ESCLUSIVA – “La maledizione dell’acciaio” e la lotta contro le ingiustizie: intervista a Oreste Ciccariello

ESCLUSIVA – “La maledizione dell’acciaio” e la lotta contro le ingiustizie: intervista a Oreste Ciccariello

Una lotta contro un mostro d’acciaio: è questa la battaglia che Massimo Mancini, che come i supereroi Marvel ha le iniziali di nome e cognome uguali, deve combattere. È una storia legata alla vicenda dell’Italsider di Bagnoli e di un quartiere, sospeso tra il mare e la collina, che da troppi anni attende il riscatto che merita.

Per presentare il libro “La maledizione dell’acciaio” (edito da Rogiosi, qui la scheda), noi di MentiSommerse.it abbiamo intervistato l’autore Oreste Ciccariello.

La maledizione dell'acciaioIniziamo con una domanda fortemente introspettiva: chi è Oreste Ciccariello e come si è avvicinato al mondo della scrittura, anche nelle vesti di autore teatrale?

Oreste Ciccariello è un giovane come tanti con passioni un po’ diverse dagli altri. Ho iniziato a fare teatro da piccolissimo e ricordo ancora quando i miei amici ridevano perché mi invitavano a partite di calcetto o alle feste e io rispondevo: “No, oggi ho la lezione di teatro!”. Da quel momento ho sempre subito il fascino della scrittura teatrale, e delle parole in generale. Sono un amante dell’arte di saper usare le parole, di saperci giocare, di saperle mettere insieme nel modo giusto. Poi appartenendo alla generazione influenzata dalla saga di Harry Potter ho sempre pensato un giorno di creare la mia meravigliosa storia di carta.

Il fulcro de “La maledizione dell’acciaio” è la vicenda legata all’Italsider di Bagnoli. Come nasce questo progetto e, soprattutto, quanto può essere importante il ruolo della letteratura per attirare l’attenzione su tematiche trattate troppo spesso con superficialità?

Per rispondere a questa domanda trovo molto azzeccato un concetto espresso dal magistrato Catello Maresca alla conferenza stampa di presentazione del romanzo: “se qualcuno ha la possibilità di dire, fare, raccontare qualcosa di positivo per aiutare la gente a combattere contro le ingiustizie ha il dovere di farlo”. Io e Gigi e Ross abbiamo voluto semplicemente raccontare una bella storia, non era nelle nostre intenzioni denunciare, sollevare un polverone o fare un libro di inchiesta, però ci stiamo accorgendo che la ferita è ancora aperta e profonda.

Massimo Mancini è il protagonista del libro. Quanto c’è di Oreste Ciccariello in questo personaggio e a cosa si è ispirato per la sua caratterizzazione?

Di me in questo personaggio non c’è tantissimo. Non ho il coraggio di Massimo, sicuramente! Condivido con Massimo i sogni ingenui di ragazzo: “fare il calciatore, vincere lo scudetto con la mia squadra del cuore e curare i mali di tutto il mondo”. Ma poi crescendo ti accorgi che le cose diventano più complicate. L’ispirazione per la sua caratterizzazione nasce dai grandi personaggi dell’universo Marvel, infatti il nostro protagonista ha nome e cognome come i grandi supereroi: Peter Parker, Bruce Banner, etc.

Vuole raccontarci il primo incontro con Gigi e Ross e con il Magistrato Catello Maresca?

Gigi e Ross li conosco da tantissimo, da più di dieci anni. Quando con il trio “i MalinComici” entrammo nella scuderia di Made In Sud, loro erano per noi come dei fratelli maggiori da imitare, ascoltare, emulare. Poi crescendo abbiamo trovato tanti interessi e passioni in comune e il nostro rapporto si è intensificato fino a diventare anche lavorativo. Catello Maresca lo conosco da pochissimo e già dal primo incontro ho avuto l’impressione di avere a che fare con un supereroe umano, una persona da rispettare e da porre a modello di tutti i giovani che vogliono prendere strade giuste nella vita.

C’è chi sostiene che ci sia bisogno di un Masaniello, di un capo-popolo, e chi invece crede che questi eroi non abbiano mai realmente fatto, in fin dei conti, la fortuna del tessuto sociale. Secondo Lei, alla luce anche di quanto accaduto di recente tra il Centro Storico e Afragola, di cosa ha bisogno Napoli per mettersi definitivamente alle spalle i suoi “mostri” e ripartire?

Le rivoluzioni sono sempre il risultato della disillusione, della morte della speranza, del buio dal quale non si può più uscire. Io non credo che Napoli sia in questa condizione. Credo che nel buio ci siano tantissime lucine già accese, alcune anche molto luminose, bisogna solo fare in modo che prendano il sopravvento sul buio. Dobbiamo alimentare le nostre luci.

Concludiamo questa chiacchierata con una domanda a carattere personale: quali sono stati i cinque libri – o, se preferisce, i cinque artisti, non solo appartenenti al mondo della lettura – che hanno avuto una maggiore influenza sulla Sua vita e perchè?

Come ho già detto, sono un potteriano. Quindi l’intera saga di Harry Potter ha influito sulla mia vita perché mi ha fatto credere in mondi fantastici quasi come se fossero veri. Sono un grande appassionato di Baricco e credo che Oceano Mare sia, almeno per ora, il romanzo della mia vita. Poi vorrei soltanto citare alcuni romanzi che vanno letti, per me, almeno una volta nella vita e che cambieranno il modo di vedere le cose: “Nessun luogo è lontano” e “il gabbiano Jonathan Livingston” di Bach e “Neve” di Maxence Fermine.

Intervista a cura di Corrado Parlati
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Corrado Parlati

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