I Fiordalisi – RetrospettivaMENTE Poesia 2018

Il 2018 sta per concludersi ma, si sa, gli anni non finiscono nel passaggio tra trentuno e uno; un po’ come la poesia che, data per morta svariate volte, continua a rigenerarsi e modificarsi e riaffermarsi in forme sempre sorprendenti e, per fortuna, inesauribili perché la Poesia è prima di tutto un’arte e come tale destinata all’eternità.

Premessa doverosa: non ho letto tutti i libri di poesia usciti nell’anno corrente ma, tra i molti che ho avuto modo di scoprire, alcuni mi hanno, per ragioni diverse, particolarmente colpita e smossa. Senza raccontare ma dandovi giusto un assaggio, perché nessuno andrebbe a un primo appuntamento sapendo già tutto, voglio indicarvi sette titoli di opere la cui lettura, perché no, potrebbe farvi innamorare, con l’augurio che i loro versi possano transitarvi nell’anno nuovo con incanto e stupore, gusti di cui mai bisognerebbe privarsi.

L’ordine è alfabetico per cognome. E sette perché il 7, simbolicamente, è l’emblema della pienezza spirituale e cosmica e noi siamo gente che non si accontenta di meno.

 

 

Eppure

Quando sembra che la memoria di lei sia spenta
eccola tornare in un suo doppio
mentre spinge un carrello in un supermercato,
sola, nel carico di luci,
con le mani che sono quelle di un’altra
e il viso che traluce in un bagliore
tra i barattoli di vetro sui ripiani.
È invece lei davvero quando un suo spettro
fruga in un cassetto in cerca di un ditale,
mentre afferra quella minuscola cupola di acciaio
e la manovra muovendo in fretta l’ago,
con il suo sguardo verde di rapace.

 

 

Domino

Quando tornerai sarà l’ora alta

della sera che incenerisce appena

tra le fessure indomite d’un cielo

sbozzato fra condomìni e tralicci,

il marchio della pioggia che perdura

negli occhi di chi la serbò sincero.

 

È troppa la misura che divide

o la prossimità che chiede resa.

Lo leggi nel torpore delle mani

incerte sulla chiave, nella posta

che sciopera da mesi, nella polvere

che sola sa il contorno delle cose.

Quel poco che recalcitra dal nulla.

 

Quel ramo di cui scrissi, senza nome

che sillaba nel vuoto dei suoi rami

si staglia col mio passo sul selciato.

Poi il sole che precipita dai tetti

indisponente al veto delle gronde

e si rovescia sghembo sulle tempie,

scroscio di luce o seme di tempesta.

Un po’ battesimo, un po’ indulgenza.

 

 

Ral 3000*: Ora di punta

Vomiti.

Senza arrenderti

ai conati.

Fastidioso

ricordo ficcato nello stomaco,

spina piantata

a fondo, graffia mucose.

Esploso il cuore,

nascosto accuratamente

tra intestino e reni;

bastardo,

scuote le viscere,

impietosi attacchi di panico,

extrasistole a perdi fiato.

Non è correre al riparo,

camuffare lo sguardo

in libri presi alla rovescia.

Tenti l’aborto

d’un nuovo amore invadente,

mandando a rotoli

sere gravi trascorse

a memorizzare

litanie

convincenti

sulla fine dei rapporti.

Programma fasullo

di labbra rosso vivo,

colore

per credere a noi.

Noi?

Disperati nella lontananza,

nascosti,

sgualdrine nell’ora di punta.

 

*RAL 3000: rosso fuoco

 

La ragazza al sole ha capelli lunghi

La ragazza al sole ha capelli lunghi

e il silenzio del mondo nello sguardo.

Studia gli appunti in bella di un amico

per l’esame di luglio dice aprendo

il cuore a chi passa e non sa di lei.

Aspetta un figlio e un ventotto firmato

a tenere la media alta che serve

ma immagina colline e un po’ di vita

in più quando sarà. Intanto sorride

avvicinando a sé la blusa gialla

a protezione sua e del resto. C’è

dedizione in lei e il riguardo del tempo

perché a vent’anni i sogni vanno e tu

scivoli con loro lontano. Così

abbraccia libri e idee tenendoli

con sé per non sciuparli. Ha il futuro

dentro e s’appoggia alla bici con cura

poi scivola via sulla ghiaia bianca

di questa estate come tante. Il vento

la separa da noi verso chissà

che terra. Ci si afferra a malapena

lo pensano qui tra la pedonale

e il cielo senza nuvole ma sono

favole di gente d’ombra, spariscono

alla prima pioggia e niente rimane

per sempre mentre qualche voce parla

di calcio, delle previsioni buone

per sabato, di oroscopo o quant’altro.

 

 

L’ultima lettera

Dopo tanto soffrire
troppo vivere
si è addormentata.

 

Io le ho parlato
come a chi si culla
nella frescura del buio,
ritrovati tutti
e già dimenticati
a dirsi ancora arrivederci,
qualche volta addio.

 

La ragazza in quella stanza
mi basterebbe ascoltarla
bellissima
poco prima della fine
se potessi rinascere, nuovamente amare
alle soglie del biancore e della neve.

Ti avrò accanto nel nulla
che accompagna e riposa
ma se sbuffa la porta
e finisce l’inverno
qualcos’altro, ti dico, potresti sperare
e se ci fosse luce
tu lo sai

 

sarebbe bellissimo.

 

 

Alle sette il sole non sorge in tangenziale
Alle sette il sole non sorge in tangenziale
un uomo mi sorride dall’auto accanto
ha gli occhi spenti, respira in silenzio
poi torna al suo buio
io conservo un odore nelle mani
come un rosario avviato – scomposto
mi sono chiesta tante volte cosa mi conduce
cosa mi concede, il nostro affanno
la maestà della neve bianca come risposta

 

 

Una cerimonia solo nostra

Una stagione stagnata nell’altra
Enjoy Inside prevedeva
la magica scatolina dell’albergo
nel nostro solo autunno tedesco.
Forse hai ragione a dire che l’amore
è la nostra sola cerimonia,
la materia in pegno tra me e te
quando siamo voraci.

 

Alessandra Corbetta
(guarda anche l’uscita precedente)

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