I fiori del latte: Biagio Izzo strappa applausi a scena aperta al Teatro Cilea

Il teatro non ha il compito di risolvere i problemi. In un momento in cui di domande se ne fanno poche, perchè è più comodo così, lì il teatro e, l’arte in generale, devono battersi per aiutare a risvegliare le coscienze, ad aprire gli occhi a persone che, finchè il problema non si presenta davanti alla loro porta, non riescono a vederlo come un problema. Trovare le soluzioni ai problemi non spetta certo al teatro, sarebbe troppo semplice. Si può partire dal teatro, per stuzzicare e risvegliare il senso civico di ognuno di noi, in quel caso “qualcosa” può cambiare.

I fiori del latte

A Casal Di Sotto Scalo ci sono due cugini, Aniello e Costantino, con un sogno comune: l’apertura del caseificio “I fiori del latte”, nel quale entrambi hanno messo sogni e speranze. Il “logo” di questo caseificio è molto singolare: una mozzarella morsa che va ad omologarsi al noto marchio Apple. Il caseificio è pronto a distinguersi per genuinità e innovazione, ma qualcosa va storto… I due cugini purtroppo non sanno che a loro insaputa vengono depositati dei rifiuti tossici che vanno ad intaccare i principi sui quali si fonda la loro linea di pensiero. Inizialmente, anche se con qualche tentennamento, fanno partire la promozione delle loro mozzarelle “sospette”. Quando però, vengono a sapere che i loro prodotti effettivamente sono causa di avvelenamenti, decidono di fermare la produzione e tutti gli affari attraverso i quali avrebbero potuto realizzare tutti i loro sogni. “Occhio non vede, cuore non duole“, questo viene ripetuto più volte dai due protagonisti, ma la coscienza ci vede benissimo. Quando Aniello (Biagio Izzo) si rende conto che avrebbe potuto avvelenare il suo stesso figlio, capisce che i soldi non valgono la vita umana, la sofferenza. Dovrebbe essere un pensiero comune quello di prediligere il benessere del prossimo al profitto losco e privo di senso civico, ma se fosse così, non ci sarebbe nemmeno bisogno di “aprire gli occhi” attraverso un palco.

Dal palco alla realtà

Lo spettacolo è stato scritto nel 2004 e, purtroppo, a 14 anni di distanza, è ancora tremendamente attuale. La terra dei fuochi ha messo in ginocchio la popolazione campana e ancora oggi continua a fare danni irreversibili. Questa commedia che, oltre a divertire moltissimo grazie alla simpatia autentica e genuina di Izzo e Porfito, lancia un messaggio di ribellione e di speranza che andrebbe preso a modello. Usciti dal teatro, oltre a ripensare a tutte le battute che ci hanno fatto ridere, pensiamo anche alla triste realtà che ci attanaglia e che, purtroppo, è terribilmente vera.

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