Amarsi tra anime: le lettere d’amore più belle della letteratura

Le lettere d'amore più belle

Febbraio, si sa, è il mese dell’amore. I negozi sono invasi da cuori, da oggetti a forma di cuore, da torte a forma di cuore. Ma il mese dell’amore è sempre. Ce lo ricordiamo tutti con le storie d’amore della nostra vita e le farfalle nello stomaco che, di tanto in tanto, si ripresentano, e ce lo ricordano i grandi della letteratura. Perché dall’amore partono gli scritti più belli, perché l’amore è il motore, la spinta di tutto.

Vi riproponiamo alcune degli amori più belli e folli, alcune delle lettere più belle della letteratura.

Le lettere d’amore più belle: Oriana Fallaci ad Alekos Panagulis

 

L’incontro fra la scrittrice Oriana Fallaci e l’eroe della resistenza greca durante il regime dei colonnelli Alekos Panagulis, morto nel 1976. Una storia d’amore raccontata nel romanzo “Un uomo”, diventato un successo editoriale nel 1979.

Alekos caro, ti scrivo nuovamente per dirti che sono stata felice di ascoltarti una seconda volta a telefono. Anche se non possiamo dirci molte cose perché tu non capisci nulla di quello che dico e io non capisco nulla di quello che dici, udire la tua voce è bellissimo. Io, dopo, mi sento meglio.
Ti ringrazio per la risposta alla mia domanda su «cosa significa essere un uomo». (…) È una splendida risposta, migliore della poesia di Kipling. Forse la userò aggiungendo alle tue parole questa domanda per me: «E per te, cos’ è un uomo?». Così io potrò replicare così: «Un uomo è… una creatura come te. È te».
Tuttavia un particolare della tua risposta mi ha turbato. Quello che Andreas ha tradotto: «To love without permitting one love to become an handicap». In italiano: «Amare senza permettere a un amore di diventare un ostacolo». Ho creduto di capire che dicevi questo a me, non agli altri.
Ebbene: io non sono e non sarò mai un ostacolo, un handicap. Io so che esistono cose ancora più grandi dell’ amore di una persona o dell’ amore per una persona.
Ad esempio, un sogno. Ad esempio, una lotta. Ad esempio, un’ idea.
Ciao a sabato. Al massimo, domenica. E, se posso, prima (…). Finito il lavoro a Bonn, mi fermerò in Italia per salutare mia madre che è malata. Poi volerò subito da te. Non pensare nemmeno un momento di abbandonare la clinica quando arrivo io. Se devi stare in clinica, starai in clinica. E io ti farò compagnia in clinica con una profonda conversazione in greco. Oppure giocando a scacchi. Ok? Aspettami. Io ti ho aspettato tanto .
Oriana.

 

Le lettere d’amore più belle: Jean-Paul Sartre a Simone de Beauvoir

 

 

Durerà più di mezzo secolo l’unione fra il filosofo dell’esistenzialismo e la scrittrice che per prima teorizzò il femminismo.

Senza sposarsi e nemmeno convivere, dividendo il loro cammino con una platea di amici, amiche, discepoli, amanti, segretarie, dame di compagnia, favorite, fidanzate.

Si conoscono nel luglio del 1929 alla Sorbona e si amano, tra alterne relazioni, fino al 1980, anno della morte di Sartre. Simone gli sopravviverà sei anni. Sono sepolti insieme nel cimitero di Montparnasse, a Parigi.

Ottobre 1939
Se ci fosse stato bisogno di sentire sino a che punto siamo uniti, questa guerra fantasma avrebbe avuto almeno questo di buono, che lo ha fatto sentire. Ma non era necessario. Tuttavia essa dà una risposta alla domanda che vi tormentava: amore mio, voi non siete “una cosa della mia vita” – sia pure la più importante – perché la mia vita non è più mia, non la rimpiango nemmeno e voi siete sempre me. Voi siete molto di più, siete voi che mi permettete di immaginare qualsiasi avvenire in qualsiasi vita.

Le lettere d’amore più belle: Sibilla Aleramo a Dino Campana (Agosto 1916)

 

Dino Campana e Sibilla Aleramo si incontrarono per la prima volta nel 1916 a Marradi, ben lungi dalla guerra in corso. Il primo era un poeta matto nato e vissuto proprio a Marradi, il 20 agosto 1885.

Sin da giovane dà i primi accenni di follia ma nonostante ciò, riesce a finire la scuola e ad iscriversi all’università. Sibilla Aleramo era qualche anno più grande di lui; c’era una differenza di circa 9 anni.

All’epoca era la donna più bella e fatale d’Italia e non aveva lesinato storie d’amore con una serie di scrittori anche piuttosto famosi. Quando si incontrano, lei ha quarant’anni, lui trentuno.

Lei ha già pubblicato “Una donna”, destando scalpore per via dei suoi contenuti fortemente femministi. Lui ha già subito ricoveri per crisi ossessive e i suoi “Canti Orfici” hanno ricevuto tiepide e buone critiche. Le sue condizioni di salute non sono buone e capisce che con la poesia non si campa troppo bene.

Perché non ho baciato le tue ginocchia? Avrei voluto fermare quell’automobile giù per la costa, tornare al Barco a piedi, nella notte, che c’è il tuo petto per questa bambina stanca. Tornare. Come una bambina, questa del ritratto a dieci anni. Non quella che t’ha portato tanto peso di storie di memorie affannose, che t’ha parlato come se stesse ancora continuando il suo povero viaggio disperato, come se non ti vedesse, quasi, e non vedesse lo spazio intorno, le querce, l’acqua, il regno mitico del vento e dell’anima… Tu che tacevi o soltanto dicevi la tua gioia. Sentivi che la visione di grandezza e di forza si sarebbe creata in me non appena io fossi partita? Nella tua luce d’oro. E non ho baciato le tue ginocchia. I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo. Non ho saputo che abbracciarti. Tu che m’avevi portata così lontano. Che il giorno innanzi ascoltavi soltanto l’acqua correr fra i sassi. Oh, tu non hai bisogno di me! È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni. È vero che mi aspetti? Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto. Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno. Ho paura di morire prima. Dino, Dino! Ti amo. Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo. Non so, ho paura. È vero che m’hai detto amore? Non hai bisogno di me. Eppure la gioia è così forte. Son tua. Sono felice. Tremo per te, ma di me son sicura. E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli. Dimmi. Io non posso più dormire, ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni? Scrivimi!

L’amore tra due scrittrici: Sackville-West a Virginia Woolf

 

 

 

Vita Sackville-West, poetessa e scrittrice nata alla fine dell’Ottocento, divenne nota al grande pubblico soprattutto per la relazione con una delle più grandi scrittrici della letteratura inglese del XX secolo, Virginia Woolf.

Questo l’articolo che Repubblica ha dedicato alle protagoniste di questa storia d’amore.

Per ben 49 anni Vita Sackville-West fu la moglie del diplomatico e membro del Parlamento inglese Harold Nicolson. Entrambi ebbero però svariati dei legami extraconiugali che, tuttavia, non incrinarono l’unione ufficiale che portò anche alla nascita di due figli.

Sono ridotta solo al desiderio di Virginia. Ti avevo scritto una lettera bellissima quando non riuscivo a prendere sonno durante la notte piena di incubi ma ora non ricordo più nulla: mi manchi, ecco tutto… e in modo semplice, disperatamente concreto. Tu, con tutte le tue lettere ricercate, non scriveresti mai e poi mai delle parole così elementari e, forse, non proveresti nemmeno quel sentimento. Credo che ora sentirai un piccolo vuoto ma so anche che lo avrai celato dietro una frase così perfetta da fargli perdere un po’ del suo valore. Con me, invece, manterrà tutta la sua forza: mi manchi più di quanto potessi immaginare anche se mi ero preparata a sentire molto la tua mancanza. Ecco perché questa lettera è una sofferenza continua. È incredibile come tu sia diventata essenziale per me. Penso che tu sia abituata a sentirti dire questo genere di cose dagli altri, maledetta creatura viziata. Sono un libro aperto eppure so che così non mi amerai di più: ma cosa ci posso fare?Cara, non riesco a essere furba e scostante con te, ti amo troppo per comportarmi così. È la pura verità. Non hai idea di quanto possa essere scostante con le persone che non mi piacciono. È un’arte che ho affinato. Tu, però, hai fatto cadere le mie difese e a me non dispiace affatto.
Ma ora basta, non voglio annoiarti oltre.
Siamo ripartiti e il treno sobbalza di continuo. Ti scriverò nelle stazioni che, per fortuna, sono molte nella pianura padana.
A Venezia c’erano tante stazioni ma non avevo tenuto in considerazione che l’Orient Express non si sarebbe fermato. Quindi, eccoci a Venezia solo per dieci minuti, nemmeno il tempo di provare a scriverti. Non riesco neppure a comprare un francobollo italiano: spedirò la lettera daTrieste.
Le cascate in Svizzera erano una cortina iridescente di ghiaccio, sospesa sopra la roccia: bellissime. E in Italia tutto era coperto dalla neve.
Stiamo per ripartire, dovrò attendere fino a domani mattina quando saremo a Trieste. Perdonami per questa lettera così infelice.
V.

Le lettere d’amore più belle: Allen Ginsberg e Peter Orlovsky

 

Allen Ginsberg, uno dei fondatori della Beat Generation, e Peter Orlovsky si conobbero a San Francisco nel 1954, e immediatamente iniziarono un’intensa relazione amorosa che Ginsberg non esitò a definire il loro matrimonio.

Si trattò infatti di una relazione che attraversò molte fasi, tante sfide ma che s’interruppe solo alla morte di Allen nel 1997.

Le loro lettere d’amore sono piene di errori di battitura, la punteggiatura è assente e ci sono molti strafalcioni grammaticali, tipici di chi scrive sulla spinta di un’emozione intensa e dimentica la precisione letteraria.

Caro Petey,
Oh cuore, oh amore, tutto si è improvvisamente trasformato in oro! Non aver paura, non preoccuparti, la cosa più sorprendentemente bella è passata di qui! Non so da dove iniziare se non dalla cosa più importante. Quando Bill (William S. Burroghs, ndr) è venuto io, noi abbiamo pensato che fosse lo stesso vecchio pazzo Bill, ma qualcosa era successa a Bill nel frattempo, da quando l’avevamo visto l’ultima volta… ma la notte scorsa Bill e io ci siamo seduti guardandoci in faccia separati solo dal tavolo della cucina e ci siamo guardati negli occhi e abbiamo parlato, e gli ho confessato tutti i miei dubbi e la mia miseria, e di fronte ai miei occhi si è trasformato in un Angelo!
Cosa gli è accaduto a Tangeri pochi mesi fa? Sembra abbia smesso di scrivere e si sia seduto sul letto tutti i pomeriggi a pensare e a meditare da solo e che abbia smesso di bere, e che infine la sua coscienza gli sia tornata alla mente, lentamente e ripetutamente, ogni giorno, per molti mesi – consapevolezza di «un centro benevolo e senziente per l’intero Creato» – sembrava avere, a modo suo, quello che io ho tenuto appeso in me stesso e in te, una visione di un grande pacifico cervello di amore.

Stamattina mi sono alzato con una grande beatitudine di libertà e gioia nel cuore, Bill mi ha salvato, io sono salvo, tu sei salvo, tutti noi siamo salvi, tutto è stato più rapido da allora – mi sento solo triste perché forse ti ho lasciato preoccupato quando ci siamo salutati e baciati così maldestramente – mi auguro di poterti salutare mentre sei più felice e senza le preoccupazioni e i dubbi che avevo in quel polveroso crepuscolo quando sei partito…

– Bill ha cambiato natura, anch’io mi sento molto cambiato, le grandi nuvole sono rotolate via, poiché mi sento come quando io e te siamo stati in relazione, bene il nostro rapporto è rimasto in me, con me, e non l’ho perso, e sento verso tutti qualcosa simile a quello che c’è tra noi.

Non preoccuparti caro Allen, va tutto bene – cambieremo di nuovo il mondo secondo il nostro desiderio – anche se dovessimo morire – ma OH il mondo ha avuto 25 arcobaleni sul davanzale della mia finestra.

Leggi anche: Una conversazione lunga una vita – l’arte perduta dello scrivere lettere

Mariafrancesca Perna

 

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