The Haunting of Hill House: tra sogno e realtà

Chi ha paura del paranormale?

Molti di noi, fin da bambini, subiscono il fascino delle case antiche, quelle dimore di una volta capaci di raccontare storie lontane e di far rivivere esperienze di uomini scomparsi ma che ancora aleggiano nel tempo e tra quelle mura. Crescendo, ho capito (provando a darmi una spiegazione) che molte delle cose che ci affascinano sono anche quelle che ci spaventano maggiormente; come se provassimo una forma di piacere nella paura. E così, nonostante i pessimi film degli ultimi anni siano riusciti ad esorcizzare molte delle mie paure, continuo a “cercare” case infestate con la speranza di trovare qualcosa che mi sorprenda e mi terrorizzi nuovamente. Finalmente, è arrivata su Netflix Hill House, la casa che ha fatto rinascere in me quella paura originale, abbattendo i soliti cliché dei film sul paranormale per raccontare la più classica delle storie in un modo del tutto nuovo e travolgente. The Haunting of Hill House è la storia dei coniugi Crain e dei loro cinque figli, abituati a traslocare di casa in casa per ristrutturare e poi rivendere gli appartamenti ad un prezzo migliore. Questa volta, i lavori di ristrutturazione non verranno mai terminati: quasi tutta la famiglia Crain andrà via prima di riuscire nell’impresa. Solo Liv, la madre dei bambini e, da sempre, punto cardine della famiglia, rimarrà intrappolata nella casa, trovandovi la morte.

 

 

La lunga strada dell’accettazione

Chi non conosce ancora la serie potrebbe pensare di aver scoperto già il finale, in realtà, a differenza di ogni altro film sulle case infestate, la fuga da Hill House è solo l’inizio della storia. I protagonisti scappano da quella casa maledetta e non vi metteranno più piede per anni: in effetti, è proprio questo che accadrebbe se Hill House fosse vera. Le terrificanti visioni ma, soprattutto, la morte inspiegabile della madre hanno però lasciato un segno profondo nella mente dei bambini che, anche da adulti, porteranno dietro lo strascico di quella estate a Hill House. I figli di Liv e Hugh Crain, rappresenteranno, rispettando l’ordine di nascita (rimarcato più volte negli episodi), le cinque fasi del dolore o dell’accettazione del lutto:

  • Steven, il fratello maggiore, incarna la prima fase del dolore: il rifiuto, la negazione del lutto. Diventato autore di successo con il suo primo romanzo su Hill House, cerca, rielabora e racconta le esperienze di sconosciuti che hanno vissuto storie simili alla sua. La sicurezza tipica dei fratelli maggiori non gli permetterà di credere nel paranormale: le storie di cui parla sono il frutto di menti fragili e instabili come quelle della madre e dei suoi fratelli, troppo piccoli per distinguere la realtà dalla fantasia.
  • Shirley, la secondogenita, naviga in una fase intermedia tra il dolore e la contrattazione: la rabbia. Proprietaria di un’agenzia di pompe funebri, la sua tranquillità a contatto con la morte si rivelerà solo apparenza. È arrabbiata con Steven per aver lucrato sulla tragedia familiare, è arrabbiata con la madre per averli abbandonati, ed è arrabbiata con il padre per non aver raccontato loro la verità.
  • Theo è invece la contrattazione. Sensitiva, amante seriale, solitaria, è diventata psicologa infantile per aiutare i bambini a fuggire dai mali del mondo. Aiuta gli altri per aiutare te stesso: è così che avviene il patteggiamento.
  • Infine, ci sono i gemelli Luke e Nell: la depressione e l’accettazione. I due fratelli vivono probabilmente le fasi più intense dell’elaborazione del lutto. Nonostante fossero troppo piccoli per vivere appieno quell’estate, sono gli unici che non hanno mai dubitato di ciò che hanno visto e vissuto. La depressione di Luke, che sfocerà nella dipendenza da eroina, lo allontanerà da tutti meno che da Nell. Quel rapporto viscerale, tipico dei gemelli, lo terrà in vita durante gli anni di tossicodipendenza e gli darà forza anche dopo la morte di Nell.

Hill House e la dimensione onirica

The Haunting of Hill House non è un horror fatto di urla e sangue, è un horror più mite, psicologico, ricco di suspance e colpi di scena. La storia della famiglia Crain, ma anche delle persone che sono passate per Hill House prima di loro, entrano nella mente del telespettatore a piccoli passi, si posizionano lungo quel confine sottile che separa la realtà dalla fantasia, proprio dove stazionano i sogni. Hill House è un horror onirico, simile a quegli incubi troppo intensi dei bambini che straripano dalla mente, come l’acqua da un bicchiere.

 

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