“Non lasciamoli soli” e il fenomeno immigratorio secondo Alessandra Ziniti

RISOLVERE UN PROBLEMA DI MATEMATICA NON TROPPO ELEMENTARE

Vivere questo 2018 ha significato vedere i nostri porti chiudersi agli sbarchi, ha significato sdoganare una mentalità per cui al primo posto sta una determinata categoria di persone, scelta per luogo di nascita e colore della pelle, piuttosto che la solidarietà e l’umanità. Ha significato trovarsi di fronte a una scelta per cui o si mettono prima LORO, e allora si è comunisti, o prima NOI, e allora si è fascisti, senza possibilità di zone di comprensione e confronto. Vivere nel 2018 ha significato d’altra parte accettare che non sempre i compromessi si possono accettare: le inchieste compiute da alcune delle testate giornalistiche nazionali sono penetrate nel fondo dell’inferno libico e ci hanno mostrato le conseguenze che un compromesso può avere e che non si limitano alla decrescita di un numero nei dati statistici.

Nel corso di quest’anno il popolo italiano si è trovato di fronte all’esigenza di prendere una posizione riguardo al fenomeno dell’immigrazione ed è triste pensare che molti hanno chiuso gli occhi, insieme ai porti, ma ancora più triste è pensare a coloro che si dibattono alla ricerca di risposte alle domande cui la politica italiana non è più in grado di rispondere. Perché il problema esiste e non bastano i numeri o gli slogan a tranquillizzarci.

Consultare i dati è alla portata di tutti: secondo una statistica di Eurostat di fine agosto 2018, l’Italia è, tra i paesi europei, quello i cui abitanti maggiormente sopravvalutano la presenza di immigrati stranieri. Parliamo di una percentuale media percepita del 24,6%, contro a una percentuale effettiva del 7%. Ancora più sorprendente è forse scoprire che è l’Estonia, il paese con la più alta percentuale effettiva di immigrati (ci aggiriamo intorno al 13%), a segnalare una percentuale percepita inferiore a quella effettiva (12%). Sono numeri e i numeri parlano chiaro, come ci ripetono fin da quando alle elementari non riuscivamo a risolvere i problemi: la matematica non è un’opinione.

Che l’immigrazione sia però il problema preponderante del nostro Bel Paese è un’opinione diffusa e anche molto condivisa. Se torniamo a consultare i dati, questa volta quelli dell’Istituto Cattaneo, rispetto a una media europea del 57%,  il 74% degli intervistati italiani è convinto che gli immigrati peggiorino la situazione della criminalità e dell’occupazione nel loro Paese. Dove finiscono i dati e inizia la percezione?

Lo sforzo di conoscere i dati e di razionalizzarli all’interno di una visuale corretta della situazione reale è uno sforzo che oggettivamente non viene compiuto da una buona parte della popolazione italiana, è comprensibile perché nelle difficoltà è più immediato seguire la pancia, piuttosto che la testa. È alla pancia allora che si vuole provare a parlare, non con i numeri e le percentuali, ma con i nomi e con le storie. Ci sembra importante provare a dire: conoscete queste storie, leggetele, lasciate che sia la vostra mente a creare le immagini descritte e non quei reportage a cui non credete. Provateci e poi, semmai, non credeteci, ma il germe del dubbio ormai inizierà a scavare dentro di voi.

È questo l’obiettivo del libro di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti, “Non lasciamoli soli. Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere”. Questo libro è molto più di un reportage giornalistico: è un’antologia di storie. E no, non sono favole che vi concilieranno il sonno, non sono barzellette che potrete raccontare ai vostri amici durante la pausa sigaretta: queste sono le storie che vi tormenteranno fino a che non comprenderete che il dolore e la perdita sono realtà concrete e non marginali, ma che costituiscono il cuore della vita di migliaia di persone là fuori. Potrete crederci, oppure no, ma dopo esserne venuti a conoscenza non potrete fare a meno di chiedervi quale sia la verità e in una realtà come quella che stiamo vivendo la ricerca della verità è giù un passo in avanti nella direzione della verità stessa.

La critica che molti avanzeranno a questo libro è di presentare un problema, ma non la soluzione. Anzi, di presentare una scusante: dopo averlo letto saprete con certezza che non ci sono scusanti. D’altra parte, sempre alle elementari, ci hanno insegnato che nel risolvere un problema di matematica prima che al procedimento e alla soluzione bisogna pensare ai dati. È importantissimo segnalarli tutti, scrivere bene in rosso DATI e poi elencarli con precisione uno a uno. Forse l’Italia deve accettare il fatto di non avere per nulla chiari i dati alla base del problema, non se si pensa che il problema sia nostro, prima che loro. È forse il caso di rileggere il testo, ci suggerirebbe la maestra alle elementari.

Ndr. Poiché lo spirito critico è sempre ben accetto e non sempre ci si può fidare ciecamente delle parole di un giornalista, vi invito a consultare da voi stessi il grafico dei pochi dati riportati in questo articolo, cliccate qui.

(Le rotte migratorie verso l’Italia)

ALESSANDRA ZINITI CI RACCONTA IL FENOMENO MIGRATORIO

Per voi abbiamo intervistato Alessandra Ziniti, co-autrice di “Non lasciamoli soli. Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere”, nel tentativo di sottolineare alcuni punti focali del fenomeno immigratorio in Italia e in Europa. Per leggere le storie di Hamed, di Segen, di Samir e di Abbas, di Sahel, di Herina, di Maryam e della piccola Milet, di Osedayne, di Abayomi, di Austine, delle migliaia di persone senza nome le cui storie si sono intrecciate a queste storie e delle migliaia di volontari che si sono predisposti all’ascolto e alla consegna di questi racconti, vi invitiamo a leggere questo libro. Prendetelo in prestito da un amico o dalla biblioteca della vostra città, compratelo, regalatevelo e regalatelo, ma non rifiutatevi di sapere.

  • “Non lasciamoli soli. Storie e testimonianze dall’inferno della Libia. Quello che l’Italia e l’Europa non vogliono ammettere”. Il vostro è un libro che parla di storie: storie che vengono raccontate e conosciute, ma che il più delle volte rimangono imprigionate nei circuiti chiusi di coloro che vogliono sapere la verità. Tra gli italiani in generale, invece, l’ignoranza riguardo al destino di queste persone che vengono respinte dai porti dei nostri paesi regna sovrana, insieme alla mala informazione. Si tratta di un problema di scarsa voglia di conoscere la verità o di effettiva mancanza di informazione?

Alessandra Ziniti – «Sicuramente c’è una grande ignoranza in giro, ma c’è anche una narrazione dei fatti che è sempre più complessa e che deve fare i conti con la propaganda. È una conseguenza di questa infinita campagna elettorale che stiamo vivendo da prima delle elezioni del 4 marzo e che procede tuttora, nonostante si sia formato un governo, in vista delle europee.

Purtroppo, i fatti e i numeri ci raccontano che l’Italia ha una percezione drammatica del fenomeno immigratorio, percezione che tuttavia non è giustificata dai numeri stessi.  Questa percezione è divulgata da una propaganda che ha per suo più grande strumento i social. Inoltre, sia questo governo che quello precedente, hanno strumentalizzato il fenomeno immigratorio, trattandolo per percentuali: una gara a chi fa arrivare meno persone, a chi spende meno soldi e così via. Lavorando in questo settore da 20 anni, conoscendo le persone che vivono questo fenomeno, ci si rende conto di quanto sia sbagliato. A noi è sembrato doveroso raccontare le storie delle persone e dare loro la dignità di esseri umani: restituire loro un nome, un volto, un vissuto, perlopiù drammatico.»

  • Ci sono inchieste e testimonianze atte a narrare quanto davvero accade in Libia, il vostro libro ne è un chiaro esempio: perché allora il popolo italiano accetta l’alleanza, il compromesso cui il governo italiano è sceso con la Guardia Costiera Libica e tutto ciò che ne consegue?

Alessandra Ziniti – «La parola chiave che spiega tutto questo è: integrazione. Per quanto riguarda l’Italia, mancata integrazione. Si tratta di una sbagliata strategia di vedute a corto raggio che si verifica da anni: gli italiani hanno una percezione negativa dell’immigrato africano o asiatico perché lo ritengono una minaccia per la loro sicurezza e un individuo che vive a loro spese, in particolar modo in una situazione economica disastrata come lo è la nostra. Ovviamente questo è vero, ma solo in minima parte. Il problema di fondo è che la Lega, e Salvini in particolare, parlano alla pancia delle persone: basta seguire una delle sue dirette Facebook per rendersi conto delle migliaia di messaggi che riceve da persone che hanno posizioni ben più razziste delle sue.

È chiaro che in Italia c’è un’intolleranza ormai non più strisciante, ma emersa e che deriva da questo: gli immigrati che da anni stanno in Italia, e che sono sia in numeri assoluti che in numeri percentuali molti meno che in altri paesi d’Europa, nell’80% dei casi non sono integrati. Li si vede dunque vagare per le periferie, bighellonare senza lavoro, spesso finire nei circuiti dell’illegalità e della criminalità. Dal momento in cui la Lega ha fatto leva su questo sentimento degli italiani, l’argine si è rotto e sono stati sdoganati comportamenti e linguaggi che fino all’anno scorso erano improponibili. Un anno fa in Italia si parlava di Ius Soli? Cos’è successo? Certo è che il paese è rimasto lo stesso.

  • A tal proposito, in un articolo per il New York Times dello scorso giugno (“In Italy, Immigrants Evoke Fear, Not Racism”), Beppe Severgnini ha asserito che gli italiani non sono razzisti. Lei cosa ne pensa, gli italiani sono razzisti?  (link all’articolo cliccando qui)

Alessandra Ziniti – «Io non credo e mi rifiuto di credere che gli italiani siano razzisti. Io credo che ci sia un’intolleranza che in questo momento sta trovando lo sfogo più becero sui social e nel comportamento più gretto e iniquo di amministrazioni di vario stampo. Poi, purtroppo, credo che ci sia la classica, italica abitudine di salire sul carro del vincitore. Oggi il vincitore è quello che grida contro gli immigrati, parla e si comporta in un certo modo e quindi anche persone che non avrebbero mai assunto questi comportamenti per ideologia oggi li accettano e li assumono, proprio perché credono che questo li faccia stare dalla parte giusta, cioè quella del vincitore. Sono, riguardo a questo concetto, molto più pragmatica che teorica.»

  • È vero però che non tutti gli italiani la pensano così: diverse sono le associazioni di volontari che lavorano in Africa per aiutare queste persone a costruirsi un futuro più solido, fondando scuole e insegnando mestieri, aiutandoli a ricostruire una realtà degna di essere vissuta nel luogo in cui sono nati. E altrettanti sono gli italiani che qui, in Italia, si impegnano in questa direzione. Quanto è incisiva la loro attività e perché il nostro governo non incentiva questo tipo di iniziative?

Alessandra Ziniti – «Chi si interessa pensa e agisce in modo diverso: ci sono moltissime aree all’interno della società civile che si organizzano per fare qualche cosa e andare in una direzione diversa, eppure queste persone non trovano più un riferimento politico. È comunque un atteggiamento che è presente, quello mettere al primo posto la solidarietà. Non avendo però un riferimento politico, queste persone hanno molta meno visibilità di quelle che invece sostengono i “vincitori”.

Il problema è che nella maggior parte dei casi non si riesce a fare sistema, perché non ci sono risorse o investimenti, quindi la colpa non è dei singoli paesi, ma dell’Europa intera. Le associazioni di volontari che intervengono direttamente in Africa sono delle voci in un mare che non sono mai state incentivate. Lo stesso accade per il lavoro delle Ong, che non si occupano solo di salvare le vite in mare. Anzi, per le Ong come MSF e Save the Children, l’attività in mare è uno 0,0001%, una parentesi all’interno delle attività che svolgono in giro per il mondo su teatri di guerra e di emergenza umanitaria.»

  • Sulle Ong però si spara a zero da mesi, poche settimane fa è persino stata avanzata un’inchiesta nei confronti di Medici Senza Frontiere, con conseguente sequestro della nave Acquarius. Cosa si sentirebbe di dire, in un momento critico come quello che stiamo vivendo, a un giovane che volesse intraprendere la strada del volontariato e della collaborazione con un’Ong?

Alessandra Ziniti – «Lo consiglio con tutto il cuore: io ho conosciuto ragazzi splendidi in questi ultimi anni e anche in questi ultimi mesi. Le Ong sono nel mirino, ma i ragazzi che vi collaborano fanno esperienze di vita straordinarie che aprono la mente e il cuore e permettono di farsi un’idea della realtà vera, non mediata. Sono sicura che queste esperienze poi, una volta riportate negli ambienti da cui i ragazzi provengono, siano estremamente incisive.»

  • Negli ultimi mesi si è parlato di “falsa retorica delle prigioni in Libia” e affermazioni come questa prendono sempre più piede tra gli italiani, che sembrano non riuscire a focalizzare la differenza tra i fenomeni-causa (instabilità politica, guerre interne, sfruttamento dei territori e delle risorse, precarie condizioni di vita, land grabbing, alti tassi di mortalità infantile …) e il fenomeno-effetto: la fuga dall’Africa. C’è secondo voi la possibilità di inibire le cause e migliorare la situazione in Africa? È possibile cioè agire dall’alto ed esportare la democrazia? Ma, ancor più, è giusto?

Alessandra Ziniti – «In linea teorica è assolutamente giusto, è ovvio però che gli interessi economici e politici che stanno dietro agli interventi in Africa sono enormi. L’Africa è il continente più ricco del mondo e se lì fossero agevolate politiche in grado di giovare alle popolazioni locali non saremmo oggi in questa situazione. Purtroppo dobbiamo accettare il fatto che si tratta di una cosa che l’Occidente non vuole fare perché gli interessi sono di tutt’altro genere. Il piano di “A casa loro” è una cosa che a livello teorico ci trova tutti d’accordo, ma che alla fine si risolve in un nulla di fatto.»

  • Qual è la domanda che chi si occupa di immigrazione desidera sentirsi rivolgere, quale cioè è per lei l’argomento che più sta a cuore in questo grande e caleidoscopico tema? Quale invece la domanda che odia maggiormente ricevere?

Alessandra Ziniti – «La domanda che più di tutte non coglie il cuore della questione e che non amo ricevere, perché è una domanda che non ha risposta è: “Ma noi possiamo accoglierli tutti?” Neanche io penso che siamo in grado, almeno, non certamente l’Italia e nessun Paese senza una gestione collettiva. È l’Europa nella sua totalità che dovrebbe farsi carico del problema.

La domanda che mi piace di più è: “Che cosa dovrebbe fare l’Italia?”. E a questa domanda posso rispondere con certezza che l’unica cosa che non dovrebbe fare l’Italia è quello che sta facendo, cioè lasciare morire la gente nel mare e nell’inferno libico. L’Italia dovrebbe far sentire la propria voce ai tavoli delle trattative politiche, ma mettendo sempre al primo posto l’umanità e la solidarietà.»

  • In quanto co-autrice del libro, avrà ricevuto numerose domande e interviste simili; proviamo a ribaltare la situazione: se potesse fare una domanda, riguardante l’immigrazione e gli immigrati, a un giovane italiano, quale sarebbe?

Alessandra Ziniti – «L’unica domanda che mi sentirei di fare è di capire se veramente è possibile che nelle menti delle persone che si stanno affacciando oggi a un orizzonte di vita propria è concepibile un mondo fatto di muri e di barriere o se, invece, per una persona con la mente aperta, tutto questo è assolutamente fuori dal tempo.»

 

Martina Toppi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

💎La newsletter di MentiSommerse.it porta direttamente sul tuo smartphone esclusive ed editoriali su musica, cinema, arte, letteratura e attualità.

Non solo: anteprime, news dell'ultimo minuto, suggerimenti su concorsi ed eventi culturali.

Cosa aspetti? È tutto a portata di un click!

You have successfully subscribed to the newsletter

There was an error while trying to send your request. Please try again.

MentiSommerse.it utilizzerà i tuoi dati personali per tenerti informato con regolarità sul mondo della cultura e, in alcuni casi, inviarti segnalazioni di eventi e iniziative organizzati dai nostri partner. Cliccando sul tasto "Iscriviti", accetti che MentiSommerse.it utilizzi i tuoi dati per le finalità indicate. MentiSommerse.it non cederà i tuoi dati a terze parti e utilizzerà i tuoi dati secondo le tue indicazioni. Se scegli di annullare l'iscrizione, MentiSommerse.it cancellerà il tuo indirizzo mail dal proprio database.