I Fiordalisi – Poesia &…

I Fiordalisi – Poesia &…

Torna lo spazio dedicato a “Poesia &…”, l’appuntamento bimestrale in cui Riccardo Canaletti abbina la poesia, protagonista assoluta de I Fiordalisi, a un grande tema di riflessione e dibattito.

Dopo “Poesia & Infinito” e “Poesia & Comunella“, oggi è la volta di “Poesia & Canzone”.

Buona lettura!

Alessandra Corbetta

 

Sarebbe da distinguere preliminarmente almeno un paio di idee di poesia: una prima legata alla comunicabilità, istanza kantiana, pragmatica, legata cioè al fatto artistico in seno alla sua origine, alla società che la contiene e la crea; una seconda che si sviluppa partendo da pretese quasi totalizzanti, che mirano a concepire la poesia come sufficiente in sé stessa e, in qualche modo, autonoma (?). Il secondo caso è quello di una buona parte delle avanguardie e dell’ermetismo che – pur con tutte le più che evidenti differenze del caso – vedevano nel lavoro sul significante la possibilità di rompere la catena di comunicazione in favore di una parola che sia di per sé “parola” e non “parola per”, “parola che sta per”, cosa che, sappiamo con la fenomenologia, e con Schutz, non è possibile in nessuna forma di vita (in cui almeno due schemi interpretativi, almeno due schemi segnici, etc, si compenetrano necessariamente). Il secondo caso è, per così dire, più che poesia, una poetica, una intenzione. È, ancora, un ragionare dall’alto, non un ragionare sull’oggetto intellettuale storicamente presente di fronte a noi (che è tutt’altra cosa dall’ideale). Anche gli ermetici, anche l’avanguardia, non può sottrarsi a uno dei cinque postulati della Pragmatica della comunicazione umana di Watlzawick, Jackson e Beavin: non si può non comunicare. Per cui vediamo come la differenza tra le due idee di poesia esposte, è in realtà una differenza sostanziale tra due cose che non sono una visione dello stesso oggetto. Nel primo caso si parla di poesia, potremmo dire; nel secondo caso, di poeti.

Se ci rivolgiamo alla poesia con fare critico e con un approccio “dal basso”, eviteremmo di parlare di concezioni per limitarci alla realtà (termine grossolano per definire il fenomeno storico della poesia convenzionalmente stabilito nel corso delle epoche). Non parleremo cioè dell’idea di poesia, avrebbe detto Platone, ma dell’immagine della poesia; con l’unica differenza che, dopo oltre duemila anni, ci sembra più sensato e razionale indagare ciò che è e non ciò che dovrebbe essere (eidos) qualcosa. Esistono oggi due generi di poesie, come nota Fulvio Papi (cfr. L’incontro prudente, poesia e filosofia, Bollettino filosofico 32, 2017): una poesia alta e una bassa, una poesia dei poeti, e una poesia in musica, in cui parole e musica non sono due elementi separati e poi intrecciati tra loro, ma dove le parole hanno uno specifico ritmo e una specifica densità di significato (tendenzialmente molto meno accentuata che nella poesia alta), dove le parole non possono avere quello specifico significato per l’uditore (l’io interpretante) se non proprio in virtù della loro confezione musicale. Ora, come ricorda il filologo tedesco Karl Vossler, noi intendiamo comprendere il significato in sé di una parola, ma la parola non ha che il significato corrispondente alla somma (o relazione) tra tutti i vissuti di tutti i soggetti che quella parola l’hanno utilizzata. Per intenderci: “olocausto”, da pratica sacrificale antica (specialmente ebraica e greca), è oggi il genocidio ebraico. La parola “olocausto” significa più di quanto significasse in sé il termine originariamente. Si potrebbe obiettare, a questo punto, che il poeta dovrebbe tornare proprio a quel significato originario della parola ma, oltre ad essere impossibile (il poeta stesso aggiunge un significato alla parola, non determina o chiarifica un significato precedente ad esso), non sembra nemmeno essere una volontà logicamente valida. Una istanza che regga da un punto di vista logico deve essere prima di tutto formalmente rigorosa, e già qui il problema è il semplice campo da gioco in cui, non una sola squadra, ma tante piccole tribù (i lirici, gli sperimentali, etc.) vorrebbero allearsi contro un’altra tribù, quella in cui la musica diviene strumento per la poesia, naturalmente non subordinandosi alle parole, ma lavorando con esse all’interno della creazione dell’oggetto d’arte. Perché il grammofono di Arrigo Lora Totino dovrebbe essere un oggetto che rientra negli strumenti utilizzati dalla poesia (insieme al microfono, pensiamo alla Slam, alla Beat, insieme alla carta) e la musica non può esserlo? Non è forse la forma sulla carta ha stabilire il significato di un verso di Montale (discorso che mi rendo conto non può essere valido per il performer)? Se ci spostassimo nel campo delle arti figurative, sarebbe come avere dei pittori, degli scultori e degli architetti che se la prendono con la land art, che non è né solo scultura, solo pittura, né propriamente architettura. Eppure nessuno penserebbe mai di affidarle uno statuto specifico e nuovo di forma d’arte (tranne, ovviamente, i megalomani con il loro vizio per i cataloghi barocchi e variegati). La canzone, alla stessa maniera, sembra costituirsi come qualcosa che appartiene sia alla letteratura che alla musica, così come il cinema sempre eccede e si contiene (perlomeno inizialmente) nell’arte figurativa, nella fotografia, anche nella musica, nella letteratura, etc. (rendendosi così una delle forme d’arte più completa).

 

 

Altri dicono che la differenza sostanziale tra poesia e canzone sia, principalmente, la complessità della prima rispetto all’immediatezza e alla semplicità (confusa per superficialità) della seconda. Come se Saba fosse Heidegger, e De Andrè un commentatore della moviola calcistica. Oltre a non essere evidentemente così (e basterebbe pensare ai testi dei Pink Floyd, di Guccini, di Vecchioni, dei King Crimson, di Battiato, etc.), nessuno può stabilire in ogni caso che la complessità abbia più valore rispetto alla semplicità (e anzi qui Wittgenstein avrebbe molto da insegnare). Tutti i critici con cui mi sono confrontato su questo argomento non hanno mai discusso, a pensarci ora, della poesia del nostro tempo, e della poesia del passato, ma solo di una poesia ideale, di un concetto di poesia che, storicamente, è debellato, superato. La poesia si emancipa dal limite aristocratico dell’accademia e lì dove non arriva Luzi o Montale, o Thomas o Bonnefoy, ci arriva la canzone che si rivolge a un pubblico all’interno del quale confluiscono lettori di poesia e non, finalmente posti alla pari in un contesto di assorbimento e scambio culturale, quello che un tempo, nota sempre Papi (di cui si è volutamente lasciata da parte la tesi), facevano anche i libretti d’opera (pieni di massime di saggezza e di propedeutiche varie). La poesia, che con Baudelaire, e ancor di più con Mallarmè, pensava di dilaniare il tessuto linguistico della società borghese, una società degli scambi, della comunicazione, appunto innalzando la parola, estorcendo alla lingua un qualcosa di più della lingua stessa, oggi è forse proprio l’idea di poesia contro cui lottare, poiché superata, rovesciata nel suo paradigma profondo: se si prescinde dalla comunicazione si prescinde dall’interesse sociale dell’arte che non è un elemento superfluo, dispensa per i più, non addetti ai lavori, ma è il significato profondo che si pone all’origine dell’arte stessa nella più che banale constatazione “no società, no cultura”.

Riccardo Canaletti
(Guarda anche l’uscita precedente)

 

Alessandra Corbetta

Alessandra Corbetta è nata a Erba il 4 dicembre 1988. È dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media e, in Social Media Communication, ha conseguito anche un master; è stata responsabile web e Social Media Director de La Casa della Poesia di Como, per la quale ha creato anche il sito www.lacasadellapoesiadicomo.com e con la quale ha collaborato come Content Writer e nell’organizzazione di reading ed eventi poetici, tra cui il Festival Europa in Versi. Ha scritto per la rivista culturale Alfabeta2. Per Flower-ed ha pubblicato la monografia poetica “L’amore non ha via” e per Silele Edizioni il romanzo “Oltre Enrico (Cronistoria di un Amore sul finale)”. Scrive di poesia e cultura per il blog Tanti Pensieri e di New Media e società per il giornale online Gli Stati Generali e per il Progressoline. Per il blog Menti Sommerse dirige la rubrica poetica “I Fiordalisi”. Ha vinto e ricevuto segnalazioni di merito a diversi concorsi poetici, tra cui il premio della critica a “Ossi di seppia”. Per Lieto Colle è uscita nel 2017 la raccolta di poesie “Essere gli altri”.Tutta la sua attività scientifica e poetica è disponibile sul sito web http://www.alessandracorbetta.net

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