Sanremo, le pagelle della prima serata: Cristicchi e Silvestri di un altro livello, male la coppia Pravo-Briga

Sanremo quarta serata

Alla fine, Sanremo è davvero Sanremo. Arriva puntuale ogni anno con la sua infinita scia di polemiche, ma per cinque sere domina prepotentemente il palinsesto tv italiano e si rivela un appuntamento imperdibile anche e soprattutto per i tantissimi italiani all’estero. Tutti guardano Sanremo, in fondo: chi per curiosità, chi per tifare uno dei cantanti, chi per il puro gusto di criticare… Alla fine a farla da padrone, però, è sempre e solo la musica, come è giusto che sia. Ieri sul palco dell’Ariston per la prima serata del festival si sono esibiti tutti i 24 concorrenti in uno show di 4 lunghe ore presentato dal tris Baglioni-Raffaele-Bisio in forma tutt’altro che perfetta.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente musicale, il livello è stato alto: tante canzoni carine, qualche perla e qualche pesante delusione. Tante generazioni e tanti stili diversi si sono alternate sul palco più ambito d’Italia, dai veterani Nino D’Angelo, Patty Pravo e Loredana Bertè agli esordienti Shade, Mahmood e Achille Lauro, per citarne alcuni. In questo mix musicale, abbiamo voluto darci l’arduo e pericoloso compito di fare le nostre pagelle.

Francesco Renga – Aspetto che torni

Inaugurare il Festival di Sanremo non è mai semplice, anche per campioni del suo calibro. Il pezzo è orecchiabile e piace, ma la verità è che sembra proprio una classica canzone “alla Renga”. Anche l’esibizione non è straordinaria: conoscendo la potenza della sua voce era lecito aspettarsi di più. VOTO 6.

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Un duetto che incuriosiva molto e che si è rivelato affascinante. I due creano un mood suggestivo cantando un brano dalle sonorità molto interessanti: probabilmente non sarà un successo nelle radio, ma resta una bella perla per gli amanti del genere. Da segnalare l’esibizione precisa di Cori. VOTO 7.

Nek – Mi farò trovare pronto

Prova a dare un suono più rock ad un pezzo pop, ma i risultati non sono entusiasmanti. Anche in questo caso, la sensazione è quella di aver già sentito abbastanza pezzi del genere nel suo repertorio. Da salvare l’interpretazione, sempre intensa. VOTO 6.

The Zen Circus – L’amore è una dittatura 

Arrivano a Sanremo con una canzone senza ritornello e andrebbero premiati solo per il coraggio. Il testo è molto bello e anche musicalmente il brano è completo e coinvolgente, maschera anche l’esibizione forse non perfetta del frontman Andrea Appino. Bella anche tutta la scenografia che fa da contorno, anche l’occhio vuole la sua parte. Bella sorpresa. VOTO 7.

Il Volo – Musica che resta

Che siano dei fuoriclasse non lo scopriamo certo oggi. Sulla loro voce non si può dire nulla, anche il brano dalle sonorità rock è piacevole. C’è un “però”: le aspettative dopo “Grande Amore” del 2015 erano alte, forse troppo. Questo pezzo non è all’altezza. VOTO 7.

Loredana Berté – Cosa ti aspetti da me

O la ami o la odi, molto semplice. Pezzo rock con la pregevole firma di Gaetano Curreri, lei è sempre graffiante nell’esibizione. Il voto è una media tra chi la adora e chi non ne può più: noi, per questa volta, siamo super partes. VOTO 7.

Daniele Silvestri – Argentovivo

Il primo testo davvero degno di nota della serata, che merita di essere letto con attenzione mentre si riascolta la canzone. All’esibizione di Silvestri forse manca qualcosina, poi però arriva Rancore che spazza via tutti i dubbi e pure parecchia concorrenza. Qui si punta al podio. VOTO 8.

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta

Forse il pezzo più radiofonico dei 24. La coppia funziona alla grande e torna dopo il successo di “Irraggiungibile”: l’intesa c’è e il brano è all’altezza del palco che stanno calcando. Scritta dallo stesso Shade, che si conferma abilissimo negli incastri e nei giochi di parole, la canzone sembra aver trovato l’apprezzamento del pubblico “giovane” e di buona parte di quello “meno giovane”. Bella impresa. VOTO 7,5.

Ultimo – I tuoi particolari

Era dato sicuro vincitore alla vigilia, ma sembra che dovrà sudarsela. La penna è notevole, come sempre, e lui si conferma un vero fuoriclasse nonostante la giovanissima età. Strofe quasi ipnotizzanti, mentre forse il ritornello è un po’ meno efficace. Le aspettative erano molto più alte. Tra i migliori, sì, ma ci si aspettava un 9 politico in pagella. Invece… VOTO 7,5.

Paola Turci – L’ultimo ostacolo

Prima insufficienza della serata. Non convince la sua canzone, che come tante altre non sembra essere nulla di nuovo, ma nel suo caso non convince nemmeno la sua esibizione, troppo imprecisa e poco d’impatto. VOTO 5,5.

Motta – Dov’è l’Italia 

Anche lui entra nel club dei “ci aspettavamo di più”. Un bel testo, e non è sicuramente una sorpresa, ma anche in questo caso il punto debole del brano sembra essere il ritornello. Ripetuto così tante volte rischia quasi di diventare fastidioso: avesse detto ancora una volta “Dov’è l’Italia”, il voto si sarebbe abbassato ulteriormente. VOTO 6,5.

Boomdabash – Per un milione

Un pezzo così non te lo aspetti a Sanremo, ma è una piacevole sorpresa. Un bel ritmo, una canzone orecchiabile, giovane e fresca che ha un futuro in radio. L’esibizione non è da strapparsi i capelli, funziona decisamente meglio la versione in studio. VOTO 6,5. 

Patty Pravo con Briga – Un po’ come nella vita

Partivamo prevenuti su questa strana coppia, è vero. E infatti avevamo ragione. Più passano i secondi dell’esibizione più sale l’imbarazzo: un duetto che non ha nessun senso, una canzone che dimenticheremo il giorno dopo il festival. Il momento più bello è il “Che bella canzone” urlato da un eroe del pubblico nel silenzio dovuto a problemi tecnici. VOTO 4.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me 

Poesia pura, Cristicchi non si smentisce mai. Merita di essere riascoltata con attenzione più e più volte. Esibizione intensa di una canzone d’amore scritta e cantata a cuore aperto. Alza l’asticella estremamente in alto e al momento sembra una spanna sopra a tutti. VOTO 8,5. 

Achille Lauro – Rolls Royce

Un trapper che porta rock a Sanremo è effettivamente un’idea coraggiosa, affascinante e interessante. Il pezzo ad un primo ascolto non convince, soprattutto perché l’esibizione non è per niente all’altezza del palco dell’Ariston. La versione in studio invece sembra funzionare molto meglio, è figlia del successo di “Thoiry RMX” e ha buone possibilità di funzionare in radio. Sarebbe una sufficienza, ma tocca giudicare soprattutto l’esibizione live. VOTO 5,5.

Arisa – Mi sento bene

In tanti si aspettavano la classica “ballad” in stile Arisa, ma non è andata così. Un pezzo leggero e spensierato, dal ritornello che potrebbe funzionare come funzionò “Sincerità”. Non passerà alla storia come il brano più bello di Sanremo, ma lei è sempre perfetta nell’intonazione, interpretazione di altissimo livello. VOTO 7.

Negrita – I ragazzi stanno bene

I Negrita fanno il compitino. Il brano è bello, l’esibizione pure, tutto qui. Non usciamo dai canoni classici della band: quel che basta per una sufficienza sicura. VOTO 6.

Ghemon – Rose viola

Qualcosa di diverso rispetto alle classiche canzoni sanremesi. Un brano interessante con un bel testo e una melodia particolare e affascinante. Ghemon non rinuncia al suo stile, ma in questo caso è da vedere come un aspetto positivo: non era scontato lo facesse a Sanremo. VOTO 7.

Einar – Parole nuove

Un pezzo che sembra confezionato e pronto per le radio. Nulla di clamoroso, ma orecchiabile. Non convince molto l’esibizione che non sembra perfetta. VOTO 5,5.

Ex-Otago – Solo una canzone

Anche da loro ci si poteva aspettare qualcosina di più. C’è poco da dire in realtà: è effettivamente “solo una canzone”, senza grandissime pretese: il pezzo funziona ed è piacevole, con un ritornello che entra facilmente in testa. VOTO 6.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Canzone un po’ banale che non sorprende e che non entrerà certo nella storia del festival. Sarà l’ora tarda, ma sembra quasi di sentire sbadigliare mezza Italia. Esibizione comunque molto buona della Tatangelo che non sbaglia nulla. VOTO 6.

Irama – La ragazza col cuore di latta

Quando la serata sembra inesorabilmente in declino, arriva la sorpresa. Bella prova di maturità, un testo notevole che tocca argomenti delicati ed una melodia molto bella, con il coro che aggiunge qualcosa di speciale. Interpretazione molto sentita e ben riuscita. Poteva limitarsi ad un pezzo commerciale ed orecchiabile dal successo facile ma ha voluto osare. Bravo. VOTO 7.5.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

L’ex concorrente di Amici e X Factor gioca la carta dell’emozione: possiamo dire quello che vogliamo, ma funziona. Altro bel testo capace di emozionare in pieno stile Nigiotti. Un ricordo del nonno cantato in modo molto sentito, non potrebbe essere altrimenti. VOTO 7,5.

Mahmood – Soldi

Si chiude con un’esibizione che divide. Una voce particolarissima e molto bella, una novità per chi non segue i talent show. Un pezzo interessante, coraggioso e lontano dai canoni di Sanremo, con sonorità arabeggianti molto belle. Peccato che l’esibizione live faccia perdere tantissimo: vale lo stesso discorso fatto per Achille Lauro, merita molto di più la versione in studio. VOTO 5,5.

 

Alessandro Bazzanella

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