alla realtà.

LA FORZA DELLA PAROLA

Le parole diventano lo strumento e spesso l’arma con la quale farsi largo in un presente stagnante e insidioso. Esse rappresentano la materia prima che viene assemblata per costruire il pensiero, per poterlo comprendere ed esternare. In questa prospettiva tacere  equivale a morire. Il raccontare e il dialogo, con altri o se stessi, diventano possibilità di costruirsi, determinarsi e prendere posizione in un’epoca in cui si preferisce rimanere zitti piuttosto che controbattere. La capacità di avvalorare con basi solide per poi argomentare ed esporre in maniera educata i propri pensieri ci esorta a ragionare e rifuggire dal rumore di programmi televisivi nei quali urlare è sinonimo di essere migliori e nel giusto. Attraversare le parole, analizzarle e staccarle dal contingente per restituire loro un valore autentico e filtrato dal continuo rapporto con ciò che è altro e diverso da noi.

«Svitare i chiavistelli dalle porte! Le porte stesse, scardinate dagli stipiti!»

Scriveva Walt Whitman all’interno della raccolta Foglie d’erba con tono fortemente esortativo. Aprire le finestre, abitare i luoghi, fare proprie le parole, i colori e le emozioni dico invece io. Questo è un libro che insegna a desiderare. Ci invita a fare le valigie e scomodarci. Cercate perciò il vostro paio di scarpe, sceglietele comode mi raccomando, e mettetevi in viaggio. La strada è sempre lunga e quasi mai pianeggiante perciò è meglio avere un bagaglio leggero. Siamo capaci di rinunciare a tutto ciò che non è essenziale? Forse dobbiamo imparare o forse solo migliorare. Siamo in grado di lasciare andare? Di cucirci addosso un’emozione senza fotografarla e condividerla? E’ facile sentirsi sicuri nella routine, negli orari nei tram e in quelli della cena, ma cosa succede quando dimentichiamo sul comodino l’orologio?

IL VIZIO DELLA BELLEZZA

Il fatto che optare per scelte di vita alternative sia prerogativa di pochi ardimentosi non ci legittima ad accomodarci sulle nostre belle poltrone imbottite e stare comodi nella fragilità di molte delle nostre certezze. Forse non è necessario partire verso terre lontane per ritrovarsi. Forse è questione di cambiare prospettiva. Viaggi in pullman dentro i viaggi di ogni giorno che vivono all’interno del viaggio della vita. Tante piccole trasferte, ferie e odissee quotidiane nelle quali costruirci, cambiare e tornare a casa con la consapevolezza del lungo sentiero che ancora ci aspetta. Cercate perciò nel dialogo con gli altri viandanti o nella sosta ad un bar la meraviglia del vostro mondo interno che brilla, si costruisce e vive nella relazione con quello esterno.

«Ho voglia di uscire, correre in quel sole gioioso che ripete: sei libera. Dolcezza di non aspettare più, di non dipendere più da un’altra volontà. Nessuno mi toglierà più questa dolcezza.»

Nel personaggio di Modesta traspare molto della personalità di Goliarda Sapienza e in realtà, in diversi modi e misure, lo facciamo tutti noi. Tra il lettore e l’autore si instaura un tacito patto che allarga le prospettive. Si sviluppa un dialogo che porta a comprendere e accettare che la sola vera natura è quella di essere umani. Come tali siamo imperfetti, vitali e desiderosi di bellezza. Non la troveremo senza metterci in gioco. Senza il ricordo delle parole e delle radici, mantenendo la capacità di vivere nel momento presente. Continuare a divenire e determinarsi nella libertà. Vivere nel mondo e negli altri, cadere e continuare a cercare. Guardare che tempo fa fuori dalla finestra senza consultare un sito internet quindi verificare e fare nostre le cose senza che esse vengano servite pronte dagli altri. Ruotare e danzare tenendo sempre a mente il centro e la fede alla propria natura umana, molteplice e portatrice di bellezza. Fare propria l’arte della gioia e quindi cambiare senza tradirsi mai.

 

Sara Rainoldi

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